L’irrompere della materia viva. «Bestiale improvviso» dei Santasangre

L’ultimo lavoro del collettivo romano Santasangre, «Bestiale improvviso_sovrapposizione di stato» ha debuttato ieri, aprendo la stagione 2012 del Teatro Palladium dove sarà in scena fino a domenica 29 gennaio. Un titolo programmatico, poiché quest’ultima tappa del percorso intrapreso dalla compagnia nel 2009 è proprio la sovrapposizione tra le precedenti tappe, «Framerate 0» e «Bestiale improvviso», incentrati in modo radicalmente diverso sul mutamento di stato, il primo attraverso l’istallazione di un’enorme lastra di ghiaccio, il secondo costruito attorno al linguaggio coreografico. Ma, come dice il poeta Tonino Guerra, uno più uno non dà sempre due, a volte dà un “uno più grosso”, come quando le gocce d’acqua si uniscono per formarne una più grande. Un’alchimia che è riuscita ai Santasangre – che preferiscono però richiamarsi alla meccanica quantistica, dove lo stato di un sistema è definito dalla sovrapposizione di tutti i suoi stati possibili. Perché quest’ultima opera è riuscita a sintetizzare la potenza delle immagini dei primi due lavori risolvendone le parti che apparivano irrisolte. Leggi il resto dell’articolo

Castellucci, la pietas e la censura

[Immaginario malato – n°10] Stasera debutta al Teatro Franco Parenti di Milano lo spettacolo “blasfemo” di Romeo Castellucci, «Sul concetto di volto nel figlio di Dio», oggetto nelle sue repliche parigine della protesta di cristiani oltranzisti, che ne hanno fisicamente bloccato le repliche, e delle conseguenti proteste a traino di una fetta di mondo cattolico italiano. Una fetta importante, perché spalleggiata dalla presa di posizione della segreteria vaticana.
La solidarietà a Castellucci e al suo lavoro d’artista, per fortuna, si è levata prontamente dal mondo del teatro (grazie ad un appello lanciato da Attilio Scarpellini, Massimo Marino e Oliviero Ponte di Pino) a cui si sono aggiunti tanti nomi della cultura tout court. Che ci sia stata questa stretta attorno a Castellucci è non solo doveroso, ma anche salutare. Perché se da un lato questa storia attorno allo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio sembra assurda, anacronistica e del tutto fuori fuoco rispetto a quanto davvero accade in scena, dall’altro essa nasconde un serio problema che presumibilmente ci investirà in pieno negli anni a venire. Leggi il resto dell’articolo

Tutti concordi sulla Concordia. E sul naufragio dell’Italia

[Immaginario malato n°9] – D’accordo, Francesco Schettino ce le ha proprio tutte le caratteristiche per non essere amato. Il capitano che abbandona la nave senza aiutare i passeggeri, spavaldo quando è al sicuro e smarrito come un bimbo quando le cose si fanno critiche, è qualcosa che non avremmo voluto vedere. E invece non facciamo altro che vederla, questa storia, ripetuta all’infinito come un mantra dai giornali e dai Tg di tutta Italia, che nel caso del naufragio della Costa Concordia stanno dando ancora una volta il peggio di sé. Forse il mantra sul capitano codardo serve ad allontanare l’idea fastidiosa che l’assenza di coraggio sia in fondo una delle più radicate “virtù” nazionali. Di certo, quello che di concreto sta riuscendo a fare questo mantra è allontanare l’attenzione da un intero sistema coinvolto nel naufragio, che va ben oltre un singolo individuo.
Schettino ha abbandonato la nave? D’accordo. E il resto dell’equipaggio che ha fatto? Il non funzionamento di un serio piano di evacuazione va ben oltre il capitano che non ha fatto il suo dovere. E le responsabilità di chi ha selezionato una persona inadeguata come Schettino alla guida di una nave da oltre 4.000 passeggeri? Quelle della compagnia Costa, che palesemente approvava in modo tacito la manovra del cosiddetto “inchino”, avvenuta decine e decine di volte? E ancora quelle della capitaneria, che pure doveva esserne al corrente ma che presumibilmente, davanti alla violazione delle regole da parte di un gigante come la Costa ha evitato, italianamente, di intervenire? Leggi il resto dell’articolo

Il potere della menzogna. Perdere la faccia di Menoventi

Il teatro incontra il cinema. Ovvero i Menoventi, giovane compagnia di Faenza tra le più interessanti del panorama di ricerca, incontrano Daniele Ciprì, cineasta geniale e anticonformista. Il risultato è un’opera, “Perdere la faccia” – di recente presentata all’Angelo Mai di Roma – piuttosto fuori dal comune, ma assolutamente in linea con la ricerca di questa compagnia, che attraverso registri diversi ha indagato il meccanismo della finzione e dell’illusione. “Perdere la faccia” è un congegno ad effetto che preferiamo non svelare, ma non si farà torto a chi legge se si omette la trama di quest’opera, perché il vero fulcro che essa pone allattenzione degli spettatori – un pubblico finalmente che ibrida i mondi del cinema e del teatro – è in fondo altrove. I Menoventi – ovveri Gianni Farina, Consuelo Battiston e Alessandro Miele – lo espicitano già nella presentazione che precede l’opera, che definiscono “un’occasione irripetibile” questo incontro artistico con Ciprì. Ma le parole e i particolari, come è tradizione di questa compagnia, non sono mai scelte a caso. Perché in realtà il cinema – e forse non solo quello – è piuttosto il contrario, l’emblema della ripetibilità, o della riproducibilità per usare un termine caro a Walter Benjamin. E questa riproducibilità, che secondo il filosofo berlinese è alla base della perdita di aurea dell’opera d’arte, è proprio uno dei temi portanti di “Perdere la faccia”, che nella reiterazione trova la chiave ironica per smontare il meccanismo dell’”evento irripetibile”, che è oggi l’unico format con cui ci viene proposto il gesto artistico: qualcosa a cui non si può rinunciare, perché non si ripeterà. Leggi il resto dell’articolo

Il Corriere, l’equità ed Equitalia

[Immaginario malato n°9] – Il Corriere della Sera, da giornale moderato qual è, prendeva ieri le posizioni di Equitalia, la società di riscossione crediti oggetto negli ultimi mesi di una serie di atti intimidatori. L’articolo, a firma di Dario Di Vico, aveva il chiaro intento di controbilanciare la presa di posizione di Beppe Grillo, convinto del fatto che – anche se con mezzo sbagliati – ci sono delle ragioni oggettive dietro il diffuso malcontento verso Equitalia (le cui “cartelle pazze”, in altri tempi, sono state oggetto di critica anche da parte dei media moderati).
Che lo siano o no le ragioni, di oggettivo c’è sicuramente la diffusa rabbia verso i modi di procedere di Equitalia, dimostrata anche dalla valanga di commenti che contestavano la ricostruzione di Di Vico. Ma cosa diceva, esattamente? Il giornalista lamentava il silenzio dei politici – forse per non inimicarsi gli elettori su un nervo così scoperto – rispetto a quella che egli definisce come una vera e propria “campagna terroristica”. Ribadiva per altro che Equitalia non è una agenzia privata, ma è controllata da Inps e Agenzia delle Entrate, ed è dunque a tutti gli effetti “un pezzo di Repubblica italiana”. E sottolineava che, in tempi di crisi, bisogna scagliarsi contro l’evasione, che è esattamente quanto fa Equitalia. Leggi il resto dell’articolo

I Sonetti der Corvaccio su Radio Onda Rossa

«I sonetti der Corvaccio», una Spoon River romanesca in 108 sonetti, edita da La Camera Verde. Lettura radiofonica dell’autore, con accompagnamento musicale di Simone Nebba – in onda martedì 20 dicembre 2011, nell’ambito della trasmissione RadioTeatro, diretta da Federico Raponi. [L'illustrazione del Corvaccio è di LittlePoints.it]

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Il teatro del Novecento e la volontà di potenza. Jan Fabre e Romeo Castellucci

Lo spettacolo «Prometheus – Landscape II» di Jan Fabre è stato una delle delusioni più grandi della Biennale Teatro di Venezia. Programmato anche al Romaeuropa festival, lo spettacolo sembrava riassumente dentro di sé quanto di retorico si stanno lasciando alle spalle gli esponenti della stagione artistica cui Fabre appartiene. Da questo punto di vista è uno spettacolo esemplare: perché i performer e i danzatori che lo hanno portato in scena erano di una bravura strepitosa; perché la sapienza registica era evidente; perché pur privo di struttura narrativa i tempi dello spettacolo erano perfetti e senza sbavature. Ma nonostante ciò lo spettacolo celebrava essenzialmente il vuoto. Non tanto perché l’idea di fondo – l’associazione mito-fuoco-peccato – fosse banale in sé, quanto perché ci mette di fronte a qualcosa di talmente evidente e già visto che, se presentato senza il benché minimo approfondimento, esso risulta necessariamente vuoto. E non nel senso di un’organizzazione del vuoto (come Lacan definiva l’arte), quanto di una sua pura decorazione, per giunta molto estetizzante. Un pretesto per il carnevale dionisiaco che Fabre ha voluto affrescare con tanta perizia e nessuna poesia.
Dopo il breve monologo iniziale, eseguito a sipario chiuso a mo’ di introduzione, in cui ci si domandava se la nostra società ha ancora bisogno di eroi (la parte più pregevole dello spettacolo), il resto del lavoro ruota attorno alla figura di un Prometeo palestrato che sembra uscito dalle pagine patinate di una rivista glamour, appeso a una croce di funi che più che un supplizio fa pensare a una pratica bondage. L’associazione non è sarcastica, perché le sequenze orgiastiche che seguono le frasi di Prometeo, il siparietto nazista e le gestualità masturbatorie (in senso letterale) non lasciano spazio, purtroppo, a nessuna ambiguità. Si tratta però di una provocazione che non provoca, di uno scandalo che non scandalizza più nessuno, perché assume forme talmente viste da risultare glamour (la pubblicità e la moda non usano forse gli stessi codici?). Leggi il resto dell’articolo

Tre Soldi – Radio 3 :: Lampedusa, un’isola tra due mondi (3a puntata)

Radio-documentario su Lampedusa, in onda dal 5 all’8 dicembre 2011 su Radio 3 Rai alle 19,40 [frequenze 93.7 oppure 98.4 in FM] nell’ambito della trasmissione «Tre Soldi». Le registrazioni sono state effettuate negli ultmimi giorni di agosto 2011.

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Puntata n°3 – 08 dicembre 2011
Gli operatori umanitari e il sistema di accoglienza

Lampedusa è uno dei territori italiani più vicini alle coste africane, anzi, dal punto di vista geologico appartiene alla placca continentale dell’Africa e non a quella europea. Leggi il resto dell’articolo

Tre Soldi – Radio 3 :: Lampedusa, un’isola tra due mondi (2a puntata)

Radio-documentario su Lampedusa, in onda dal 5 all’8 dicembre 2011 su Radio 3 Rai alle 19,40 [frequenze 93.7 oppure 98.4 in FM] nell’ambito della trasmissione «Tre Soldi». Le registrazioni sono state effettuate negli ultmimi giorni di agosto 2011.

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Puntata n°2 – 06 dicembre 2011
I giovani e il futuro dell’isola

Lampedusa è uno dei territori italiani più vicini alle coste africane, anzi, dal punto di vista geologico appartiene alla placca continentale dell’Africa e non a quella europea. Leggi il resto dell’articolo

Blackbird e il dramma che è dietro il linguaggio. Massimo Popolizio porta in scena David Harrower

«Blackbird» di David Harrower, di recente in scena al Teatro India di Roma per la regia di Lluís Pasqual, rappresenta un caso emblematico delle potenzialità e dei limiti del teatro italiano. Il testo del drammaturgo scozzese ha raccolto un grande successo in patria, giustamente. La storia di un uomo e di una donna che si rincontrano quindici anni dopo aver avuto una folle relazione quando lui aveva quarant’anni e lei appena dodici non è trattata da Harrower semplicemente come una storia scabrosa. La sua è una ricognizione sul linguaggio, che nel dipanarsi della vicenda ripercorsa dai due protagonisti – che ricorda uno dei capitoli più intensi della «Lolita» di Nabokov senza pagare al libro alcun tributo ingombrante – ci porta da una scala di valori all’altra senza che ce ne accorgiamo, mostrando le contraddizioni di ognuna di esse. Si trattava di un vero rapporto d’amore o era una passione malsana? Ray era un pedofilo non consapevole di esserlo oppure era stato provocato insistentemente da Una, dodicenne precoce che intellettualmente dimostrava più della sua età? E la ragazzina che appare sul finale, figlia della nuova compagna di Ray, è la prova della sua innocenza o della sua colpevolezza? Leggi il resto dell’articolo

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