Musica in scena. Intervista a Chiara Guidi

chiara guidiDopo un’edizione anomala, caratterizzata dall’abbandono del direttore artistico a poche settimane dal festival, Santarcangelo dei Teatri riparte quest’anno – dal 3 al 12 luglio – con un progetto triennale affidato a tre artisti che sono allo stesso tempo grandi nomi della scena contemporanea ed espressione del territorio romagnolo. L’esordio del nuovo corso – che deve fare i conti con una crisi interna che ha messo in dubbio la tenuta stessa della manifestazione che compie quest’anno 39 anni – è affidato a Chiara Guidi (Socìetas Raffaello Sanzio), a cui faranno seguito Enrico Casagrande (Motus) nel 2010 ed Ermanna Montanari (Teatro delle Albe) nel 2011. Un progetto che va in controtendenza rispetto alla politiche delle vetrine degli ultimi anni, e lo fa in un momento di profonda incertezza per il panorama culturale italiano, che cerca di intravedere il proprio futuro al di là della mannaia dei tagli, dettata dalla crisi e da una classe politica miope nei confronti della desertificazione culturale che sta rischiando il nostro paese. Per la sua direzione Chiara Guidi ha puntato su due concetti chiave, che si riferiscono a un ambito estetico e a un ambito politico, intrecciandosi tra di loro: la musica e il territorio.
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Aiace, una storia d’onore calabrese

InterfacciaLa compagnia Scena Verticale torna a parlare di sud con uno spettacolo scritto e diretto da Dario De Luca, ma questa volta attorno ai temi della malavita calabrese. «U Tingiutu» per la ’Ndrangheta è una persona tinta col carbone, segnata, perché destinata a morire. Come il protagonista di questa storia che riscrive il dramma classico di Aiace nella cornice di una vicenda di mafia, conservando i nomi dell’epopea omerica. La ribellione di Aiace alla decisione di Agamennone di preferirgli Ulisse, allora, diventa la cornice in cui si muovono facce del sud, con le loro voci e le loro gestualità intrappolate nella cultura mafiosa, che le sovrasta carica di quell’imprescindibilità che aveva il fato per gli achei. A testimoniare, come afferma De Luca, che la contiguità tra chi vive in un contesto mafioso e chi lo rifiuta può pesare come un macigno, come una predestinazione. Continua a leggere…

Il mondiale che non c’è

Viva 2009«Una nazione non è una nazione se non ha una propria birra e una compagnia aerea. Aiuta avere una squadra di calcio o qualche arma nucleare, ma alla fin fine ciò conta veramente è avere una birra». Ad affermarlo è Frank Zappa, nella sua autobiografia. Se l’equazione una birra una nazione fosse valida, un paese come il Belgio, già in crisi di coesione nazionale, avrebbe forse qualche problema in più. Il calcio invece, tra i meccanismi identitari, è certamente quello più popolare – e gli italiani, che ogni domenica sfogano il loro campanilismo attaccandosi alle pay-tv, lo sanno bene.
Anche se manca ancora un anno ai mondiali del Sudafrica, e gli europei ce li siamo lasciati alle spalle, gli appassionati del pallone quest’estate avranno una sorpresa: dal 22 al 28 giugno si svolgerà la terza edizione della Viva World Cup. Di che coppa si tratta? È la competizione tra le nazioni non riconosciute, che non possono quindi accedere al campionato della Fifa. La organizza la NF-Board, che sta per “new federations board” – ma c’è chi ufficiosamente svolge l’acronimo come Non-Fifa board. L’edizione 2009 sarà disputata a Verona e in alcune città della Lombardia. Cioè in Italia? Non esattamente; la nazione ospitante di questa edizione è la Padania. Continua a leggere…

Visioni di Salomè

sineglossa - pleuraUn sapiente gioco di atmosfere è al centro di «Pleura», spettacolo della compagnia Sineglossa, formazione originaria di Ancona e orbitante tra Bologna e Terni, diretta da Federico Bomba. Di recente in scena al festival I-mode Visions di Macerata, «Pleura» è un lavoro essenzialmente visivo, un’istallazione video-sonora creata a partire dal mito di Salomè, che si dilata fino a diventare una narrazione per immagini. Di «Pleura» colpisce il forte impatto estetico, che sembra il risultato di un lavoro affidato a tecnologie raffinate, e invece è sostanzialmente un gioco di ombre estremamente curato. E in effetti la cura della visione è uno dei tratti salienti del percorso di questa compagnia, tra le più interessanti nel panorama del teatro che deborda dai suoi linguaggi abituali. Continua a leggere…

Vero o Fiction. Intervista a Ascanio Celestini

celestini 4Per quattro anni Bella Ciao, il festival di Ascanio Celestini, ha animato una parte di Roma spesso dimenticata dalle politiche culturali, quella tra la via Tuscolana e i Castelli Romani, sconfinando in una dimensione metropolitana che non fa nemmeno più parte, dal punto di vista amministrativo, della capitale, ma che è unita alla città da chi la vive e la percorre in un flusso stratificato che oscilla tra centro e periferia. In questo territorio così particolare sono passate, grazie al festival, storie di lavoro, di memoria, di migranti, ma anche musica e teatro di sperimentazione.
Ora che il festival non c’è più (per quest’anno) Ascanio riparte da Frascati non per dare vita ad una manifestazione sostitutiva, ma per ragionare su come oggi l’arte racconta la realtà, sul senso che mette in campo e sui linguaggi che utilizza, e su cosa significa farlo in un periodo storico come questo. «Tempo reale» è infatti una tre giorni di convegno – ma in serata andranno in scena anche spettacoli e concerti – che si svolge dal 22 al 24 maggio, proprio con lo scopo di riflettere sul presente. Delle arti, della politica, della nostra capacità di comprendere quello che ci succede attorno. Continua a leggere…

Tutto il pulp minuto per minuto

fibre - dueLasciando da parte la comicità che aveva caratterizzato il loro fortunato esordio, con «2.(DUE)» [spettacolo finalista al Premio Extra] Fibre Parallele teatro, giovane compagnia barese, sceglie provocatoriamente di mettere in scena quello che le televisioni e i giornali ci servono ogni giorno con dovizia di particolari: la morbosità (di chi fa o di chi guarda?) che sta dietro le storie di cronaca nera. Il monologo di Licia Lanera (scritto e diretto assieme a Riccardo Spagniuolo), che si presenta in camice bianco e con la voce monocorde di chi è intontito di farmaci (o di dolore), ripercorre la storia quasi banale di un amore non corrisposto. Amplificata dal microfono e dall’andatura allucinatoria della voce, la storia fa saltare gli schemi abituali: l’ostacolo al sogno d’amore di lei non è la classica rivale, ma la bisessualità di Luca, il fatto che a lui «piace il cazzo». Nonostante questo “segno dei tempi”, ciò che incrina i sogni (e la mente) della protagonista è l’infrangersi della più ordinaria delle prospettive: una casa, dei figli, un futuro insieme. Continua a leggere…

La memoria clandestina

ulderico-pesceCon «Il triangolo degli schiavi» – in scena fino al 17 maggio al Teatro Orologio di Roma – Ulderico Pesce tocca alcuni dei temi a lui più cari: quelli della terra, del sud, del lavoro. Ma non si tratta di uno spettacolo sulla memoria del meridione; si tratta piuttosto di un lavoro sulla memoria negata. La vicenda di Ambrogio Morra si svolge, infatti, ai nostri giorni. A partire da Roma, dove è venuto per studiare ma è finito a fare il manovale, tra albanesi, africani e altra gente del sud; per arrivare a Orta Nova, in Puglia, da dove se n’era partito, e dove torna per toccare con mano un’altra realtà di sfruttati, di schiavi: i clandestini che lavorano nel triangolo d’oro della raccolta dei pomodori (la Capitanata), sulla cui condizione si fondano le ricchezze degli imprenditori agricoli. Continua a leggere…

Il soggetto del desiderio

Roth - desiderioAl centro di questo romanzo uscito nel 1977 e riproposto da Einaudi ci sono le vicende di un personaggio che Philip Roth ha messo al centro di altri due romanzi, il professore di letteratura David Kepesh. È lui «Il professore di desiderio» che si rivolge nella sua fantasia agli studenti del suo corso raccontando l’eterna lotta dell’uomo con il desiderio sessuale, ma non in astratto, bensì ripercorrendo la propria vita, dall’infanzia in seno a una famiglia ebrea all’iniziazione sessuale a Londra dove, studente all’estero, si lancia con gioia e malizia alla scoperta del piacere con due colleghe svedesi, per arrivare nella braccia di una femme fatale dai mitici viaggi in Asia, in grado di far capitolare il cuore (e soprattutto la psiche) del giovane professore. Continua a leggere…

Il rogo dei sentimenti

brucia_locandina1Al centro di «Brucia», l’ultimo spettacolo di Isola Teatro (di recente in scena al Teatro Arvalia per la rassegna Mutamenti), c’è un fatto di cronaca, da cui la compagnia romana è partita per sviluppare liberamente la storia. Un fatto reale che però ha un forte impatto simbolico: l’incendio che nel dicembre 2007 ha distrutto il Teatro Fara Nume di Ostia, Roma. Un incendio che, si scoprirà, è stato appiccato dolosamente da una ragazza che seguiva corsi di recitazione, che voleva fare l’attrice, ma di fronte alla ferma opposizione del suo ragazzo, accecato dalla gelosia, decide di dargli una prova d’amore estrema, dando alle fiamme il teatro assieme a lui. Ma è anche il rogo della cultura (quella dell’incontro e dei saperi), sacrificata sull’altare del fluttuante vuoto contemporaneo, che sogna una stabilità che ha il sapore di una chimera ma prende la forma del più ovvio degli orizzonti: l’amore romantico, una casa, una famiglia. Continua a leggere…

Riccardo e l’Horror vacui

corradino-conferenzaUn tavolo, un microfono e un pubblico. Questi gli elementi della «Conferenza» del Reggimento Carri, spettacolo basato sul Riccardo II di Shakespeare [in scena al Teatro Rasi di Ravenna venerdì 24]. Un allestimento scarno che dà spazio a una riflessione raffinata e complessa sull’arte, la solitudine, la regalità e il fallimento. Perché in questa conferenza i piani del discorso tendono a confondersi, a moltiplicarsi, e così facendo mettono in evidenza aspetti nascosti del nostro vivere contemporaneo – pur parlando attraverso le parole di un re inglese della fine XIV secolo, scritte dal grande drammaturgo giusto due secoli più tardi. Continua a leggere…