Storia cadaverica d’Italia

STORIA CADAVERICA D’ITALIA
i testi di Daniele Timpano – a cura di Graziano Graziani
[Titivillus – 2012]

Mazzini, Mussolini, Moro. Tre protagonisti delle grandi stagioni che hanno scandito i primi 150 anni della storia dell’Italia politica – risorgimento, fascismo, repubblica – ma anche tre cadaveri, tre “corpi morti del re” su cui sono state edificate mitologie laiche, dottrine politiche, retoriche più o meno di parte. Su questa materia scivolosa, con un taglio allo stesso tempo ironico e iconoclasta, Daniele Timpano ha tracciato una sua personale ricerca artistica lungo l’arco di tre spettacoli, i cui testi sono raccolti in questo volume: Dux in scatola, Risorgimento pop (scritto con Marco Andreoli), Aldo morto.
Accompagnano i testi i saggi di esperti del teatro come Antonio Audino, Graziano Graziani, Lorenzo Pavolini, Paolo Puppa, Attilio Scarpellini.

Dall’introduzione di Graziano Graziani: «Daniele Timpano ha disegnato nell’arco di tre spettacoli quello che potremmo definire il “cadavere d’Italia”, ovvero ciò che ne resta della costruzione dell’identità nazionale in un paese che non ha mai avuto un mito fondativo davvero condiviso – al pari di nazioni come la Francia o gli Stati Uniti – e agonizza ancora oggi tra aspirazioni autonomiste, recriminazioni e luoghi comuni all’ombra del campanile. Il cadavere come metafora della decadenza di un’italietta – nel senso descritto da Pasolini – che cerca di raccontarsi come nazione eroica, ma che inevitabilmente inciampa in una prosopopea che si sgonfia ricadendogli addosso, in una retorica in via di decomposizione. Ma il cadavere è anche elemento narrativo, sguardo privilegiato sul carattere posticcio dei racconti eroici che ci tramanda un certo tipo di storia (che si fa sempre “sulla pelle” delle persone). L’inevitabile corruzione del corpo diventa metafora della corruzione del “corpo dello Stato”, di quell’Italia che è a sua volta un corpo assemblato con le parti esanimi di altri corpi-nazione».

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Hanno scritto su «Storia Cadaverica d’Italia»

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«Storia cadaverica d’Italia» di Nicola Arrigoni
apparso su Sipario – gennaio 2013

Chi ha visto Dux in scatola non ha potuto mancare all’appuntamento con Risorgimento popAldo Morto. Daniele Timpano è attore e drammaturgo, è giocoliere delle parole e interprete pieno di talento, sa essere scrittore e corpovoce dei suoi testi, ora meritoriamente raccolti da Titivillus editore. Mazzini, Mussolini, Moro: sono tre protagonisti delle grandi stagioni che hanno scandito i primi 150 anni della storia dell’Italia politica – risorgimento, fascismo, repubblica – ma anche tre cadaveri, tre ‘corpi morti del re’ su cui sono state edificate mitologie laiche, dottrine politiche, retoriche più o meno di parte. Su questa materia scivolosa, con un taglio allo stesso tempo ironico e iconoclasta, Daniele Timpano ha tracciato una sua personale ricerca artistica lungo l’arco di tre spettacoli, i cui testi sono raccolti nel volume Storia cadaverica d’Italia: Dux in scatola, Risorgimento pop (scritto con Marco Andreoli), Aldo morto. Accompagnano i testi i saggi di Antonio Audino, Graziano Graziani, Lorenzo Pavolini, Paolo Puppa, Attilio Scarpellini. Il volume – curato da Graziano Graziani – permette di documentare sulla pagina scritta il lavoro di autore/attore di Daniele Timpano, offre al lettore un bello spaccato della storia d’Italia, all’indomani della retorica dei 150 anni dell’Unità nazionale, ma soprattutto coniuga la posizione aurorale di Timpano con la disanima critica dei saggisti che offrono al lettore lo sguardo dello spettatore professionista, ovvero del critico, documentando alla fin fine anche l’effimero ma indispensabile lato dell’arte di Daniele Timpano che è arte che s’invera nello spazio scenico.

[link: www.sipario.it/teatro/6324-s-i-p-a-r-i-o-recensioni-libri-storia-cadaverica-ditalia-dux-in-scatola-risorgimento-pop-aldo-morto-nicola-arrigoni.html]

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«Con Timpano il teatro racconta i cadaveri d’Italia» di S. C.
apparso su Il Suggeritore n°131 – novembre 2012

Pochi giorni fa il Premio Retecritica, assegnato dai blogger e dalle riviste teatrali on line, è andato allo spettacolo Aldo morto di Daniele Timpano. Un bel riconoscimento per un artista che non solo ha saputo perseguire e creare un proprio originale linguaggio teatrale, ma che ha anche saputo affrontare i gangli più sensibili della storia italiana con geniale sfrontatezza ideologica e accurata invenzione scenica. Solo tre mesi prima, era uscito il volume che raccoglie i testi dei suoi tre spettacoli più noti e spiazzanti: Storia cadaverica d’Italia di Daniele Timpano (Titivillus; pp. 200; euro 14), che contiene Dux in scatolaRisorgimento pop e, appunto, Aldo morto. Una trilogia della storia del nostro paese, che è anche una passeggiata ideale nel cimitero patrio. Perché di cadaveri si parla qui, letteralmente: non di morti, ma delle spoglie mortali e del banchetto che gli avvoltoi della retorica e dell’ideologia hanno fatto di quelle spoglie. Ecco allora le tre “M” di riferimento per comprendere la nostra storia (ovvero Mazzini, Mussolini e Moro) trasformate in icone putrefatte della memoria italica. Senza sberleffi da parte di Timpano, ma con la curiosità – indubbiamente necrofila – di conoscere e capire, e con l’obiettivo di sollevare questioni e – insomma – di divertire.
Oltre ai tre testi in questione, il volume è introdotto da Graziano Graziani, che inquadra con lucidità l’esperienza artistica di Timpano, il suo “teatro di anti-narrazione”, la sua figura di “bambino amorale”, la condizione anagrafica (da postumo, verrebbe da dire, rispetto agli oggetti della sua attenzione) che l’autore riesce a usare in modo non ortodosso e, perciò, esplosivo (“per me non c’è differenza tra il fascismo e una puntata del Grande Mazinga”). Completano il libro quattro interventi critici di Attilio Scarpellini, Antonio Audino, Lorenzo Pavolini e Paolo Puppa, che mettono in luce diversi aspetti del teatro di Timpano, evidenziandone l’originalità e la portata dissacrante e, per certi versi, rivoluzionaria. Insomma, un libro che ci aiuta a comprendere meglio la presenza dello strano performer dalla “comicità stralunata e burattinesca” (ancora Graziani), ma soprattutto un libro piacevole da leggere: perché poi il bello è che, al di là della loro rappresentazione (eccellente) da parte del loro autore, i testi danno gusto alla lettura. Perché sono testi – che ci crediate o no – di straordinaria vitalità.

[link: www.teatridivita.it/materiali/news/news13106.html]

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«Apologia del corpo morto» di Alessandro Puglisi
apparso su Dietro le Quinte.it – 8 ottobre 2012

Della nascita, di un “impero”, in qualche modo, parla invece Risorgimento pop, scritto con Marco Andreoli. Impero sì, ma sghembo, e in particolare storia di una figura estremamente complessa del Risorgimento italiano: Mazzini Giuseppe, nato nel 1805, morto nel 1872, fondatore di Giovine Italia e Giovine Europa, protagonista di un tentativo, non riuscito, di imbalsamazione da parte di tale Paolo Gorini. Di lui, Gorini, in Risorgimento pop leggiamo:

«Questo Gorini, tanto per intenderci, era uno che stipava pezzi di braccia e di gambe nel cassetto del comò; uno che sotto il letto teneva il corpo pietrificato di un bambino; […] Nella sua casa-studio a Lodi […] sono tuttora esposte le sue opere. Gli scolari lodigiani ce li portano in visita d’istruzione, da bambini. E lì possono ammirare una coppia di avambracci, e gambe, e teste […] e un piede… e un cazzo. […] No. Non è una parolaccia. È un cazzo. Le bambine di Lodi il primo pisellino che vedono è questo: un cazzo imbalsamato!».

Mazzini è diventato un fantoccio, seduto, accasciato per meglio dire, tra gli attori. È il grande assente, l’escluso. E se la morte è già esclusione per statuto, l’aver perso la corsa per un ipotetico titolo di Miglior Padre della Patria è ancora peggio. A completare il terzetto, Aldo morto; rievocazione dolorosa e graffiante, a-cronologica, del rapimento, e poi del “ritrovamento” del presidente della Democrazia Cristiana. Aldo Moro è morto, e una piccola, minuscola R4 scorrazza per il palcoscenico. E Timpano diventa Aldo MorTo. E, sul finale, ci viene raccontato, coi moduli della fantascienza e dell’utopia, che Aldo Moro fa morire Dio di spavento, viene rinchiuso in una fornace, ma non scuoce, salvo poi, come “il zappatore” che “riede alla sua parca mensa”, avviarsi per la Renault che lo ospiterà nel suo ultimo viaggio, il quale è stato ed è, dopo le immagini della morte di “Alfredino” Rampi, il più icastico segno patetico-mediatico del secolo andato.

L’Italia è un paese assediato da conflitti socio-politici irrisolti. Il passato della storia recente preme alle spalle dell’attualità, senza quasi mai scalfirla. La memoria è corta corta, e dunque: nuntio vobis gaudium magnum! in certi casi; come il presente, Storia cadaverica d’Italia, volume a cura di Graziano Graziani che raccoglie tre testi del drammaturgo romano Daniele Timpano: Dux in scatola, Risorgimento pop e Aldo morto. L’accostamento delle tre opere, andate in scena per la prima volta rispettivamente nel 2006, 2009 e 2012, è perfetto per le consonanze drammaturgiche e politiche che suggerisce: Mussolini, Mazzini (e Garibaldi), Moro. Tre martiri, ma a modo loro. E a modo del loro bravo, bravissimo autore, soprattutto. Lessi qualcosa di Timpano per la prima volta nella raccolta Senza corpo. Voci dalla nuova scena italiana, curata da Debora Pietrobono e uscita per i tipi di minimum fax all’inizio del 2009. In quel caso si trattava di Ecce robot! Cronaca di un’invasione, dichiaratamente ispirato all’opera di Go Nagai. Monologo da finissimo guitto cresciuto negli anni Ottanta, vivace, frizzante, dal ritmo sostenuto. È stato dunque con gioia, che ho ritrovato, nei testi contenuti in Storia cadaverica d’Italia, lo stesso impeto da aedo post-apocalittico, la stessa leggerezza di presentazione, uguali capacità di accentuazione interna. Dux in scatola, sottotitolo: Autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito è commovente rievocazione della vicenda legata al trafugamento della salma del dittatore dopo la fucilazione e la “mostrazione” (e non usiamo questo termine a caso) in Piazzale Loreto. Il Duce, come da un Oltre non identificato, in prima persona, narra le peripezie del proprio corpo, vilipeso, compresso, sballottato. Mussolini è Timpano, Timpano è Mussolini; ma Timpano è anche Timpano stesso, rievocatore, storico dilettante ma non dilettantesco. Più inadeguate che mai, in questo contesto, furono dunque le accuse, neanche tanto velate, di apologia di fascismo, mosse all’autore. In un Paese dove la trasgressione, la deroga, sembrano essere nuove istituzioni, Timpano è interprete umile di un clima da fine impero.

[link: www.dietrolequinteonline.it/teatro/storia-cadaverica-ditalia-apologia-del-corpo-morto]

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«La storia cadaverica d’Italia raccontata a teatro» di Simona Maria Frigerio
apparso su Persinsala.it – 12 settembre 2012

Storia cadaverica d’Italia è il nuovo libro del drammaturgo e interprete Daniele Timpano. Un volume che raccoglie la trilogia delle sue opere (soloRisorgimento pop è scritto a quattro mani con Marco Andreoli), dedicate a un’Italia in disfacimento fin dalle sue origini: quel Risorgimento che vede nei resti di Mazzini forse la fine del sogno repubblicano – o, complice il dadaismo linguistico di Timpano, la fine del sogno tout-court.
È bene ammettere che è difficile recensire un libro che non si è letto e, ancora di più, un testo teatrale spogliato del suo luogo d’azione: lo spettacolo esiste nell’attimo stesso in cui si compie, irripetibile, agito e vissuto contemporaneamente da un attore e uno spettatore. Eppure dai frammenti sparsi letti da Timpano – il pezzo migliore resta il dialogo con l’ottimo Gaetano Ventriglia – si deduce che la scrittura in sé ha un proprio pregio, al di là dell’interpretazione, in un ossessivo disintegrarsi di valori, contenuti e forma che sembra una caratteristica autorale e che, indipendentemente da quanto possa piacere, può dirsi innovativa nel panorama, a volte troppo narrativo-consequenziale, del teatro italiano.
In sottofondo il bisogno di provocazione. Una provocazione che si percepisce anche nella lettura scenica di San Miniato, ma soprattutto nel frammentato sovrapporsi di mezze verità e verità scomode che intessono la storia del nostro Paese e che sono proprie della scrittura drammaturgica di Timpano.

Se poi si passa da Risorgimento pop a Aldo morto il discorso si fa ancora più complesso perché la storia contemporanea, privata dell’alone retorico, appare sempre oscena nella sua crudeltà svuotata di senso. Le battaglie assurgono a miti eroici se è Achille a trascinare nella polvere il corpo di Ettore, meno se a bruciare i testicoli di un cosiddetto terrorista è un soldato statunitense di Guantanamo. Come scrive Verena Leonardini su teatro.persinsala.it, a proposito di Aldo Morto – in scena al teatro i di Milano la scorsa Stagione: “Contraddittorio è il sentimento di pietà per un uomo come Moro contrapposto a quella rabbia feroce nei confronti di colui che ha detenuto il potere all’interno di un sistema succube e corrotto, facendo uso di una sterile retorica per mantenere lo status quo il più possibile… Il merito di Timpano e del suo Aldo morto va dunque ricercato nella volontà di opporsi alla forza anestetizzante della storia, sterilizzata dalla fiction e dai media”. Sicuramente la lettura scenica conferma quest’impressione di anti-retorica, di affastellarsi di dubbi e desiderio di fustigazione in stile morality play, capacità affabulatoria e non convenzionalità. Al termine dell’incontro viene voglia di leggere il libro ma, soprattutto, di vedere gli spettacoli agiti su un palcoscenico.

Unica pecca della manifestazione – che dà un’effettiva opportunità di incontrare “nuove penne” teatrali – è la mancanza di pubblico. Presenti non più di una decina di persone. Segno che l’estate e il clima vacanziero sono ancora imperanti? O di un disinteresse al farsi dell’evento teatrale – un assopimento della capacità critica e della voglia di indagine di un pubblico sempre più avvezzo al prodotto preconfezionato, ormai incapace di valutarne gli ingredienti?

[link: www.persinsala.it/web/teatro/storia-cadaverica-ditalia-1436.html]

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«La storia cadaverica d’Italia raccontata a teatro» di Roberto Rinaldi
apparso su Rumor(s)cena – 09 agosto 2012

Daniele Timpano è uno degli autori più interessanti della scena degli anni Zero. I suoi spettacoli Dux in scatola – Risorgimento pop Aldo morto, sono stati raccolti nella pubblicazione Storia cadaverica d’Italia edito da Teatrino dei Fondi e Titivillus e curato da Graziano Graziani, con interventi di Antonio Audino, Graziano Graziani, Lorenzo Pavolini, Paolo Puppa, Attilio Scarpellini. Il volume sarà disponibile nelle librerie da settembre o su richiesta alla casa editrice. Il testo di Risorgimento pop è scritto con Marco Andreoli. Mazzini, Mussolini, Moro, tre protagonisti delle grandi stagioni che hanno scandito i primi 150 anni della storia dell’Italia politica – risorgimento, fascismo, repubblica – ma anche tre cadaveri, tre “corpi morti del re” su cui sono state edificate mitologie laiche, dottrine politiche, retoriche più o meno di parte. Su questa materia scivolosa, con un taglio allo stesso tempo ironico e iconoclasta, Daniele Timpano ha tracciato una sua personale ricerca artistica lungo l’arco di tre spettacoli. In questo volume sono raccolti i testi dei tre spettacoli a sfondo storico-politico dell’autore che gli sono valsi l’etichetta di anti- narratore. L’obiettivo non è quello di ricostruire una verità storica, ma quello di smontare e far esplodere le retoriche che accompagnano le costruzione delle molteplici verità. Con ironia caustica e una buona dose di iconoclastia politica, tutti elementi “scandalosi” in un Paese dove il teatro politico è sempre un teatro a tesi, un’arte officiante dello sdegno civile e rivoluzionario.

I tre testi ruotano attorno ai corpi morti dei leader. La politica è sbirciata con irriverenza nel suo aspetto cadaverico, nella loro corsa verso il disfacimento. Il corpo politico, che simboleggia l’unità del paese, del partito, del movimento rivoluzionario, si sfalda inesorabilmente, e i suoi pezzi seguono un destino grottesco, ignare reliquie di “santi” contemporanei. In Dux in scatola (2005), si narrano le avventure post-mortem del cadavere di Mussolini, trafugato da militanti neofascisti, nascosto per decenni in un baule e poi restituito dopo anni alla famiglia e tumulato a San Cassiano di Predappio, dove diventa oggetto di un culto laico – ma anche di business turistico – a sfondo neofascista. Risorgimento pop (2008) racconta della mummia male imbalsamata di Mazzini, del culto mai nato dell’eroe risorgimentale e della decadenza che lo accompagnia, nella celebrazione artefatta e mummificata dei programmi scolastici e della toponomastica. Del vero eroe pop del risorgimento, Garibaldi, vediamo soltanto la famosa gamba ferita, tra un improbabile parallelismo con Britney Spears e i rigurgiti dei neoborbonici del terzo millennio. Aldo Morto (2012) è dedicato al sequesto Moro, ma non insegue una verità da raccontare sugli anni di piombo. Nel testo si inseguono, squadernate e rovesciate, le tante verità di parte: quelle dei parenti delle vittime e quelle dei carnefici, tutti pronti sfornare libri di memorie ben retribuiti; la verità delle canzonette rivoluzionarie e quella della stampa buonista, entrambe incastrate in un vortice di retoriche contrapposte.

[link: www.rumorscena.com/2012/08/09/la-storia-cadaverica-ditalia-raccontata-a-teatro-da-daniele-timpano-in-una-pubblicazione-curata-da-graziano-graziano-titivillus-editore/]

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