Archivi tag: Werner Waas

«Autodiffamazione» di Peter Handke, secondo il duo Barletti-Waas

Barletti Waas - AutodiffamazioneAntonio Audino, critico del Sole 24 Ore, uscendo da “Autodiffamazione”, faceva la considerazione di quanto questo testo di Peter Handke fosse intriso di spirito protestante: l’elenco infinito di pubblica accusa che il duo Barletti Waas snocciola con crudeltà e incredibile equilibrio scenico (tenere banco per un’ora con un “semplice” elenco non è cosa da poco) è in effetti un sorta di processo – sia pure laico – a se stessi, una sorta di corto circuito pubblico tra la morale sociale e quella individuale. Ma c’è anche un aspetto più universale, per quanto anch’esso giustamente filtrato da una lente “tedesca”, dietro l’elenco di mancanze e (presunte) violazioni snocciolate in scena: il rapporto tra legge e natura, tra normazione e vita. Werner Waas e Lea Barletti entrano in scena completamente nudi, come si entra nella vita, e la prima “autodiffamazione” riguarda proprio il venire al mondo, il piangere, il vagire, lo sfamarsi. Continua a leggere «Autodiffamazione» di Peter Handke, secondo il duo Barletti-Waas

Viva l’anarchia! Werner Waas incontra Fassbinder

anarchia – waasPresente a tutte le edizioni di Short Theatre, Induma Teatro ha ottenuto quest’anno il suo miglior successo di pubblico con «Viva l’Anarchia!». Non è un caso. A questa versione riveduta e corretta di «Anarchia in Baviera» di Rainer Werner Fassbinder, il regista Werner Waas ha impresso un ritmo coinvolgente, dove l’elemento musicale è predominante, sia nella scelta di eseguire in scena la colonna sonora (ad opera di Tobia Lamare), sia nella coralità dello spettacolo (sei attorni in scena, tra cui spicca una trascinante Lea Barletti), che procede per brevi scene dove i vizi morali e ideologici di borghesi e rivoluzionari si avvitano in una spirale grottesca, che per musicalità e fare allucinatorio ricordano certe scene dei film di Junet e Caro. Continua a leggere Viva l’anarchia! Werner Waas incontra Fassbinder

La solitudine dei numeri

«Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri, e alla compassione nei confronti della sofferenza umana abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili». Con questa frase illuminante Federico Caffè, economista scomparso nel nulla una mattina dell’aprile 1987, dipingeva la spirale in cui si stava cacciando l’occidente ammalato di speculazione finanziaria e indebitamento progressivo. Un drago di cartapesta la cui fragilità è balzata in questi giorni agli onori delle cronache, grazie ai crack di banche e imprese assicurative, i cui effetti si ripercuotono sulle borse di mezzo mondo, mandando in fumo milioni di euro e centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Cicloni finanziari ampiamente annunciati, a sentire il parere di molti esperti – anche se finché il ciclone non scarica tutta la sua forza non fa notizia, e nel frattempo si preferisce non guardare e accusare di lesa maestà chi ancora si affanna a chiedere maggiori regolamentazioni del mercato. Ma anche senza avvalersi del parare degli esperi, i segnali sono visibili già da tempo. La crisi c’è, è sotto gli occhi di tutti, ma è soprattutto una crisi culturale. Quella della cultura che promosse il modello del welfare state, che credeva in una razionalizzazione dell’economia in grado di rispondere anche alle esigenze dei più deboli (tra i suoi sostenitori lo stesso Caffè). O quella della sinistra, ormai montata sul carro di un liberismo pigramente critico, che pretende di misurare tutto in termini di crescita e che pensa che all’aumento del Pil corrisponda anche l’aumento della felicità.
Continua a leggere La solitudine dei numeri