Archivi tag: Walter Benjamin

L’essere vivente più vicino a Dio. «Laika» di Celestini è uno spettacolo che parla coi fantasmi: i nostri

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C’è chi lo conosce come volto della tv e chi come uno tra i massimi esponenti della narrazione a teatro, chi ha letto i suoi libri e chi lo ha seguito nel suo cinema poco ortodosso. Ma Ascanio Celestini è molto di più di un artista eclettico. Quando è comparso sulla scena teatrale, oltre quindici anni fa, ha fatto piazza pulita delle vecchie forme di racconto teatrale, tanto è che perfino improprio accostarlo a quel genere lì. Ascanio è un affabulatore, un tessitore di storie che come nessun altro riesce a tenere assieme la critica sociale e il fantastico, l’ambizione di riscatto e l’iperbole comica, animando con la nuda parola un teatro che in realtà è densamente popolato di voci e personaggi.

“In fondo quello che faccio è mettere a libro paga i miei fantasmi”, ha detto una volta in conversazione pubblica che abbiamo fatto al Teatro Quarticciolo di Roma, ed è proprio quella la forza del suo teatro: dare voce a quei fantasmi che la voce non ce l’hanno più. O la cui voce non sappiamo più ascoltare. Continua a leggere L’essere vivente più vicino a Dio. «Laika» di Celestini è uno spettacolo che parla coi fantasmi: i nostri

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Arturo Ui. Ascesa di un criminale politico secondo Brecht

Feyerabend, geniale filosofo della scienza e appassionato di teatro, nel 1948 ebbe l’occasione di diventare assistente alla produzione di Brecht, ma declinò l’offerta. Nella sua autobiografia spiega che nonostante fosse affascinato dall’idea di imparare di più sul teatro da un uomo così fuori dal comune, in realtà Feyerabend detestava l’epica brechtiana, perché “trasforma il teatro, l’ultima roccaforte della magia, in un laboratorio sociologico”.
Brecht è un autore complesso non soltanto per la sua importanza capitale nel teatro del Novecento, ma anche per il fatto di essere stato ben presto storicizzato. Impossibile non tenere conto di quanto il teatro nel secondo Novecento abbia preso in modo netto le distanze dalla forma didascalica e pedagogica tanto cara a Brecht. Per questo è difficile non farsi risuonare nella testa questo commento di Feyerabend, quando ci si accorge che nel 2011 il nome di Bertolt Brecht torna ad affacciarsi dai cartelloni dei teatri con una certa insistenza. Dalla cosiddetta ricerca – a Roma, al Teatro India, andrà in scena «Gli Orazi e i Curiazi» dell’Accademia degli Artefatti – alle produzioni degli stabili, come è il caso di «La resistibile ascesa di Arturo Ui», per la regia di Claudio Longhi, che ha debuttato al Teatro Argentina in prima assoluta il 29 marzo e resterà in scena per un mese. Eppure se Brecht torna a parlare alla contemporaneità, se le sue drammaturgie tornano ad essere un detonatore di pensiero per molta scena italiana, un nesso deve esserci. Continua a leggere Arturo Ui. Ascesa di un criminale politico secondo Brecht

Il fascino seduttivo delle città viste da Walter Benjamin

«Prima che Mosca stessa, è Berlino che si impara a conoscere attraverso Mosca». In questa frase, che apre una delle più suggestive «Immagini di città» [Einaudi, 146 pagine, 16 euro] raccolte da Walter Benjamin negli anni venti del Novecento, è sintetizzato l’approccio – multiprospettico – con cui il pensatore tedesco conduceva l’osservazione delle città, uno dei tratti più salienti della sua opera.
Da tempo si sentiva la necessità di recuperare quest’opera di Benjamin, in realtà un assemblaggio postumo, operato da Peter Szondi nel 1955, publicato in Italia negli anni settanta e ormai introvabile. Einaudi ne ripropone oggi una nuova versione, che raccoglie i racconti di viaggio che il filosofo berlinese ha redatto per riviste e giornali come la Frankfurter Zeitung – già presenti nella prima edizione – con l’aggiunta di brani ulteriori, tematicamente affini, come «Parigi, la città allo specchio» o il reportage da Napoli scritto nel 1925 con Asja Lacis. Qui, ad esempio, il ritratto della  capitale partenopea è sospeso tra la lucida analisi delle sue gerarchie esistenziali, tra camorra e chiesa cattolica; l’osservazione stupita e quasi “magica” – per l’occhio nordeuropeo – di una vita comunitaria, fatta di stanze dove vivono famiglie intere e di vicoli dove gli uomini bevono e le donne cucinano; e la costatazione di una città fatta di grigi e bianchi, assai più spenta nei colori del mare che l’attornia e del cielo che la sovrasta, e meno vivida delle immagini che i viaggiatori stranieri hanno impresso nella mente dei loro lettori. Continua a leggere Il fascino seduttivo delle città viste da Walter Benjamin