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DDB 25 – Giorno 2: Eco (Opera) e Clima (MK)

testata DDB India 25

3. Eco

Anche un fantasma o un ricordo possono essere considerati un’eco dell’esistenza, una forma visibile ma immateriale che può materializzarsi e svanire senza una ragione apparente, o seguendo le vie incerte e buie dell’inconscio. Non è detto che Vincenzo Schino abbia fatto questo stesso ragionamento nel costruire le due istallazioni visive e performative che compongono «Eco» – quello che è certo, però, è la maestria con cui sa dosare l’intensità delle immagini che crea, dando loro una sorta di vita, un’onda che le attraversa, come un riverbero che è in grado di entrare in risonanza col riverbero interiore di chi guarda. Questo accade, visibilmente, agli spettatori che osservano in silenzio la “pozza” nera dove appaiono come fantasmi i volti di tanti “perduti” (non le anime dantesche, bensì gli artisti della Factory di India). Continua a leggere DDB 25 – Giorno 2: Eco (Opera) e Clima (MK)

DDB 17 – Tra la luce e il buio

Le riunioni sono estenuanti, alle volte, perché le compagnie di Perdutamente hanno necessità di analizzare le cose pubblicamente, elencare tutti i punti di vista, confrontarsi, darsi battaglia, cercare sintesi che poi si perdono, si ritrovano e ancora si perdono. È stato così anche nel pomeriggio di oggi – per altro, una domenica – quando si sono affrontati i possibili contenuti di Benares/Varanasi. Forma, contenuto, relazione col pubblico; questi i temi discussi, con tenacia e rigore, per lunghe ore. Con passione e concentrazione, come ha fatto Daria Deflorian. Ma alle volte può capitare che, nonostante la dedizione, il mondo esterno arrivi a guastare la concentrazione tenuta faticosamente per lunghe ore. Magari sotto forma di telefono che trilla, una, due, tre volte, al quale occorre dare nervosamente retta, sia pure soltanto con una porzione di cervello, per individuare quasi senza guardarlo il tasto “mute”, che escluda il suono fastidioso dello squillo. Ma quando l’interlocutore si fa insistente, e continua a chiamare e chiamare nonostante la mancata risposta, è istintivo guardare lo schermo per capire chi è che ha urgenza di scocciare così tanto. Nome sul display: Fabrizio Arcuri – seduto a due posti da Daria. Erano lui e Michele Di Stefano ad insistere sul cellulare di Daria. Quando l’assemblea se ne rende conto, scoppia in una risata generale. Un momento in cui si scioglie la tensione. Un piccolo atto di goliardia che irrompe, come un raggio di luce, fendendo le nubi dell’ideazione da cui cerca di prendere forma il nuovo gesto collettivo, Benares. Continua a leggere DDB 17 – Tra la luce e il buio

Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°4)

RITRATTI DAL TEATRO INDIA

Puntata n°04 – VISIONI
Santasangre – Opera – Muta Imago – Teatro delle Apparizioni

Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale.  Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°4)

DDB 03 – Nella bottega dell’alchimista

In questa prima fase di abitazione da parte delle compagnie, aggirarsi per il Teatro India ha un che di affascinante. Ci si può imbattere in ogni momenti in qualcosa che sta accadendo o, perfino, in qualcosa che non sta accadendo. C’è gente che semplicemente sta. Pensa, legge, forse riposa. Come – mi piace immaginare – potrebbe essere in qualunque momento del giorno questo teatro. Ma c’è anche tanta gente che fa. Che manipola, si esercita, recita, scrive. Ogni angolo del teatro può contenere un corpo o un pensiero.

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L’arte di decostruire. Menoventi, Opera e Andrea Cosentino

“Sonno” di Opera

Durante la prima settimana di Teatri di Vetro – festival romano alla VI edizione, che si svolge in maggio tra il Teatro Palladium e i suggestivi lotti della Garbatella – si sono succeduti tre spettacoli molto diversi tra loro, accomunati però da una tensione comune: la decostruzione. Attenzione, però, non si tratta del gusto per il frammento e per la disintegrazione della forma che ha attraversato molta scena degli anni Novanta. In questi tre lavori – in linea con quanto accade in una fetta significativa della scena degli anni Zero – l’obiettivo è un altro. Smontare la scatola, rompere il giocatolo, far vedere allo spettatore (anzi, vedere assieme allo spettatore) cosa c’è all’interno del meccanismo della comunicazione (in questo caso) teatrale, e delle retoriche del racconto. Continua a leggere L’arte di decostruire. Menoventi, Opera e Andrea Cosentino