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Galleggiare nella tempesta. «L’uomo nel diluvio» di Valerio Malorni e Simone Amendola

Valerio Malorni - L'uomo nel diluvioL’uomo nel diluvio è Valerio Malorni, padre di una bambina piccola e geniale attore romano, che vive per vocazione – ma anche per destino generazionale – la condizione di precario. Un precariato estremo, quasi un’arte di arrangiarsi due-punto-zero, una situazione di liquidità e incertezza che si propaga senza alcun ostacolo o barriera dal lavoro alla vita privata. Se poi scendiamo dal gruppo generazionale (i venti-trenta-quarantenni) a quello più ristretto degli artisti, dei lavoratori della conoscenza, di chi è impiegato nel settore della cultura, quella precarietà diventa quasi endemica. Come a dire: l’uomo nel diluvio siamo noi, tutti noi. Tutti noi che ci arrabattiamo per pochi euro al mese che arrivano sempre in ritardo, sempre con fatica e non bastano mai. Tutti noi che ci lamentiamo di questa condizione negli immancabili aperitivi più o meno glamour, dove si può dar sfogo alle nostre frustrazioni ma al contempo mettere su qualche altro progetto mal finanziato. Tutti noi che prima o poi pronunciamo le fatidiche parole: «Me ne voglio andare da questo Paese di merda!».Dove “merda” sta per Paese che non ci vuole, Paese che non sa sfruttare i suoi talenti, Paese che con il patrimonio culturale che possiede la cultura potrebbe essere una miniera d’oro se solo si investisse… E chi più ne ha più ne metta. È chiaro che quel “Paese di merda”, come in tutte le relazioni d’amore finite male, è più uno sfogo che una vera considerazione. Un insulto che condisce un rifiuto. Perché in Italia ci si sta bene se solo ci si potesse lavorare seriamente. E magari invece in Nord Europa dove tutto funziona ci si annoia e fa pure un freddo cane… Continua a leggere Galleggiare nella tempesta. «L’uomo nel diluvio» di Valerio Malorni e Simone Amendola

«Il tenace soldatino di piombo» del Teatro delle Apparizioni

teatro delle apparizioni - soldatino di piomboUn senso di “cura”, l’attenzione per i dettagli e una spiccata passione per ciò che è piccolo, minuto, invisibile, per pochi. Queste sono alcune delle cifre caratteristiche del Teatro delle Apparizioni, che tornano di frequente nei lavori del gruppo romano. E una fiaba come «Il tenace soldatino di piombo», dall’ambientazione così magica e raccolta, è un contesto naturale dove questa propensione per ciò che è intimo può trovare la sua giusta espressione.

Perché la favola inventata dalla penna geniale di Andersen si svolge in una stanza dei giochi, che per il piccolo soldatino di piombo diventa una terra di avventure da attraversare per raggiungere la sua bella, la ballerina che vive nel castello di carta. L’idea dei giocattoli che si animano diventerà negli anni un topos del cinema per ragazzi, ed è proprio al cinema che il regista Fabrizio Pallara sembra ispirarsi. Ma attenzione: un cinema fatto coi mezzi artigianali del teatro. Le avventure del soldatino di piombo e di tutti gli altri giocattoli che incontrerà lungo il cammino – un buffo elefante che lo aiuta a scendere dal mobile, il bugiardo pinocchio che lo mette fuori strada, uno spaventoso ragno gigante e tanti altri ancora – sono riprese da una telecamera e proiettate su uno schermo che fa da fondale. L’illuminazione “cinematografica” è realizzata con una piccola torcia. I giocattoli sono giocattoli veri, a volte indistinguibili dalla platea dove invece si può cogliere il colpo d’occhio generale, ovvero l’intera stanza dei balocchi. A muoverli ci pensano lo stesso Pallara e Valerio Malorni, che abitano la scena movendo i giocattoli con le mani e dando loro la voce, proprio come fanno i bambini. Spesso le loro mani e i loro volti – giganteschi – entrano nelle riprese in “macro” della telecamera, che proiettano a tutto schermo minuscoli soldatini della seconda guerra mondiale e casette di pochi centimetri che di colpo sembrano in video grandi come case vere. Continua a leggere «Il tenace soldatino di piombo» del Teatro delle Apparizioni

Il romanesco d’autore

Ci sono gruppi, come gli Ardecore, che hanno messo il loro gusto per la ricerca musicale a servizio di un recupero dei canti tradizionali romani. Critici teatrali come Simone Nebbia, che vanta una vasta produzione di stornelli, coniati per l’occasione, che affianca a quelli più tradizionali quando si esibisce in qualità di cantautore nelle nuove cantine romane: pub, locali, centri sociali. E cantautori affermati come Simone Cristicchi, che si è prestato al teatro per far arrivare al grande pubblico “Li romani in Russia”, il poema di Elia Marcelli che in pochi conoscevano.
Il romanesco, nell’arte, ha subito sorti alterne e non sempre gloriose. Dopo Pasolini, e salvo alcune rare eccezioni, il dialetto della Capitale sembrava destinato solo a suscitare l’effetto comico nelle performance da cabaret o a dare una spennellata di popolaresco alle parlate delle fiction televisive. Invece, nel corso degli ultimi anni, dal teatro alla musica si è assistito al ritorno di un’arte di qualità che guarda al dialetto, sia come recupero della tradizione sia in modo più contemporaneo, cercando una “lingua sporca” più simile a quella parlata oggi. Continua a leggere Il romanesco d’autore

L’ideologia del saluto di Valerio Malorni

Valerio Malorni è un performer di grande abilità, lo abbiamo visto collaborare con Barberio Corsetti, il Teatro delle Apparizioni, Daniele Timpano e altre realtà della scena contemporanea. Ma è anche un autore di monologhi surreali e visionari, che animano la scena off della capitale all’attenzione di un pubblico ristretto ma attento. Come quello che ha frequentato la rassegna «In questo stato», organizzata dallo spazio Kataklisma di Elvira Frosini, nel quartiere del Pigneto, dov’era inserito lo spettacolo.
Nel suo «Lo stato di saluto» Malorni si presenta dimesso e naif, avvolto in un cappotto troppo grande che lo trasforma in un personaggio dostoevskjiano, ma senza l’aura di tragedia che attornia i personaggi dello scrittore russo. Anche perché Malorni non racconta una storia, ma si rivolge direttamente al pubblico per avvolgerlo, invischiarlo anche contro la sua volontà nel suo “stato di saluto”, un salutarsi e uno scambio di effusioni istituito per legge che dovrebbe essere lo strumento per realizzare – come recita il sottotitolo dello spettacolo – una “fratellanza universale”. Continua a leggere L’ideologia del saluto di Valerio Malorni

La lucida follia di Malorni

valeriomalorniC’è della lucidità nella follia che attraversa «Con Chi», solo teatrale di Valerio Malorni, attore e performer romano che abbiamo potuto apprezzare nelle collaborazioni con la compagnia Immobile Paziente di Caterina Inesi. In questo spettacolo – che è stato in scena a febbraio al Teatro allo Scalo, nel quartiere San Lorenzo di Roma – Malorni ci trascina in una girandola di pensieri e azioni costantemente in bilico tra il grottesco e il poetico, tra il riso e il pianto. Perché nonostante tutto questo è uno spettacolo sulla solitudine, sulla difficoltà di entrare davvero in contatto con qualcuno, sulla compulsività e il disagio che scaturisce dal sentirsi solo in mezzo a una folla di gente. Continua a leggere La lucida follia di Malorni