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The Act of Killing. Riflessioni teatrali attorno a un film

The act of killing - locandinaIn Italia è passato solo l’anno successivo e per un brevissimo periodo; praticamente, come se non fosse passato affatto. Il lungometraggio del regista statunitense Joshua Oppenheimer racconta la purga anticomunista avvenuta in Indonesia tra il 1965 e il 1966, durante il colpo di stato che ha portato Suharto alla guida del paese asiatico, ricoprendo la carica di presidente per oltre trent’anni. A spiegare nel dettaglio come sono andate le cose, dalle intimidazioni all’eliminazione fisica di migliaia di persone (la stima si aggira oltre il mezzo milione di morti) sono due degli esecutori materiali, Anwar Congo e Adi Zulkadry, che spiegano alla troupe le tecniche utilizzate per sopprimere le persone, il rito delle estorsioni che salvava la vita a chi aveva abbastanza denaro per pagare, e ogni tanto si lasciano andare ai ricordi cantando e accennando passi di danza, come se ci trovassimo di fronte a una normalissima riunione di vecchi amici. Ne esce un macabro amarcord che spiazza lo spettatore per più di una ragione. Perché ci si trova di fronte a un documentario dove lo sguardo, il punto di vista, è insolito e spiazzante. È quello del carnefice, ma non il carnefice pentito o dietro le sbarre, come siamo abituati a vedere nelle tv: sono i ricordi di chi si considera dalla parte del giusto, di chi è celebrato come un veterano dalla propria società. Ma c’è di più, ed è contenuto nel gioco di parole del titolo, “The Act of Killing”, l’atto di uccidere. L’azione, ma anche la recitazione (in inglese “act” significa anche “finzione”). Perché Congo e i suoi sodali recitano davanti alla telecamera quello che accadeva. Spiegano «Facevamo così, vedi?», e chiedono alle persone per la strada di fare le comparse della loro macabra ricostruzione: la moglie del comunista ucciso, che deve disperarsi, i commercianti cinesi, che devono piegarsi alle angherie e al pizzo, i giovani uomini che devono fingere di morire. Come se ci trovassimo in teatro o su un set, con un regista che spiega all’attore cosa deve fare. «Vedi? È proprio così che succedeva». Continua a leggere The Act of Killing. Riflessioni teatrali attorno a un film