Archivi tag: Teatro India

DDB 01 – Uno spettro, anzi uno zombie, si aggira per l’India…

La parola corretta è “mandria”. Ce lo hanno spiegato in una delle serie tv più in voga del momento, The Walking Dead – che ha sancito il ritorno dell’horror e scalzato dal cuore degli appassionati del genere i vampiri (mostri eleganti, upperclass e forse un po’ snob) per fare spazio agli zombi (putrescenti e sgraziati, in pratica il sottoproletariato dell’immaginario collettivo). “Mandria”, come quella del bestiame, è un’orda di zombi famelici che si muovono in gruppo, claudicanti ma inarrestabili.

E proprio una mandria di zombi, oggi pomeriggio, hanno tagliato lo spazio del foyer dell’India, sotto lo sguardo divertito di chi stava lì a mangiare o parlare, per poi dirigersi verso la sala A, dove proseguiva il laboratorio di Daniele Timpano ed Elvira Frosini. Laboratorio sugli zombi, appunto. «Corpo morto» si intitola, non a caso – e il sottotitolo recita “seminario per attori non-risorti”. Va detto preventivamente che Timpano riflette da parecchio sul tema del cadavere insepolto e si appassiona di zombi da ben prima che tornassero di moda. Diversi dei suoi vecchi spettacoli abbondano di cavarei parlanti (un Mussolini morto e trafugato, la mummia di Mazzini…), anche se fina ad ora non era ancora capitato di vederli semovento. Sarà questo l’approdo del suo prossimo lavoro? Di certo è questo il tema caldo della riflessione dei Frosini-Timpano. Continua a leggere DDB 01 – Uno spettro, anzi uno zombie, si aggira per l’India…

Perdutamente. Diciotto compagnie disperse nel Teatro India

Un cantiere nel cantiere. Così è stato definito da Gabriele Lavia il progetto «Perdutamente», che riunisce diciotto compagnie romane all’interno del Teatro India di Roma, da ottobre a Natale. Una “factory” che produrrà seminari, laboratori, incontri – ma anche “atti, distrazioni, incidenti”, come recita il sottotitolo – e una parte spettacolare aperta al pubblico tutta concentrata nel mese di dicembre. Non si tratta dunque di nuove produzioni da creare e presentare – nonostante la commissione ci sia, ed è attorno al tema della “perdita” – ma di una residenza aperta, il cui obiettivo principale è quello di far abitare lo spazio di India (il più bel teatro romano dedicato al contemporaneo) da quelle compagnie del territorio che sono diretta espressione di questo segmento artistico – ricerca, nuove generazioni e nuovi linguaggi – che il più delle volte non solo non arrivano nei cartelloni degli stabili, ma non arrivano nemmeno ad avere un’interlocuzione coi direttori artistici.
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Il potere picaresco. Il Castello di Kafka secondo Corsetti

Il Castello di Kafka è una potente metafora del potere burocatico, divenuta un classico del Novecento proprio per il modo in cui lo scrittore praghese ha tratteggiato il lato angoscioso del rapporto con un’autorità inarrivabile. Anche perché per Kafka questa inarrivabilità è tutt’altro che unidirezionale: non c’è solo il potere che si arrocca nel Castello, ci sono anche i labirinti mentali in cui i sottoposti si perdono immaginando il proprio ruolo rispetto al potere.
Il «Castello» allestito da Giorgio Barberio Corsetti – in scena al Teatro India di Roma fino al 2 ottobre – colpisce invece per la scelta di puntare su toni insoliti. Perché il regista romano ne dà una versione certamente onirica, ma che in certi momenti risulta picaresca e persino scanzonata, grazie anche al ritmo impresso allo spettacolo dalla band Statale 66 che esegue le musiche dal vivo. Una scelta insolita perché, nel corso degli anni, ci siamo abituati ad accostare – da italiani – la metafora kafkiana al nostro modello di italietta polverosa e provinciale, asfittica e conservatrice, simboleggiata dalla pletora di burocrati malvestiti che sono stati il simbolo di quasi mezzo secolo di potere democristiano. Un potere che, tuttavia, conservava per intero la sua aurea di inarrivabilità, di timore, che tracciava con mano ferma una cappa plumbea sulla vita politica italiana che, con il Castello, aveva in comune l’angosciosa immagine del muro di gomma. Tanto che “kafkiano” è da sempra tra gli agettivi più usati nel dibatto pubblico del nostro paese.
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Teatro India, presentata la stagione 2011/2012

Il direttore del Teatro di Roma Gabriele Lavia e il presidente Franco Scaglia hanno presentato ieri la stagione del Teatro India, con una conferenza stampa che si è svolta nell’ambito di Short Theatre, la manifestazione diretta da Fabrizio Arcuri che ha di fatto già aperto il teatro a un flusso di spettacoli e di pubblico davvero corposo. Non meno corposo è il programma di quella che è considerata la sala della contemporaneità e del teatro più legato ai linguaggi del presente – sicuramente quello più amato da una grossa fetta di artisti, come ha rimarcato lo stesso Lavia. Si tratta infatti di un cartellone che da settembre a luglio ospiterà 35 spettacoli, al quale si aggiunge il festival già in corso. Inutile elencarli tutti – il programma è disponibile per interso sul sito www.teatrodiroma.net – ma proviamo a proporvi un percorso.
La prossima settimana, dal 21 settembre al 2 ottobre, sarà in scena «Il castello» di Giorgio Barberio Corsetti, adattamento del celebre romanzo di Kafka da parte di uno dei più noti registi delle “visione” dela nostra scena. Dall’11 al 16 ottobre India si aprirà alla scena internazionale con Le vie dei festival, la manifestazione che porta a Roma in rassegna il meglio dei festival estivi. Lo stesso Lavia sarà poi protagonista con il nuovo allestimento di un suo vecchio lavoro, «I masnadieri» di Schiller, dal 24 ottobre al 27 novembre.
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Short Theatre, due settimane di ricerca tra il Macro e l’India

Due settimane di programmazione che mette insieme i nomi più interessanti di almeno tre generazioni del teatro di ricerca italiano e non solo. È Short Theatre, manifestazione curata da Area 06 e diretta da Fabrizio Arcuri, regista dell’Accademia degli Artefatti, giunta alla sua sesta edizione. Anche quest’anno la location del festival è doppia: l’apertura è al Macro di Testaccio, dal 5 al 7 settembre, per poi proseguire dall’8 al 18 al Teatro India, sede storica della manifestazione.
Per capire la cifra del festival, plurale nei linguaggi ma fortemente incentrata sulla contemporaneità, basta dare uno sguardo al programma. Al Macro passerà la danza della compagnia di Roberto Castello, il teatro di Eleonora Danco, la performatività dei Kinkaleri e gli stessi Artefatti, in scena con la conferenza spettacolo su «One Day», il progetto di spettacolo di 24 ore che doveva debuttare nel 2008 ma che non ha mai visto la luce a causa del fragile sistema produttivo italiano.
E poi all’India sarà la volta di Teatro Sotterraneo, Cosmesi, Daniele Timpano, Collettivo Cinetico – per citare la nuova generazione – ma anche delle formazioni di danza come MK e Virgilio Sieni, e nomi come Roberto Latini, Fanny Alexander, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini presenteranno i loro nuovi lavori. Continua a leggere Short Theatre, due settimane di ricerca tra il Macro e l’India