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In morte del realismo

Gli ingredienti ci sono tutti. Un romanzo scritto da un grande narratore come Antonio Tabucchi. Un regista esperto e abituato alla coralità, che è anche un grande pedagogo, come Marco Baliani. Una vicenda che racconta le radici della nostra storia recente, quell’Italia contadina che non esiste più, a partire dall’Unità d’Italia di cui ricorre il prossimo anno il 150° anniversario. E una produzione intenzionata a portare lo spettacolo dal Teatro India, dove ha debuttato lo scorso 8 febbraio e dove resterà in scena fino al 7 marzo, nei teatri di cintura, per raggiunge quel fantomatico pubblico popolare che diserta gli spazi ufficiali e di cui il teatro è giustamente affamato. Eppure, come per la maionese che può “impazzire” anche se l’uovo è fresco e l’olio di qualità, gli ingredienti nel caso di «Piazza d’italia» di Marco Baliani non hanno fatto la differenza. Continua a leggere In morte del realismo

Voce nuda

Lo spettacolo parte con una schiena nuda. Una donna rannicchiata a terra, forse una bambina, il suo rannicchiarsi forse serve a farsi coraggio, forse è in sé un gesto di forza. Una visione che tornerà sul finale, quando la forza è ormai un dato acquisito e il coraggio, ormai è chiaro, è quello di vivere.

«Questa è la mia voce», scritto e diretto da Ludovica Andò, racconta la storia vera di Rosa Balestrieri, cantante e cantastorie siciliana, dalla sua infanzia fino a quando viene “scoperta” la sua voce. Non che fosse una novità, lei canta da che è bambina, canta perché le viene spontaneo, perché l’aiuta a non perdersi. E perdersi è facile nel mondo duro che sta attorno a Licata, dove le mamme si sposano a 14 anni e devono badare, loro bambine, ai bambini che a loro volta hanno fatto. E i padri che si guadagnano da mangiare col sudore della fronte, il suo fa il falegname, non lo comprendono che il canto può essere qualcosa di più che un passatempo, e se qualcuno gli dice “che bella voce tiene sua figlia” lui risponde “io non ho figlie puttane”.
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La classe operaia va in teatro. Intervista a Ulderico Pesce

ulderico-pesceDopo aver raccontato in giro per l’Italia rivolte bracciantili, storie di anarchici e di rifiuti nucleari, Ulderico Pesce ha debuttato in questi giorni al Piccolo Jovinelli di Roma con «FIATo sul collo», in scena fino al 21 dicembre. Lo spettacolo racconta della lotta sindacale degli operai dello stabilimento Fiat di Melfi, ed è uno degli eventi del centenario della Cgil. Ma visto che Ulderico è lucano come buona parte degli operai, la genesi di «FIATo sul collo» ha una storia ben più lunga della rivolta del 2004. Ce lo ha raccontato in una chiacchierata prima del debutto.
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«Otto mesi in Residence» di Alessandro Langiu

langiu-otto-mesiRinchiusi in una palazzina fatiscente, senza poter lavorare, sospesi in un limbo che di giorno in giorno erode sicurezze, amicizie, affetti. È quanto è accaduto veramente a 79 dipendenti dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, nel 1998. Alessandro Langiu, nel suo nuovo spettacolo «Otto mesi in residence», ricostruisce questa vicenda e le conseguenze che ha avuto, sul piano umano e lavorativo, sui suoi protagonisti. Attraverso gli occhi di Cataldino “Sancio” Parise, questa storia di mobbing estremo prende vita a poco a poco, popolandosi di personaggi e delle loro vicende umane. Continua a leggere «Otto mesi in Residence» di Alessandro Langiu

Dux in scatola. Intervista a Daniele Timpano

dux-in-scatola1Daniele Timpano, autore, regista e attore di Amnesia Vivace, gruppo dell’underground teatrale romano, forse non è un nome noto ai più. Ma il suo ultimo spettacolo, «Dux in scatola», autobiografia postuma del cadavere di Mussolini, sta facendo parlare di sé. Lo spettacolo debutta il 14 gennaio alla Città del teatro di Cascina [Pisa]. Poi sarà al Florian di Pescara, e ancora a Bologna e a Roma, all’India, per il progetto Short theatre di Area 06, e al Rialto che lo ha coprodotto. Timpano, autore-attore dal piglio fortemente surreale, ci ha raccontato “Dux” nei panni di Dux.

Perché un’autobiografia postuma?

Ho scelto di raccontarmi così perché, nel momento in cui sono declassato a cadavere, sono materia decomposta e riplasmabile apposta per voi che mi state a sentire durante lo spettacolo.
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Ascanio va da Ikea

celestiniAscanio Celestini è ormai una voce inconfondibile del teatro di narrazione. Da tempo i suoi lavori vengono presentati anche all’estero, dal Belgio alla Romania al Portogallo [a luglio sarà al Festival di Almada, Lisbona]. Il 4 giugno scorso era negli studi di Radio Rai di via Asiago, per raccontare in diretta a Radio 3 la storia del 4 giugno di sessantuno anni prima, la liberazione di Roma. Lo spettacolo ora è anche un libro, pubblicato da Einaudi e intitolato «Storie di uno scemo di guerra». Lunedì 20 giugno Celestini sarà al Cotonificio Olcese Veneziano di Borgomeduna, vicino Pordenone, dove esordirà con «Storie di Cotone».
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«Le nozze di Antigone» di Celestini, con Veronica Cruciani

cruciani-antigoneScarpe. Tante scarpe affollano la scena quadrata e ristretta in cui si muove l’Antigone di Ascanio Celestini, un’Antigone popolare che parla quell’italiano piacevolmente incerto a cui ci hanno abituato i personaggi di questo artista, ormai tra i maestri del teatro di affabulazione.
Un’Antigone figlia di un partigiano, impegnata in un discorso con il padre, ormai in pensione, che ha bisogno dell’aiuto di “quel ragazzetto del servizio sociale” perché non è più in grado di fare le cose da sé. Un padre-Edipo in qualche modo fedele alla propria etimologia, pessimo corridorea “ma camminatore instancabile”, come diceva sempre la moglie, qualità indispensabile per affrontare la montagna. Continua a leggere «Le nozze di Antigone» di Celestini, con Veronica Cruciani