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Il teatro come ecosistema

riciclo simboloQuesto scritto riassume l’intervento elaborato per il convegno «Nobiltà e Miseria – presente e futuro delle residenze creative in Italia», che si è tenuto a Prato, organizzato dal festival Contemporanea e dal teatro-dimora di Mondaino, L’Arboreto.

 1. Un paesaggio artistico

Qualche anno fa il paesaggista francese Gilles Clément incontrò un notevole successo con un piccolo libro intitolato «Manifesto del Terzo Paesaggio», dove cercava di descrivere una parte trascurata ma feconda dei territori che viviamo, che non fa parte del paesaggio antropizzato e nemmeno di quello completamente naturale. Clément li chiama “paesaggi indecisi”, che non hanno ancora una forma, e per questo rispetto al sistema paesaggio sono elementi “residuali”.

Mi piacerebbe partire rubando questo concetto evocativo coniato da Clément per parlare di residenze creative attraverso l’idea di paesaggio. Perché le residenze creative, assieme ai festival, contribuiscono a tracciare una mappa di un preciso “paesaggio artistico”. Anzi, sono in grado di renderlo visibile. Festival e residenze sono i centri stanziali che uno sciame di artisti con la vocazione al nomadismo attraversa in maniera costante di stagione in stagione. Sono gli snodi necessari di un percorso, come le città di sosta lungo la Via della Seta: non esauriscono il viaggio ma permettono che esso si compia. Continua a leggere Il teatro come ecosistema

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Della “gerontofilia” del sistema dei teatri stabili italiani

Poltrone-teatroAndrea Porcheddu, in un articolo comparso sull’interessante blog che cura per Linkiesta, L’Onesto Jago, presenta il conto della “gerontofilia” del sistema dei teatri stabili italiani, dove l’età media dei direttori è piuttosto alta, il loro insediamento in qualche caso tende a dilatarsi secondo logiche monarchiche più che democratiche e non c’è nemmeno una donna nell’elenco. Già, il ricambio di cui si fa un gran parlare in Italia, in tutti i settori, ma che non trova mai applicazione pratica.

Però forse la questione del teatro pubblico oggi va declinata in senso più ampio della semplice “presa del palazzo d’Inverno” da parte delle generazioni più giovani. Perché altrimenti rischieremmo di trovarci con dei giovani costretti a fare esattamente le stesse cose che fanno i più vecchi, e non è una bella prospettiva. Porcheddu, che è un analista attento, lo sa bene e a chiusura del suo pezzo osserva che il dato anagrafico in sé non conta nulla, perché “ci sono nonni giovanissimi e giovani vecchissimi”. Giusto. È chiaro che sono le persone e non i loro dati anagrafici a fare la differenza. Quello che si aspetta da un ricambio generazionale, infatti, è l’iniezione di logiche nuove appartenenti alle nuove generazioni dentro la gestione dei teatri. Ma è qualcosa di così automatico? Continua a leggere Della “gerontofilia” del sistema dei teatri stabili italiani