Archivi tag: teatri di vetro

Una geografia allo sfascio. Cosa resta del teatro contemporaneo

Zion, l’ultima città umana attaccata dalle macchine (Matrix Revolution)

Benedetta la città che fonda un teatro, recita il sottotitolo di questa rivista riprendendo una frase del drammaturgo inglese Edward Bond. E quella che lo chiude? La domanda se l’è posta Azzurra d’Agostino, poetessa che da anni compie volentieri incursioni nel mondo del teatro e vi lavora come operatrice, all’indomani della chiusura del Teatro San Martino di Bologna, uno dei pochi spazi del capoluogo emiliano dedicati alla scena contemporanea con entusiasmo e raziocinio, seguendo il filo di un progetto preciso. Persino in una delle ragioni storicamente più attente alle sorti della scena, dunque, si arranca sotto il segno di una crisi che una volta di più si delinea come culturale, prima ancora che economica. I luoghi non sono neutri, soprattutto quando si parla di arte. Essi vivono quando li abita una comunità, e prosperano quando questa comunità produce qualcosa di sensato. Non qualcosa di tangibile, mercificabile come un oggetto; e neppure semplicemente quando aggrega un gran numero di persone pronto subito dopo a disperdersi, secondo la logica dei grandi eventi tanto cara alle nostre amministrazioni. Quel “senso” a cui si fa riferimento è il modo di vivere e far vivere quei luoghi, l’atto di “abitarli” e trasformare attraverso questa pura azione la faccia della città. Perché un luogo vivo dà sostanza ad una città, ne delinea l’identità. Il Teatro San Martino è stato diretto da un artista del calibro di Roberto Latini e dalla sua compagnia Fortebraccio Teatro, che lo ha abitato con la potenza del suo gesto artistico e della sua visione del teatro. Per i bolognesi che seguono la scena contemporanea, l’assenza di questo progetto cambierà radicalmente il volto della loro città. Continua a leggere Una geografia allo sfascio. Cosa resta del teatro contemporaneo

L’arte di decostruire. Menoventi, Opera e Andrea Cosentino

“Sonno” di Opera

Durante la prima settimana di Teatri di Vetro – festival romano alla VI edizione, che si svolge in maggio tra il Teatro Palladium e i suggestivi lotti della Garbatella – si sono succeduti tre spettacoli molto diversi tra loro, accomunati però da una tensione comune: la decostruzione. Attenzione, però, non si tratta del gusto per il frammento e per la disintegrazione della forma che ha attraversato molta scena degli anni Novanta. In questi tre lavori – in linea con quanto accade in una fetta significativa della scena degli anni Zero – l’obiettivo è un altro. Smontare la scatola, rompere il giocatolo, far vedere allo spettatore (anzi, vedere assieme allo spettatore) cosa c’è all’interno del meccanismo della comunicazione (in questo caso) teatrale, e delle retoriche del racconto. Continua a leggere L’arte di decostruire. Menoventi, Opera e Andrea Cosentino

La video-drammaturgia di Spanò a Teatri di Vetro

La quarta edizione di Teatri di Vetro ha aperto i battenti il 14 maggio al Teatro Palladium di Roma con lo spettacolo «Motel» di Gruppo Nanou, prima e seconda stanza, penultima tappa del progetto Ztl. La pioggia battente ha modificato un po’ l’assetto degli spettacoli, previsti all’aperto nei lotti della Garbatella, in qualche caso incidendo sul loro svolgimento. Non è successo per «Forgetful 0.2» di Daniele Spanò, progetto di videoproiezioni che si è sviluppato sul palazzo di fronte al teatro, in piazza Bartolomeo Romano. Continua a leggere La video-drammaturgia di Spanò a Teatri di Vetro

Remembering games. Sineglossa e Katharina Trabert

«Pneuma» di SineglossaLa visione che ci propone Sineglossa in «Pneuma» è un gioco d’ombre che si sviluppa nello spazio di una porta. Si entra otto per volta, al buio, distribuiti su una rampa di scale, a osservare dal basso verso l’alto l’alternarsi delle immagini e dei suoni ascoltati in cuffia. Il breve spettacolo si riconnette a un lavoro più ampio, «Pleura», che il gruppo di Bologna ha sviluppato a partire da una riflessione sul personaggio di Salomè, per poi distanziarsene. Perché Salomè è un personaggio che non c’è (nella bibbia non compare mai il suo nome) e una vicenda che non esiste; ma allo stesso tempo è una delle storie più universalmente conosciute, di quelle che si raccontano di generazione in generazione. È per questo che la si riconosce istintivamente nelle immagini che la lanterna magica di Federico Bomba (che cura l’allestimento), Simona Sala (in scena), Luca Pancetta (immagini luminose) e Silvio Marino (suoni) ci propone nell’angusto ingresso della Villetta – l’ex sede Pci che ospita la parte conviviale di Teatri di Vetro. Continua a leggere Remembering games. Sineglossa e Katharina Trabert

Pre-testi. Armonie e Dissonanze e Lotte Rudhart

Armonie e DissonanzeSulle scale del lotto 12 ci sono tre donne vestite di nero (Gaia Camanni, Marzia Colandrea, Manuela Montanaro), che passano il tempo a parlare dei loro ricordi. Ma è un parlare che non può proseguire, che si tronca sul nascere, come i nomi delle tre donne – Flo, Ru, Vi – e lascia come unica alternativa l’esclusione a turno di una delle tre, per poterne liberamente sparlare. La versione del breve testo di Samuel Beckett «Va e Vieni» proposta da Armonie e Dissonanze – formazione diretta dalla stessa Colandrea assieme a Valeria Baresi – trasforma il balletto delle sedie immaginato dal drammaturgo irlandese nel pretesto di una brevissima coreografia. Continua a leggere Pre-testi. Armonie e Dissonanze e Lotte Rudhart

La finestra sull’Altrove

Les Tetes en l\'AirCon un pulmino “ape” che monta (a stento) sul piazzale antistante al Teatro Palladium, si inaugura la seconda edizione di Teatri di Vetro. Oltre ad uno zoo di animali di plastica incollata sul tettino, il pulmino trasporta le due strampalate soubrette di Les Têtes en l’air, ovvero Fiora Blasi e Luisa Merloni, impegnate nelle performance di apertura – progetto che conferma il sodalizio artistico in salsa comica delle due attrici. Continua a leggere La finestra sull’Altrove

La danza dell’incontro che fa saltare gli schemi

«Il giocattolo con i fili»Il Teatro delle Apparizioni di Roma e il Teatro dei Sassi di Matera hanno presentato al pubblico il frutto della loro peculiare collaborazione, che vede l’esperienza di un gruppo storico della ricerca italiana fondersi con l’estro di una delle formazioni più riconoscibili del panorama contemporaneo più recente. «Il giocattolo con i fili» – che sarà di nuovo in scena ad Andria il 26 aprile – è indubbiamente figlio dell’esperimento che la formazione romana aveva presentato al pubblico al Rialto Santambrogio con il titolo «L’Omino di Carta», e successivamente al festival Teatri di Vetro con il titolo attuale. Continua a leggere La danza dell’incontro che fa saltare gli schemi

Parole e corpi estemporanei tra i lotti di Garbatella

«Tempo di Esposizione» sì è svolto contemporaneamente in tre luoghi diversi del lotto 20 della Garbatella. La gente, spinta ad ammettere la propria colpa, possedere un cellulare, e quindi invitata ad espiarla spegnendolo, viene accompagnata in uno spiazzo – nel mio caso, lo stenditoio del lotto – per una buona ora di parolaterapia. Che poi consiste nell’ascoltare uno o più racconti. Con ancora nelle orecchie la bella voce dell’altrettanto bella cantante Awa Ly, che accoglie la gente all’ingresso e tornerà a inframezzare le storie, ci si siede aspettando che un “raccontatore” giunga a portarti la sua storia. La proposta del gruppo D.I.R.E. (Antonella Dell’Ariccia, Arianna Gaudio, Dario Aggioli, Fabio De Vitis e Paolo Andreozzi, capitanati da un istrionico Paolo De Vita e accompagnati dagli intermezzi musicali del percussionista Leo Cesari e del chitarrista Francesco Forni) è tutta qui. Non c’è teatro, se non nella sua componente ancestrale del sedersi attorno a chi ha qualcosa da raccontare. Eppure, spersi tra i lotti di Garbatella, con i panni stesi e il rumore della tv e del ferro da stiro che viene dalle finestre, quella del racconto diventa una dimensione sicuramente suggestiva. Continua a leggere Parole e corpi estemporanei tra i lotti di Garbatella

Danzare tirando i fili

Uscire dallo spettacolo serioso e dal forte impianto pittorico di Teatropersona, dove pure il teatro di figura ha la sua parte, ed imbattersi nell’istallazione del Teatro delle Apparizioni fa un certo effetto. Le atmosfere cambiano, tutto diventa soft e rilassante. C’è un tappeto alla giapponese steso nel foyer del teatro Palladium. Da un lato c’è il teatrino dove «il piccolo giocattolo con i fili», ovvero un burattino di carta, aspetta di venire animato. Posizionato su una colonna nera, questo strano incrocio tra la scatola teatrale e una tv domestica – grazie alle retro-proiezioni sul fondale – sembra quasi una visione totemica. Ma l’atmosfera che lo circonda è piuttosto “zen”. Un’accompagnatrice (Stefania Frasca) invita il pubblico a sedersi, mentre un traghettatore (Simone Faloppa) inizia la sua danza da dietro lo schermo, ombra-burattino che dà il via alla performance. Continua a leggere Danzare tirando i fili