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Il Teatro Valle non va in vacanza. Il nuovo anno ha cinque stagioni

È un programma “debordante” quello che il Teatro Valle Occupato ha realizzato per la prossima stagione e che è stato presentato oggi nello spazio del teatro. Talmente debordante che realizza eventi per cinque stagioni: “Estate, autunno, inverno, primavera… e ancora estate”, questo è il titolo del progetto. In effetti, paragonato alle stagioni ufficiali sempre più compresse, questa del Valle Occupato sembra non avere fine: partirà già il 20 luglio e arriverà fino alla prossima estate, coinvolgendo alcuni degli artisti più interessanti della scena contemporanea e non.

Sono tre le aree tematiche proposte dal valle. “Scritture”, la prima, comprende un laboratorio di scrittura con Fausto Paravidino che parte il 20 luglio, incentrato su un tema piuttosto attuale: la crisi. I Motus proporranno “W. 3 atti pubblici (After the creative residence)”, residenza creativa incentrata sul tema del futuro incerto. Continua anche il progetto Drammaturgie Nascoste, bando aperto per le nuove scritture professionali ed esordienti. Il progetto “Cavie”, invece, si propone di esplorare le potenzialità di un genere che è stato negli anni un po’ svuotato dalle dinamiche commerciali e che invece in Italia vanta una ricca tradizione: la commedia.

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Rodotà al Valle occupato: “Cultura bene comune? Dipende da noi”

Nella seconda parte degli Stati Generali della Cultura indetti dal Teatro Valle Occupato, l’intervento di punta è stato quello di Stefano Rodotà, giurista ed ex presidente dell’Autorità garante per la privacy. La sua riflessione si rivolgeva a uno dei nodi centrali dell’occupazione del Valle, l’idea di cercare di stabilire giuridicamente lo status di “bene comune” per la cultura e per i luoghi dove essa si svolge. Va ricordato, infatti, che l’occupazione del Valle è avvenuta a ridosso del referendum per l’acqua pubblica, i cui promotori avevano invocato questo concetto giuridico – piuttosto recente – per una risorsa primaria come l’acqua. E fin qui la cosa è parsa chiara a tutti, persino ovvia, e il referendum ha vinto con oltre il 95% dei consensi. Ma la cultura? Può davvero essere equiparata a una sostanza primaria come l’acqua? Continua a leggere Rodotà al Valle occupato: “Cultura bene comune? Dipende da noi”