Archivi tag: Stati Uniti

Cerchi nel cemento

lean11I cerchi nel grano, o “crop circles”, sono un fenomeno che grazie alla curvatura delle spighe disegna nei campi immense forme geometriche – per lo più cerchi, ma anche varianti assai più elaborate – praticamente invisibili da terra ma perfettamente distinguibili dall’alto. Secondo chi sostiene l’origine sovrannaturale di questi fenomeni (per alcuni opera di alieni, per altri di misteriose coscienze superiori) i cerchi nel grano sarebbero un elaborato e affascinante sistema pittografico con cui altre entità tentano di comunicare con noi. Per stabilire un contatto, oppure per rivelarci segreti sulle origini e i destini dell’umanità.
Nel guardare le ben più imponenti ed estese evoluzioni tracciate sul terreno dall’uomo nel suo constante tentativo di addomesticare l’ambiente in cui vive, oggetto di un bel volume fotografico di Alex Maclean, viene allora in mente la famosa barzelletta del cieco che si trova per sbaglio a “leggere” una grattugia e si domanda chi abbia scritto simili idiozie. «Over. American Way of Life» [336 pagine, 49,90 euro], uscito di recente per 22 Publishing, casa editrice milanese che si occupa di architettura, presenta una collezione di 500 fotografie che Maclean, fotografo e pilota, ha realizzato per testimoniare la progressiva erosione di territorio operata dall’industrializzazione e dallo sviluppo urbano degli Stati Uniti d’America. Continua a leggere Cerchi nel cemento

Americani al contrario. Intervista ad Alli Spector

insides_buildingbloc“Building Bloc” è un collettivo di artisti di San Francisco, composto dalla danzatrice Alli Spector e dai musicisti Jesse Olsen e Marko Muir, che lavora a stretto contatto con i movimenti e le associazioni cittadine. Ora sono in giro per l’Europa con lo spettacolo di teatro danza “In-sides”, sulla condizione dei detenuti nordamericani [www.in-sides.net]. Una performance intensa, che fonde testimonianze dirette, immagini e coreografie. Dopo l’Italia, la Repubblica Ceca, la Germania e l’Olanda – che hanno toccato tra giugno e luglio – saranno in Francia, Slovenia, Bosnia e Serbia. Durante il loro soggiorno romano abbiamo parlato del progetto con Alli.

Come è nato In-sides?

Volevamo esprimere i nostri dubbi, le nostre paure. Quando pensavamo a problemi sociali come la condizione dei detenuti, o gli sfratti, sentivamo di vivere un conflitto interiore. L’arte serve a mettersi in dicussione, ad approfondire le esperienze, a creare ponti con le associazioni e le campagne già in corso, guidate dagli ex detenuti o dagli sfrattati, ovvero dalle persone più povere degli Stati uniti. Continua a leggere Americani al contrario. Intervista ad Alli Spector

Due anni di guerra, il 19 marzo si protesta

Il 19 marzo del 2003 gli Stati uniti invadevano l’Iraq. Tra pochi giorni sarà il secondo anniversario: un tempo lunghissimo per quello che doveva essere un intervento chirurgico rapido e [quasi] indolore. Il 19 marzo sarà una giornata di mobilitazione globale: l’appuntamento era stato fissato lo scorso gennaio a Porto Alegre, al Forum sociale mondiale, e nelle piazze d’Europa e del mondo sono molte le iniziative in programma. Negli Usa, il movimento pacifista, assieme alle associazioni dei genitori dei soldati in Iraq, stanno organizzando una manifestazione alla quale prenderanno parte anche alcune associazioni di veterani; una cosa che non si vedeva dai tempi del Vietnam. Continua a leggere Due anni di guerra, il 19 marzo si protesta

«Jag». Il matrimonio felice tra esercito e tv

jag«Divenuto pilota di marina per seguire le orme del padre…». Con queste parole, dieci anni fa, prendeva il via «Jag», serial televisivo americano che racconta le avventure del capitano Harm e del maggiore Mac. «Jag»– la cui sigla sta per Judge Advocate General corps, il corpo degli avvocati militari, in questo caso della marina – è sicuramente l’esempio più riuscito di quel genere televisivo che è stato battezzato “militainment”, una fusione tra propaganda militare e intrattenimento [termine che ricalca “infotainment”, parola con cui gli esperti di media definiscono la progressiva fusione tra informazione e spettacolo]. Si tratta – secondo quanto racconta lo stesso creatore e produttore della serie, Donald Bellisario – di un tentativo di fondere la figura vincente e patriottica di «Top gun» [film culto degli anni ottanta, protagonista un giovane Tom Cruise] con il fascino delle serie avvocatesco-investigative. Continua a leggere «Jag». Il matrimonio felice tra esercito e tv

«The Killig Game». L’opinione di Bifo

Abbiamo chiesto a Franco Berardi «Bifo» un’opinione sui giochi di simulazione militare e sull’inchiesta portata avanti da Gary Webb. Bifo si occupa da anni di questi temi, e il suo sito, rekombinant.org, è un luogo prezioso, per chi voglia capire. Secondo il fondatore della mitica Radio Alice e promotore, negli ultimi anni, delle «telestreet», quella dei videogiochi è una questione che investe l’intero campo cognitivo, oggetto di una profonda mutazione in questa epoca di interazione sempre più stretta tra l’uomo e la tecnologia.
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«The Killing Game». La Cia e la cocaina

Gery Webb
Gery Webb

Gary Webb è stato trovato senza vita nella sua casa di Sacramento venerdì 10 dicembre 2004. Suicida a quarantanove anni, a quanto hanno subito stabilito le autorità, coroner e polizia. Ma chi era Gary Webb? Era un giornalista investigativo del Sacramento news and review, due volte vincitore del Premio Pulitzer, noto per le sue inchieste spericolate, che gli valsero le ostilità non soltanto del mondo della politica, di cui denunciava i traffici, ma anche dei giornali «mainstream», come il Washington Post, il New York Times e il Los Angeles Times.
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«The Killing Game». Giocatori e soldati

americas-armySi intitola «The killing game», l’ultimo articolo scritto dal giornalista Premio Pulitzer Gary Webb, per il Sacramento news and review, prima di morire, probabilmente suicida. Il pezzo era un’inchiesta sul mondo dei videogiochi che simulano azioni di guerra, e sul vasto pubblico di maschi adolescenti che ogni giorno passa diverse ore a giocarci.
Webb aveva seguito da vicino un gruppo di ragazzi tra i tredici e i venti anni, giocatori accaniti di «Counter-Strike», il videogame di simulazione bellica più gettonato degli ultimi anni. Se ne contano qualcosa come sessantamila partite al giorno. Esistono sfide tra singoli e a squadre, persino sfide ufficiali, con le quali i ragazzi più bravi riescono anche a racimolare qualche soldo. Addirittura, per i migliori, guadagni extra arrivano dalle lezioni private date ai coetanei meno esperti. Cinquanta dollari l’ora, ma qualcuno arriva a centoventi. Quasi un lavoro, anzi meglio di molti lavori. Continua a leggere «The Killing Game». Giocatori e soldati