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Immaginario malato – Oh no, la scuola pop no!

Ieri su Repubblica on line è uscita un’intervista al rapper Frankie Hi-Nrg che si intitolava «Salviamo la scuola, rendiamola pop». Il succo era che la scuola potrebbe essere resa più divertente, potrebbe divertire – perfino intrattenere – gli studenti. Come? diventando pop. Mettendo accanto a Platone Lady Gaga.
Leggendo l’intervista la prima cosa che mi sono chiesto è perché? Perché, a intervalli regolari, c’è qualcuno se ne esce con queste affermazioni. Qualche tempo fa fu la volta di Alessandro Baricco, che voleva togliere i soldi alla cultura per darli alla tv. Perché quello è il mezzo che arriva alla gente, e i soldi glieli diamo per fare contenuti migliori. Sì, come no.
Al perché mi sono risposto con un quanto. Quanto abbiamo introiettato l’idea di consenso per arrivare a queste affermazioni? Quanto il consenso è ormai il fine ultimo di chi ha una qualunque audience, che sia un politico o un attore, un poeta che leggono in quattro o un musicista milionario? Ci interessano solo i numeri: a quante persone arriva quello che facciamo, quanto vasto e seduttivo è il nostro messaggio. Ma il contenuto? Quello è secondario, quando non superfluo. Continua a leggere Immaginario malato – Oh no, la scuola pop no!

Dio, Patria e You Tube

Da un po’ di tempo in qua l’Italia è diventata il paese delle emergenze. Forse a causa della tendenza nostrana a far incancrenire i problemi – come per i rifiuti in Campania, che in realtà è in emergenza da 15 anni – tanto che poi l’unico modo per risvegliare i nostri sonnacchiosi media, poco reattivi se non trova il modo di “gossippare” le notizie (in fondo, in una società ormai completamente spettacolarizzata, anche l’allarmismo è una forma di gossip), è quello di urlare, sbracciarsi, montare il caso, come si dice in gergo. Il rovescio della medaglia di questo criterio di “notiziabilità” è che a volte sono gli stessi media – che in realtà, vista la bulimia che caratterizza il sistema dell’informazione, hanno un disperato bisogno di notizie in grado di tenere alta l’attenzione – a dover soffiare sul fuoco per aizzare l’incendio dell’interesse in quell’ectoplasma che ci ostiniamo a chiamare “opinione pubblica”. Continua a leggere Dio, Patria e You Tube