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Un’apocalisse laica – la trilogia dei Santasangre

I Santasangre sono tra i protagonisti della scena capitolina degli anni duemila, e con il loro percorso che interseca spazi occupati e teatri ufficiali, e una cifra stilistica potente e riconoscibile, hanno ben presto suscitato un’attenzione sul loro lavoro a livello nazionale e internazionale. La compagnia che prende il nome da un film di Jodorowsky nasce nel 2001 dall’incontro di quattro artisti, attivi di diversi ambiti delle arti visive e performative: Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Pasquale Tricoci. Un incontro artistico e umano che mette assieme le esperienze e i percorsi dei singoli, come la body art, il linguaggio video, le istallazioni sonore e quelle meccaniche. Ma ciò che anima le loro performance non è una semplice idea di complementarità delle arti, quanto il tentativo di stratificare segni, simboli, linguaggi, in un insieme sicretico e di forte impatto visivo. Continua a leggere Un’apocalisse laica – la trilogia dei Santasangre

L’apocalisse laica dei Santasangre

Giunge alla sua ultima tappa il progetto della compagnia romana Santasangre «Studi per un teatro apocalittico», trilogia di spettacoli che a partire da alcune tra le più famose distopie della letteratura ha compiuto un percorso potentemente visivo – ma che nelle prime due tappe del lavoro si basa su un’altrettanto leggibile drammaturgia – lungo le derive della modernità, tra omologazione, autoritarismo, paradisi artificiali e da ultimo anche le problematiche connesse ad un ambiente compromesso. Tuttavia, se nei precedenti spettacoli [«84.06» e «Spettacolo sintetico per la stabilità sociale»] la compagnia si rifaceva direttamente alle narrazioni di autori come Gorge Orwell e Aldous Huxley, per il loro ultimo lavoro «Sei Gradi» – che ha debuttato al Teatro Palladium per il RomaEuropa Festival, produttore dello spettacolo – i Santasangre hanno seguito una traccia autonoma, connessa al dibattito in corso sui cambiamenti climatici, dando vita a una drammaturgia per immagini che segna il punto più alto della loro ricerca sugli ologrammi e la visione e, da questo punto di vista, dell’intera trilogia. Continua a leggere L’apocalisse laica dei Santasangre

L’isola che c’è

«Isola Fabbrica Danza». Tre parole accostate che danno in un colpo solo le coordinate dell’intervento che l’Ente teatrale Italiano ha voluto e sostenuto a Isola del Liri, in provincia di Frosinone, nell’ambito del progetto di sostegno alla danza e intervento nelle zone periferiche. Tre parole che suonano come una frase di senso compiuto, quasi un auspicio per il futuro di questo piccolo centro della Ciociaria che ha già ospitato un intervento istituzionale nell’ambito delle Officine Regionali. Continua a leggere L’isola che c’è

Dove nasce Ipercorpo. Kollatino Underground e Santasangre nel nodo romano

Circa due anni fa, nel 2005, comincia a spargersi per Roma la voce dell’apertura di un nuovo spazio teatrale al quartiere Collatino, all’interno di un’occupazione abitativa che va avanti da qualche tempo. C’è subito curiosità per l’iniziativa, anche perché quell’anno segna l’apice di una ibridazione feconda tra movimenti e operatori culturali indipendenti, che ha prodotto una moltiplicazione dei luoghi per l’arte. Sempre interstiziali, abusivi, difesi coi denti.
Si tratta dell’esito visibile di un percorso assai più lungo. E anche il lavoro dei Santasangre viene da lontano. Per due anni la compagnia romana – una delle realtà dalla cifra più riconoscibile e matura nel panorama capitolino – lavora alla bonifica dello spazio, alternando questa attività di recupero al lavoro della compagnia. Quando finalmente lo spazio viene inaugurato, in occasione della Notte Bianca, è subito chiaro a tutti che si tratta di un posto non solo aperto alla sperimentazione e alle pratiche artistiche fuori dalle ottiche istituzionali e di mercato. Lo spazio scenico a “grado zero” del Kollatino, a cui si accede lungo un percorso di “cunicoli” che sembrano usciti da un film di fantascienza (e in effetti nel recupero dello spazio il cinema ci ha messo uno zampino), regala emozioni da subito, prima ancora di sedersi a vedere gli spettacoli, perché è un posto con un’anima. Trasuda dell’immaginario artistico (che è anche un orizzonte etico) di chi lo ha restituito alla città. Continua a leggere Dove nasce Ipercorpo. Kollatino Underground e Santasangre nel nodo romano

L’era della tecno-biopolitica

Entrando nel teatro una voce incita i “compagni” a sedersi all’interno del riquadro bianco. È consentita solo una visione frontale. Sul palco due guardiani in tuta (Diana Arbib e Luca Brinchi) osservano le operazioni, accanto ai loro macchinari. Quando il pubblico – la comunità – ha preso posto, una serie di pesi comincia a muoversi in modo alterno su altrettanti mattoni, piombado su di essi fino a distruggerli. Le luci si accendono: può cominciare la giornata di 84-06 (Stefano Cataffo), numero di matricola che diventa nome, che dorme al di là della sua gabbia di vetro. Il suo è un mondo iperdistillato, oltre che ipercontrollato: non c’è spazio per il piacere, per il residuo (nemmeno per quello delle urine), l’unico orizzonte è il raggiungimento dell’obiettivo per la comunità. L’incubo orwelliano di «1984», per i Santasangre, è una rifrazione di video-immagini che scandiscono l’esistenza all’interno di una prigione trasparente, dove persino i cassetti sono di plexiglas, per controllare che venga indossata la tuta giusta per l’adunanza. Continua a leggere L’era della tecno-biopolitica

La scena del corpo

ipercorpo-festival«L’idea di fare una rassegna nasce dall’esigenza di trasformare il Kollatino Underground, spazio occupato nella periferia romana, in uno spazio pubblico per gli artisti contemporanei, che faticano a trovare un luogo di espressione». A parlare è Luca Brinchi della compagnia Santasangre, tra le più interessanti dell’ultima generazione di ricerca teatrale.
Ma Ipercorpo – questo il titolo – è diventata qualcosa di più. Un appuntamento mensile multidisciplinare, una panoramica inedita sui linguaggi contemporanei. Dopo lo spettacolo della compagnia sarda Off.ouro che ha aperto la rassegna, dal 15 al 17 marzo i ravennati Nanou presentano «Namoro», mentre ad aprile sarà la volta di Cosmesi con «Avvisaglie di un cedimento strutturale» [dal 19 al 21 aprile]. A lato degli spettacoli presentazioni di libri, incontri, liveset. Continua a leggere La scena del corpo