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DDB 35 – Giorno 11 bis: “La perdita della persona amata” e “Due donne che ballano”

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20. La perdita della persona amata

La seconda delle conferenze organizzate da Veronica Cruciani e Christian Raimo – «Non raccontate mai niente a nessuno» è il titolo del progetto – è dedicata alla perdita della persona amata. L’amore visto nella sua accezione ossessiva e la difficoltà del distacco è stato il tema su cui si sono confrontati gli scrittori Nicola Lagioia e Sandro Veronesi, con il sottofondo del lavoro visivo dei Santasangre e dei Muta Imago. Ma è la stessa Veronica Cruciani ad aprire la conferenza con un monologo che racconta la sostanziale equivalenza fisica tra il sentimento della paura e quello del dolore per la perdita della persona amata. Veronesi esordisce citando Freud e la sua concezione della libido, che noi indirizziamo prima verso noi stessi e poi verso oggetti fuori di noi. Ma il dolore che provoca il distaccarsi della libido dall’oggetto resta, tuttavia, un mistero anche per lo psicanalista. È quello che chiamiamo “lutto”. Tuttavia spesso la libido si sposta da un oggetto all’altro, e dunque il perché un distacco possa risultare doloroso – anche quando esiste già un valido sostituto per la nostra libido – resta un mistero dal punto di vista clinico (anche se, ovviamente, comprendiamo tutti il senso del lutto). È proprio quel dolore che ci fa temere l’attaccamento a una persona, ad esempio, perché sappiamo in fase di distacco di poter soffrire. La sofferenza è il vero tema dell’amore romantico: libri, film, opere d’arte raffigurano l’amore soprattutto nell’ambito della sofferenza per la perdita. Continua a leggere DDB 35 – Giorno 11 bis: “La perdita della persona amata” e “Due donne che ballano”

DDB 31 – Giorno 8: “Bagni Rossi”, “Level” e premi Ubu

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Un fuori-programma molto divertente ha caratterizzato l’esordio dell’ottava giornata di Perdutamente. Giusto alla fine del ritratto di Veronica Cruciani che l’Accademia degli Artefatti ha allestito per il progetto Nollywood. Prima che la sala si svuotasse, una coda inaspettata ha collegato idealmente Roma e il Teatro India con Milano e il Piccolo Teatro – dove in quello stesso momento venivano presentati e assegnati i Premi Ubu. Si illuminano gli schermi (a Roma) e compare la scritta: Federica Santoro, Premio Ubu 2012 come miglio attrice non-protagonista. Fabrizio Arcuri, ancora rigorosamente in tenuta da riot-clown, felpa cappuccio e naso tondo, fa salire sul palco Federica per premiarla simbolicamente. Già, perché poco dopo va in scena «Divertimento», uno spettacolo per il quale Sebi Tramontana si è spostato dalla Sicilia e che era impossibile far slittare nel calendario. Così Federica Santoro è rimasta a Roma nel “presidio” di Perdutamente, al seguito del suo lavoro e degli artisti coinvolti, rinunciando alla “gloria” della passerella Milanese. E Roma, a suo modo, l’ha compensata festeggiandola in modo alternativo. Continua a leggere DDB 31 – Giorno 8: “Bagni Rossi”, “Level” e premi Ubu

DDB 28 – Giorno 5: “Nollywood, io non sono così” (puntate 1-5)

testata DDB India 28

9. Nollywood – io non sono così (in privato)

L’arte di “ritrattare” non è necessariamente quella di cambiare versione dei fatti. Ma può avere anche che fare con quella di tracciare le identità – identità plurali, magari, stratificate come lo sono tutte, ma forse ancor più complesse se, come in questo caso, si tratta delle identità degli artisti. Una distorsione del termine “ritrarre”. Così sembra averla intesa l’Accademia degli Artefatti con il progetto Nollywood, che tutti i giorni di Perdutamente propone una perfomance di durata variabile che “ritratta” di volta in volta un artista della Factory.

Fabrizio Arcuri e Matteo Angius hanno fatto una scelta complessa nel declinare la loro presenza al Teatro India. Coerentemente con l’idea di collaborazione con le altre compagnie il più allargata possibile, hanno proposto ai loro colleghi di essere gli protagonisti delle loro performance, intervistandoli e chiedendo loro di regalargli una parola importante per loro, una canzone e un’urgenza. Tutti materiali attorno ai quali vengono costruiti i 16 appuntamenti di Nollywood (con la geniale complicità di Magdalena Barile, che a partire da questi materiali immagina e scrive le drammaturgie). Gli ignari protagonisti, catapultati nel mezzo di una scena che non conoscono, non sanno nulla di quello che accadrà. Sembrerebbe un meccanismo autoreferenziale – le compagnie di Perdutamente che parlano della compagnie di Perdutamente – se non fosse che Arcuri, nel trattare i materiali delle interviste, li ha inseriti in un dispositivo che ne fa oggetti a sé, leggibili anche da chi non conosce da vicini le compagnie di India. Continua a leggere DDB 28 – Giorno 5: “Nollywood, io non sono così” (puntate 1-5)

Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°3)

PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India

Puntata n°03 – Progetti (prima parte)

Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico.  Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°3)

Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°4)

RITRATTI DAL TEATRO INDIA

Puntata n°04 – VISIONI
Santasangre – Opera – Muta Imago – Teatro delle Apparizioni

Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale.  Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°4)

DDB 12 – Perdersi, ritrovarsi e perdersi

«Art you lost?». Ti sei perso? Ma anche, allungando lo spettro semantico, l’arte che hai perso. Volgendo il verbo essere dell’inglese nel suo corrispettivo antico, l’ensamble di artisti che sta preparando questa singolare performance interattiva, riescono a concentrare in un unico interrogativo il tema della commissione – la perdita – e il tema del ruolo dell’arte, così centrale nella riflessione di tutti gli artisti coinvolti, che nella loro (relativa) marginalità rispetto al sistema ufficiale vedono le criticità di una temperie culturale che avvolge l’intero Paese. Continua a leggere DDB 12 – Perdersi, ritrovarsi e perdersi

Perdutamente. Diciotto compagnie disperse nel Teatro India

Un cantiere nel cantiere. Così è stato definito da Gabriele Lavia il progetto «Perdutamente», che riunisce diciotto compagnie romane all’interno del Teatro India di Roma, da ottobre a Natale. Una “factory” che produrrà seminari, laboratori, incontri – ma anche “atti, distrazioni, incidenti”, come recita il sottotitolo – e una parte spettacolare aperta al pubblico tutta concentrata nel mese di dicembre. Non si tratta dunque di nuove produzioni da creare e presentare – nonostante la commissione ci sia, ed è attorno al tema della “perdita” – ma di una residenza aperta, il cui obiettivo principale è quello di far abitare lo spazio di India (il più bel teatro romano dedicato al contemporaneo) da quelle compagnie del territorio che sono diretta espressione di questo segmento artistico – ricerca, nuove generazioni e nuovi linguaggi – che il più delle volte non solo non arrivano nei cartelloni degli stabili, ma non arrivano nemmeno ad avere un’interlocuzione coi direttori artistici.
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L’irrompere della materia viva. «Bestiale improvviso» dei Santasangre

L’ultimo lavoro del collettivo romano Santasangre, «Bestiale improvviso_sovrapposizione di stato» ha debuttato ieri, aprendo la stagione 2012 del Teatro Palladium dove sarà in scena fino a domenica 29 gennaio. Un titolo programmatico, poiché quest’ultima tappa del percorso intrapreso dalla compagnia nel 2009 è proprio la sovrapposizione tra le precedenti tappe, «Framerate 0» e «Bestiale improvviso», incentrati in modo radicalmente diverso sul mutamento di stato, il primo attraverso l’istallazione di un’enorme lastra di ghiaccio, il secondo costruito attorno al linguaggio coreografico. Ma, come dice il poeta Tonino Guerra, uno più uno non dà sempre due, a volte dà un “uno più grosso”, come quando le gocce d’acqua si uniscono per formarne una più grande. Un’alchimia che è riuscita ai Santasangre – che preferiscono però richiamarsi alla meccanica quantistica, dove lo stato di un sistema è definito dalla sovrapposizione di tutti i suoi stati possibili. Perché quest’ultima opera è riuscita a sintetizzare la potenza delle immagini dei primi due lavori risolvendone le parti che apparivano irrisolte. Continua a leggere L’irrompere della materia viva. «Bestiale improvviso» dei Santasangre

Digestione all’italiana. Una riflessione sulla vetrina giovani alla Biennale Teatro

L’accostamento tra i grandi maestri europei e la vetrina di giovani compagnie italiane Young Italian Brunch, proposto dalla Biennale Teatro, è uno spunto ineludibile per riflettere su quello che accade nel nostro paese a livello produttivo, dove l’etichetta “giovane” è allo stesso tempo una chiave d’accesso al circuito distributivo e una gabbia dalla quale si esce a fatica, magari solo per essere dimenticati. Basti pensare che una delle compagnie in programma, Ricci/Forte, è composta da due persone coetanee di Ostermeier e maggiori d’età del leone d’argento Kaegi. O che una compagnia di trentenni come i Santasangre ha alle spalle una carriera ultradecennale.
Non è per fare polemica: la vetrina per gli operatori internazionali è uno strumento utilissimo e le compagnie in programma non hanno certo la visibilità dei maestri. Ma più che una ricognizione, Young Italian Brunch sembra la consacrazione di un movimento teatrale. Che, in buona parte, è già accolto nella piazze d’Europa, ognuno secondo un percorso diverso: da chi ha il sostegno di istituzioni e festival a chi si è costruito una strada autonoma in modo ostinato. Insistere sull’aggettivo “giovane” comporta dunque un doppio rischio, di ghettizzazione e di poca chiarezza – a meno che con “giovane” non si voglia sancire un dato oggettivo, che è il differente trattamento economico che normalmente è riservato a queste realtà. Continua a leggere Digestione all’italiana. Una riflessione sulla vetrina giovani alla Biennale Teatro

L’attore performativo degli anni Duemila

Per Thomas Ostermeier Shakespeare è più vicino alla cultura pop dei nostri giorni rispetto a quella polverosa della tradizione romantica che lo ha a suo tempo consacrato a livello mondiale. Perché il drammaturgo inglese cercava, pur toccando temi universali, di creare spettacoli che fossero anche entertainment (altrimenti non avrebbero potuto girare). La risposta del regista tedesco è di affrontare i suoi testi in chiave performativa, forte del fatto che a quattro secoli di distanza personaggi come Amleto sono ormai degli archetipi del teatro.
Ma che vuol dire, oggi, performativo? Durante la stagione degli anni sessanta, che contrastava il concetto di ‘rappresentazione’ come replica fedele e naturalista di un mondo irrelato – come quello dei personaggi di un libro per intenderci –, ‘performance’ indicava qualcosa che andava oltre, che abbatteva la quarta parete e rivendicava il fatto di accadere qui e ora, l’hic et nunc che, nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, resta un fatto intrinseco della sola disciplina teatrale. Un antropologo e regista come Richard Schecher sintetizzò questa visione affermando che gli elementi dello spettacolo andavano concepiti come una serie di cerchi concentrici dove il successivo comprende ed espande i precedenti: l’ordine era script, drama, theatre e ovviamente performance, che tutto comprende. Continua a leggere L’attore performativo degli anni Duemila