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Un Finale di partita ben inciso da Giancarlo Cauteruccio

Cauteruccio Finale-di-partitaIl fascino che sprigiona dall’allestimento che Giancarlo Cauteruccio ha immaginato e diretto nella sua nuova versione di Finale di partita  di Samuel Beckett risiede tutto nella caratterizzazione dei personaggi. E non è una cosa scontata, perché il testo del drammaturgo irlandese è allo stesso tempo ancora profondamente suggestivo e talmente frequentato dal teatro – nelle sue tematiche, nei suoi rovelli – da renderlo un materiale incandescente e difficilmente manipolabile. Cauteruccio ci restituisce, interpretandolo, un Hamm coriaceo e grottesco, stretto nella sua immobilità che è tanto corporale quanto morale, accanto al quale trotterella un Clov che sembra un soldatino a molla (Fulvio Cauteruccio), impossibilitato a stare fermo. Anche Francesca Ritrovato e Francesco Argirò, i due giovani interpreti di Nagg e Nell, danno corso a una straordinaria e intensa interpretazione: i decrepiti genitori di Hamm che vivono, senza gambe, in due secchi per la spazzatura, sono per altro l’invenzione più dirompente dal punto di vista visivo del testo beckettiano; sono loro a far irrompere sulla scena il riverbero post-apocalittico di Finale di partita. Come quindici anni fa, nel 1998 – quando Cauteruccio portò in scena la versione calabrese del capolavoro beckettiano, U juocu sta finisciennu – il dialetto gioca un ruolo importante, ma non totalizzante: presente solo a sprazzi, in questa versione è più una sorta di interferenza, una caduta della lingua che aiuta a disegnare i contorni dell’abisso umano immaginato da Beckett, proprio grazie al suo carico di “realtà”, di lingua primaria e non mediata. Continua a leggere Un Finale di partita ben inciso da Giancarlo Cauteruccio

Pantagruel – Radio 3 :: Silenzio

Graziano Graziani conduce «Pantagruel – dizionario dei mondi possibili, impossibili e immaginari» dal 5 agosto al 2 settembre 2012, in onda ogni sabato e domenica su Radio 3 Rai dalle 15,00 alle 17,45 [frequenze su Roma 93.7 oppure 98.4 in FM]. Ogni trasmissione propone un viaggio attraverso una parola, riascoltando radiodrammi, film, interviste dell’archivio di Radio 3 e attraverso collegamenti e servizi.

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Puntata n°7 – 26 agosto 2012

SILENZIO

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Danzare i silenzi. Beckett e la danza contemporanea

«Abq»Nella sua produzione tarda, tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta, Samuel Beckett dedicò la gran parte della sua produzione ai drammi televisivi, brevi e intensi quadri visionari quasi sempre realizzati senza l’uso di parole in scena. Che sia proprio Beckett, tra i massimi drammaturghi del secolo scorso e sicuramente quello che ha espresso la cifra più intensa nell’uso della parola a teatro (tanto da far tracimare l’aggettivo “beckettiano” dal linguaggio teatrale al lessico comune), è indicativo di quanto l’autore irlandese cercasse, attraverso la costruzione verbale, di costruire di un mondo. Un mondo in grado di manifestarsi in tutta la sua complessità, pur nel lasso limitato di tempo e spazio di una rappresentazione. Continua a leggere Danzare i silenzi. Beckett e la danza contemporanea

L’umorismo di Mr. Beckett secondo Peter Brook

Scordatevi il Beckett plumbeo, spettrale e senza un filo di speranza che le tradizionali messe in scena hanno contribuito a fissare, trasformando questa associazione quasi in un binomio, un luogo comune teatrale. L’opera del drammaturgo irlandese riletta da un maestro della scena del calibro di Peter Brook va in senso opposto, non «radicalmente» – come le frasi fatte vorrebbero – ma di certo con mirabile convinzione.
I «Fragments» bekettiani del regista inglese, andati in scena al teatro Valle di Roma lo scorso novembre (ed ora attesi a Milano, al Piccolo, dal 12 al 22 dicembre) si annunciavano come un evento, per l’incontro tra due pilastri del Novecento teatrale, il drammaturgo e il regista, sia pure in ambiti ed epoche differenti. E lo spettacolo, nato nel 2006 per rendere omaggio al premio nobel irlandese nel centenario della sua nascita, ha in effetti spiazzato positivamente il pubblico (assai caloroso) per la scelta registica orientata alla semplicità e alla pulizia, che ha valorizzato il lavoro degli attori – straordinari gli interpreti Jos Houben, Marcello Magni e l’applauditissima Kathryn Hunter – e l’umorismo beckettiano, quello che, secondo Brook, salva lo scrittore dallo sprofondare negli abissi che descrive, e con lui salva lo spettatore. Continua a leggere L’umorismo di Mr. Beckett secondo Peter Brook