Archivi tag: Romeo Castellucci

Castellucci, la pietas e la censura

[Immaginario malato – n°10] Stasera debutta al Teatro Franco Parenti di Milano lo spettacolo “blasfemo” di Romeo Castellucci, «Sul concetto di volto nel figlio di Dio», oggetto nelle sue repliche parigine della protesta di cristiani oltranzisti, che ne hanno fisicamente bloccato le repliche, e delle conseguenti proteste a traino di una fetta di mondo cattolico italiano. Una fetta importante, perché spalleggiata dalla presa di posizione della segreteria vaticana.
La solidarietà a Castellucci e al suo lavoro d’artista, per fortuna, si è levata prontamente dal mondo del teatro (grazie ad un appello lanciato da Attilio Scarpellini, Massimo Marino e Oliviero Ponte di Pino) a cui si sono aggiunti tanti nomi della cultura tout court. Che ci sia stata questa stretta attorno a Castellucci è non solo doveroso, ma anche salutare. Perché se da un lato questa storia attorno allo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio sembra assurda, anacronistica e del tutto fuori fuoco rispetto a quanto davvero accade in scena, dall’altro essa nasconde un serio problema che presumibilmente ci investirà in pieno negli anni a venire. Continua a leggere Castellucci, la pietas e la censura

Il teatro del Novecento e la volontà di potenza. Jan Fabre e Romeo Castellucci

Lo spettacolo «Prometheus – Landscape II» di Jan Fabre è stato una delle delusioni più grandi della Biennale Teatro di Venezia. Programmato anche al Romaeuropa festival, lo spettacolo sembrava riassumente dentro di sé quanto di retorico si stanno lasciando alle spalle gli esponenti della stagione artistica cui Fabre appartiene. Da questo punto di vista è uno spettacolo esemplare: perché i performer e i danzatori che lo hanno portato in scena erano di una bravura strepitosa; perché la sapienza registica era evidente; perché pur privo di struttura narrativa i tempi dello spettacolo erano perfetti e senza sbavature. Ma nonostante ciò lo spettacolo celebrava essenzialmente il vuoto. Non tanto perché l’idea di fondo – l’associazione mito-fuoco-peccato – fosse banale in sé, quanto perché ci mette di fronte a qualcosa di talmente evidente e già visto che, se presentato senza il benché minimo approfondimento, esso risulta necessariamente vuoto. E non nel senso di un’organizzazione del vuoto (come Lacan definiva l’arte), quanto di una sua pura decorazione, per giunta molto estetizzante. Un pretesto per il carnevale dionisiaco che Fabre ha voluto affrescare con tanta perizia e nessuna poesia.
Dopo il breve monologo iniziale, eseguito a sipario chiuso a mo’ di introduzione, in cui ci si domandava se la nostra società ha ancora bisogno di eroi (la parte più pregevole dello spettacolo), il resto del lavoro ruota attorno alla figura di un Prometeo palestrato che sembra uscito dalle pagine patinate di una rivista glamour, appeso a una croce di funi che più che un supplizio fa pensare a una pratica bondage. L’associazione non è sarcastica, perché le sequenze orgiastiche che seguono le frasi di Prometeo, il siparietto nazista e le gestualità masturbatorie (in senso letterale) non lasciano spazio, purtroppo, a nessuna ambiguità. Si tratta però di una provocazione che non provoca, di uno scandalo che non scandalizza più nessuno, perché assume forme talmente viste da risultare glamour (la pubblicità e la moda non usano forse gli stessi codici?). Continua a leggere Il teatro del Novecento e la volontà di potenza. Jan Fabre e Romeo Castellucci

Il sesso è peccato. Una riflessione sul percorso sui sette peccati capitali alla Biennale Teatro

Il laboratorio sui sette peccati capitali affidati ai sette “maestri” del teatro in programma alla Biennale Teatro sono stati presentati in chiusura del festival, in forma itinerante. I lavori si sono snodati dal palazzo della Fenice a campo Santo Stefano, e la possibilità di vedere la presentazione dei lavori all’interno di alcuni dei palazzi più belli di Venezia, non sempre accessibili al pubblico, è stato uno degli aspetti più interessanti di questo percorso. Dal punto di vista dei contenuti, invece, pur tenendo conto del fatto che si tratta di laboratori, si sono viste diverse cose interessanti. Tra queste spicca il lavoro di Ricardo Bartís, che ha interpretato la burocrazia come un peccato contemporaneo: il suo lavoro, ruotando attorno al tarlo dei manoscritti di Amleto gelosamente custoditi nella biblioteca comunale di Venezia, era quasi un allestimento compiuto, con un ritmo pressoché perfetto e un grande affiatamento nel gruppo degli attori. Anche Romeo Castellucci ha presentato un lavoro che ha la forza di una performance compiuta. Il pubblico, accolto in una splendida sala del teatro La fenice immersa completamente in una luce rossa, si trovava ad ascoltare dei nastri di presunte possessioni demoniache, mentre a turno gli attori si contorcevano in spasmi di presunta origine soprannaturale. Continua a leggere Il sesso è peccato. Una riflessione sul percorso sui sette peccati capitali alla Biennale Teatro

Dietro il volto del figlio di Dio. Il nuovo lavoro della Socìetas Raffaello Sanzio

foto di Piero Tauro

C’è uno scarto evidente tra la prima e la seconda parte di uno spettacolo pur breve come «Sul concetto di volto nel figlio di Dio, vol. II» della Socìetas Raffaello Sanzio, andato in scena alle Officine Marconi per il Romaeuropa Festival. Se all’inizio il regista Romeo Castellucci ci mette di fronte a una scena minimale, recitata, con un padre anziano e malato e un figlio – probabilmente in  carriera – che lo accudisce; nel finale invece ci troviamo di fronte a una scena decisamente allegorica, tutta virata sulla visione, e incentrata sul volto di Cristo ritratto da Antonello da Messina, che campeggia enorme sul fondo della scena. Continua a leggere Dietro il volto del figlio di Dio. Il nuovo lavoro della Socìetas Raffaello Sanzio