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Il falso nudo e crudo. Una riflessione attorno al concetto di vero in teatro

Rodrigo García ha portato al festival della Biennale di Venezia «Muerte y reencarnación en un cowboy», suscitando polemiche fin dai primi minuti dello spettacolo. I due attori in scena interagivano con una ventina di pulcini vivi, e quasi subito una quarantina di persone si sono alzate e se ne sono andate. In realtà ai pulcini non è accaduto nulla, a parte essere momentaneamente rinchiusi in una teca trasparente con al centro un gatto, ma senza possibilità di contatto. Insomma, nessun maltrattamento. A fine spettacolo però si sono presentati dei poliziotti per controllare, evidentemente allertati da chi era andato via. Forse quelle persone avevano in mente «Uccidere per mangiare» (Matar para comer), lo spettacolo in cui García fa bollire un astice vivo, come avviene nei ristoranti, e le polemiche che lo hanno seguito. In questo caso la questione è diversa, ma all’uscita dallo spettacolo in tanti si sono fermati a discutere del fatto se sia lecito o meno uccidere animali per un fine estetico o intellettuale.
La cosa che mi ha stupito è che una grande fetta di colleghi, critici, artisti, addetti ai lavori, pensava che fosse lecito farlo. Che in fondo, se si uccidono per mangiarli, gli animali possono anche essere immolati alla causa del teatro. Continua a leggere Il falso nudo e crudo. Una riflessione attorno al concetto di vero in teatro

Il sesso è peccato. Una riflessione sul percorso sui sette peccati capitali alla Biennale Teatro

Il laboratorio sui sette peccati capitali affidati ai sette “maestri” del teatro in programma alla Biennale Teatro sono stati presentati in chiusura del festival, in forma itinerante. I lavori si sono snodati dal palazzo della Fenice a campo Santo Stefano, e la possibilità di vedere la presentazione dei lavori all’interno di alcuni dei palazzi più belli di Venezia, non sempre accessibili al pubblico, è stato uno degli aspetti più interessanti di questo percorso. Dal punto di vista dei contenuti, invece, pur tenendo conto del fatto che si tratta di laboratori, si sono viste diverse cose interessanti. Tra queste spicca il lavoro di Ricardo Bartís, che ha interpretato la burocrazia come un peccato contemporaneo: il suo lavoro, ruotando attorno al tarlo dei manoscritti di Amleto gelosamente custoditi nella biblioteca comunale di Venezia, era quasi un allestimento compiuto, con un ritmo pressoché perfetto e un grande affiatamento nel gruppo degli attori. Anche Romeo Castellucci ha presentato un lavoro che ha la forza di una performance compiuta. Il pubblico, accolto in una splendida sala del teatro La fenice immersa completamente in una luce rossa, si trovava ad ascoltare dei nastri di presunte possessioni demoniache, mentre a turno gli attori si contorcevano in spasmi di presunta origine soprannaturale. Continua a leggere Il sesso è peccato. Una riflessione sul percorso sui sette peccati capitali alla Biennale Teatro