Archivi tag: Roberto Latini

Pantagruel – CAMMINANTI

SCONFINAMENTI D’ESTATE [RADIO 3 RAI]

Pantagruel 2016 - Camminanti
(ph dal sito del programma)

Puntata del 31/07/2016

Cammini e camminanti con i compagni di viaggio Leonardo Delogu, attore, danzatore e ideatore di tanti progetti di cammino legati all’esplorazione del corpo nello spazio e alla ricerca di un  paesaggio che ha in sé i segni e i movimenti del disastro e della rinascita; Giovanni Cattabriga / Wu Ming 2 che ci parla dei suoi viaggi a piedi per la difesa del diritto al paesaggio e alla viandanza  ( Il sentiero luminoso, Ediciclo); Federico Bomba ci racconta “Artwalks” la nuova nuova app per scoprire il patrimonio  delle Marche, presto disponibile per altri luoghi d’Italia; la risposta culturale a Pokemon-go. Continua a leggere Pantagruel – CAMMINANTI

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Il teatro più bello del 2014, da vedere anche nel 2015

Ecco l’articolo con i consigli per i migliori lavori del 2014, da vedere anche nel 2015 (con un cappello e una conclusione finali non utilizzati nella versione per Internazionale.it)

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Di recente mi è capitato più di una volta che in una conversazione qualcuno mi dicesse: “Dai, fai il critico teatrale! Consigliami qualcosa da vedere”. Il teatro resta per tanta gente una terra magica in cui è difficile orientarsi. E una volta, in effetti, la funzione del critico era proprio quella. Ma oggi, e siamo in tanti a chiedercelo, è ancora così? Consigliare uno spettacolo non è come consigliare un libro, che pure se parli di un autore meno noto o di un editore minore ti basta cliccare su Amazon e farti spedire il pacchetto a casa (se non hai, cosa auspicabile, un libraio di fiducia). Salvo poche grandi produzioni, che fanno lunghe teniture, oggi le tournée sono a singhiozzo, sparse a macchia di leopardo lungo la penisola, e gli artisti – quelli che ancora fanno questo mestiere col cuore – appaiono e scompaiono come ectoplasmi di un’arte antica e modernissima. Vuoi vedere questo spettacolo? Io l’ho visto, è bellissimo. Sarà due giorni a Milano, uno a Vicenza e due a Bari. Prenota in fretta che sennò il prezzo del treno sale.

È ovvio che, a parte pochi “ammalati di teatro”, non siano in molti a seguire gli spettacoli lungo le loro discontinue apparizioni. Ma si può provare a giocare d’anticipo. Perché nella seconda metà del 2014 si sono “materializzati” diversi capolavori piccoli e grandi, e tutti in quella terra di mezzo che è il teatro d’arte – no, Carminati non c’entra nulla – ovvero quel teatro di sudore e passione che spesso si manifesta in luoghi periferici, si annida nei cartelloni dei teatri, tra le assi del palcoscenico, dietro, affianco e nonostante le programmazioni più visibili e luccicanti, ma trite e ritrite come il cenone di Natale a casa della zia. Alcuni di questi spettacoli memorabili avranno delle tappe nel 2015. Proviamo a farne una breve mappatura. Continua a leggere Il teatro più bello del 2014, da vedere anche nel 2015

Claudio Morganti, Gianni Celati e la vita errabonda dell’attore Vecchiatto

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Radio 3 dedica il mese di novembre al teatro: vi segnaliamo il programma completo e pubblichiamo una recensione di Graziano Graziani allo spettacolo La recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto di Claudio Morganti e Elena Bucci. (L’immagine è di Ilaria Costanzo. Fonte.)

«La recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto» messo in scena da Claudio Morganti e Elena Bucci è un piccolo capolavoro. “Piccolo” per la sua dimensione scenica – io ho avuto la fortuna di vederlo nella cripta del Magnolfi, a Prato, per il festival Contemporanea, con poche altre decine di persone sedute ai tavolini che sorseggiavano un vino offerto dalla compagnia – ma nella sostanza si tratta di uno dei più bei lavori degli ultimi anni, nonostante stiamo parlando di una lettura scenica. Come succede a diversi gioielli della scena contemporanea degli ultimi anni, complice un sistema teatrale ingessato e perennemente “a due velocità”, il lavoro di Bucci e Morganti non è stato visto da un grande numero di persone – cosa a cui ha posto parzialmente rimedio Radio 3, che ha scelto di inaugurare il suo “mese del teatro”, che si svolge tradizionalmente a novembre, proprio con questo lavoro prezioso. Continua a leggere Claudio Morganti, Gianni Celati e la vita errabonda dell’attore Vecchiatto

«Museum» e la trilogia Noosfera di Fortebraccio Teatro

Noosfera Museum - Roberto Latini
foto di Ilaria Scarpa

Terza tappa per il progetto «Noosfera» di Fortebraccio Teatro, la formazione composta da Roberto Latini, Gianluca Misiti e Max Mugnai, che proprio in questo formato trova la sua espressione più distillata, ovvero nella cifra dei monologhi di Latini – uno dei migliori attori della nostra scena – che restano tuttavia “quadri viventi” costruiti a tre sguardi.

«Museum» è il quadro più allucinato dei tre, e forse quello che mette in scena il paesaggio più desolato. Parlo di “paesaggio” perché l’ambizione di Noosfera sembrerebbe essere quella di tracciare un panorama della condizione umana odierna, dove pure quando i riferimenti sono legati alla letteratura, al cinema, ai classici del teatro, è facile leggere in controluce l’Italia di oggi e la sua geografia di macerie umane e morali. Se «Lucignolo» è un chiaro riferimento al paese dei balocchi, un orizzonte di disimpegno che luccica ma nasconde un destino di schiavitù, «Titanic» porta con sé la metafora del viaggio verso il nulla dove ancora e nonostante tutto si continua a ballare. Il punto di contatto tra i due è la voglia di fuga, quella radicale in Lucignolo – che è forse la sua pulsione più positiva – e la direzione del Titanic verso un’America ipotetica e irraggiungibile.

«Museum» invece mette in scena il racconto più freddo, l’arrestarsi della corsa, la cristallizzazione. Riferimento a una società musealizzata dove non c’è più spazio nemmeno per la fuga. Come i colori dominanti nei primi due lavori erano rispettivamente il bianco e il rosso, qui ci troviamo immersi nel blu – colore della malinconia secondo la lingua inglese, colore del raffreddamento che prelude la perdita definitiva di calore. In questa cornice Roberto Latini veste maschere dolorose: la prima indossa un cappotto cosparso di chiavi e possiede una faccia metallica; la seconda porta una semplice maglietta bianca che si macchia di sangue, ultima traccia di una vitalità irredenta che pure sembra tendere all’esaurimento. Non a caso queste maschere, nonostante il panorama di desolazione, continuano a mormorare invocazioni all’amore, quasi assistessimo – attraverso citazioni shakespeariane – al rantolo dell’ultimo dei romantici. Continua a leggere «Museum» e la trilogia Noosfera di Fortebraccio Teatro

Per un nuovo corso della cultura a Roma. Lettera a sindaco e governatore

Teatro Roma (littlepoints)Cari Sindaco Marino e Presidente Zingaretti,

scrivo a voi e ai vostri assessori alla Cultura (la signora Ravera e chi occuperà quel posto al Comune) perché Roma e il Lazio si trovano oggi in una situazione straordinaria, con due giunte di centro-sinistra che partono praticamente insieme e hanno davanti cinque anni per cambiare davvero le cose. Questo è vero in molti settori, ma io vi scrivo per uno in particolare: il teatro. Che sarà anche un “piccolo mondo”, come lo definiva Ingmar Bergman, soprattutto oggi che tendiamo a credere importante solo quello che passa nei mass media. Il teatro invece non è un media di massa e non lo sarà mai, ma proprio per questo costituisce non solo un patrimonio artistico e culturale immenso ma anche un’occasione di socialità e confronto del tutto diversa da quelle che le logiche di mercato ci impongono oggi.

Tuttavia, non mi rivolgo a voi per difendere genericamente un settore in crisi o una categoria. Dire che il teatro ha bisogno urgente di risorse per sopravvivere è scontato, per quanto drammaticamente vero. Vi scrivo perché oggi Roma esprime una delle scene teatrali più importanti a livello nazionale e in qualche caso anche internazionale, e questo patrimonio del nostro territorio rischia di venire desertificato. Oggi invece, forse anche grazie alla crisi che sta mettendo in discussione equilibri e rendite di posizione che hanno purtroppo infettato anche il mondo della cultura, le vostre due giunte insieme hanno l’opportunità di cambiare le cose. Continua a leggere Per un nuovo corso della cultura a Roma. Lettera a sindaco e governatore

DDB 40 – Giorno 16: “Bangalore 4-6” e “Seppure voleste colpire 2”

testata DDB India 40

31. Bangalore 4-6

Gli ultimi due contest di Bangalore chiudono i cinque appuntamenti performativi – anche se andrebbe contaggiato anche un sesto, lo speciale all’interno di “Benares”. Nelle sue sessioni si sono sperimentano sonorità ancora più minimali e inserti di letture, soprattutto per quei teatranti che hanno la parola come mezzo espressivo e allora scelgono di inserire quella sonorità nella stratificazione di onde sonore che investe il pubblico nello stretto corridoio dell’India dove si svolge la performance. Nel quarto Bangalore troviamo la coppia Federica Santoro – Luca Tilli, dove la prima interagisce con dei rantoli “effettati” da una pedaliera, mentre il secondo si batte le mani sul corpo come se avesse freddo (entrambi le gestualità, con le loro sonorità, fanno parte del ventaglio espressivo dei loro personaggi di “Divertimento”). Nell’ultimo contest, invece, troviamo Manuela Cherubini (Psicopompo) che si lancia in un vero dialogo con Michele Di Stefano, non solo udibile ma comprensibile, mentre Biagio Caravano e Riccardo Fazi di Muta Imago si sfidano alle consolle. E mentre le sonorità si fanno via via più scoppiettanti, il dialogo si rivela essere un frullato di pop e assurdo, tratto dalla raccolta di racconti “Mio cugino, il mio gastroenterologo” di Mark Leyner, salutato come giovane rivelazione letteraria in America agli inizi degli anni Novanta. Continua a leggere DDB 40 – Giorno 16: “Bangalore 4-6” e “Seppure voleste colpire 2”

DDB 29 – Giorno 6: “Moby Dick” e “Seppur voleste colpire”

testata DDB India 29

10. Moby Dick (Teatro delle Apparizioni)

Una narrazione che si espande come un flusso d’acqua, come una corrente marina che prende forma grazie al racconto, alla recitazione, ma anche grazie alle immagini proiettate a pioggia sul palco, attorno alle quali si raduna il pubblico. Un pubblico contenuto, di 80/100 persone, che si accalca attorno al rettangolo della visione proiettata a terra, che visualizza di volta in volta il mare in tempesta, il profilo del Pequod (il vascello comandato dal capitano Achab), la sagoma inquietante della balena bianca. E da dentro l’immagine, a volte di lato a raccontare, a volte “fuso” con essa, Dario Garofalo dà voce a Ismaele, l’io narrante del classico di Herman Melville. Ma non c’è solo la cornice suggestiva di una dispositivo visivo che sembra quasi inglobare il pubblico, che guarda in basso come dentro un pozzo in cui prende corpo la storia; c’è anche la scelta, da parte di Fabrizio Pallara che ha ideato lo spettacolo, di lavorare attorno a un segno grafico non solo riconoscibile, ma gravido di una sua storia. Quella di Rockwell Kent, primo illustratore di «Moby Dick» e viaggiatore a sua volta, che diede alle stampe nel 1930 una storica edizione illustrata in bianco e nero. Continua a leggere DDB 29 – Giorno 6: “Moby Dick” e “Seppur voleste colpire”

Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°1)

RITRATTI DAL TEATRO INDIA

Puntata n°01 – IL LAVORO DELL’ATTORE
Roberto Latini – Andrea Baracco – Federica Santoro – Biancofango

Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale. Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°1)

Le armi di pezza del teatro. «Seppure voleste colpire» di Roberto Latini

Libertà di dilatare il tempo e lo spazio del teatro oltre il teatro. O meglio, oltre lo spettacolo: spezzando la sua articolazione chiusa, la sua grammatica coerente, per recuperare la dimensione teatrale all’incontro. Incontro dell’inatteso, incontro tra gli artisti, incontro col pubblico. C’è tutto questo in «Seppure voleste colpire», programma di battaglie per la resistenza teatrale ideato da Roberto Latini, in scena al Teatro Argot fino al 14 ottobre. Latini lo definisce un “sit-in artistico, e quindi politico e culturale”. La definizione è calzante a ciò che avviene in scena: un gruppo di artisti invitati (musicisti teatranti e registi) si alternano in brevi presentazioni di qualcosa, sia esso già un oggetto scenico o una semplice conversazione, nello spazio candido delimitato da un linoleum bianco, dove il sipario è in fondo – a voler simboleggiare che anche noi del pubblico, disposti a semicerchio, siamo “al di qua” della scena.

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Perdutamente. Diciotto compagnie disperse nel Teatro India

Un cantiere nel cantiere. Così è stato definito da Gabriele Lavia il progetto «Perdutamente», che riunisce diciotto compagnie romane all’interno del Teatro India di Roma, da ottobre a Natale. Una “factory” che produrrà seminari, laboratori, incontri – ma anche “atti, distrazioni, incidenti”, come recita il sottotitolo – e una parte spettacolare aperta al pubblico tutta concentrata nel mese di dicembre. Non si tratta dunque di nuove produzioni da creare e presentare – nonostante la commissione ci sia, ed è attorno al tema della “perdita” – ma di una residenza aperta, il cui obiettivo principale è quello di far abitare lo spazio di India (il più bel teatro romano dedicato al contemporaneo) da quelle compagnie del territorio che sono diretta espressione di questo segmento artistico – ricerca, nuove generazioni e nuovi linguaggi – che il più delle volte non solo non arrivano nei cartelloni degli stabili, ma non arrivano nemmeno ad avere un’interlocuzione coi direttori artistici.
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