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Cartoline dall’inferno

Sotto una calotta che evoca una sorta di sottomondo, una famiglia dalla composizione bizzarra si trova a vivere una vita non vita, sospesa davanti alla tivù e saltuariamente interrotta da scatti di violenza e cinismo che sembrano essere gli unici binari su cui scorrono le relazioni tra le persone. Lo strano agglomerato umano che Fibre Parallele porta sulla scena parla un dialetto tagliente e ringhiato, unico modo per affermare rabbiosamente il proprio posto nel mondo. Il capofamiglia panciuto e violento (Corrado Lagrasta), la zia arcigna dal naso gobbuto (Sara Bevilacqua) sempre pronta a bestemmiare sulla nascita del nipote Vito, figlio spilungone e ottuso, ingobbito e con le orecchie troppo grandi, incapace di smettere di mangiarsi le unghie o di frugarsi furiosamente nei pantaloni (Riccardo Spagnulo); e infine lei, Felicetta (Licia Lanera), portata a forza a rompere e ristabilire l’ordine familiare attorno a una nuova unione, che fa la sua comparsa dentro un sacco dell’immondizia, intenta a masticare bubble gum rosa come la sua improbabile mise, top e pants rosa shocking strizzati all’inverosimile. Continua a leggere Cartoline dall’inferno

Tutto il pulp minuto per minuto

fibre - dueLasciando da parte la comicità che aveva caratterizzato il loro fortunato esordio, con «2.(DUE)» [spettacolo finalista al Premio Extra] Fibre Parallele teatro, giovane compagnia barese, sceglie provocatoriamente di mettere in scena quello che le televisioni e i giornali ci servono ogni giorno con dovizia di particolari: la morbosità (di chi fa o di chi guarda?) che sta dietro le storie di cronaca nera. Il monologo di Licia Lanera (scritto e diretto assieme a Riccardo Spagniuolo), che si presenta in camice bianco e con la voce monocorde di chi è intontito di farmaci (o di dolore), ripercorre la storia quasi banale di un amore non corrisposto. Amplificata dal microfono e dall’andatura allucinatoria della voce, la storia fa saltare gli schemi abituali: l’ostacolo al sogno d’amore di lei non è la classica rivale, ma la bisessualità di Luca, il fatto che a lui «piace il cazzo». Nonostante questo “segno dei tempi”, ciò che incrina i sogni (e la mente) della protagonista è l’infrangersi della più ordinaria delle prospettive: una casa, dei figli, un futuro insieme. Continua a leggere Tutto il pulp minuto per minuto