Archivi tag: Rialto

Il teatro come ecosistema

riciclo simboloQuesto scritto riassume l’intervento elaborato per il convegno «Nobiltà e Miseria – presente e futuro delle residenze creative in Italia», che si è tenuto a Prato, organizzato dal festival Contemporanea e dal teatro-dimora di Mondaino, L’Arboreto.

 1. Un paesaggio artistico

Qualche anno fa il paesaggista francese Gilles Clément incontrò un notevole successo con un piccolo libro intitolato «Manifesto del Terzo Paesaggio», dove cercava di descrivere una parte trascurata ma feconda dei territori che viviamo, che non fa parte del paesaggio antropizzato e nemmeno di quello completamente naturale. Clément li chiama “paesaggi indecisi”, che non hanno ancora una forma, e per questo rispetto al sistema paesaggio sono elementi “residuali”.

Mi piacerebbe partire rubando questo concetto evocativo coniato da Clément per parlare di residenze creative attraverso l’idea di paesaggio. Perché le residenze creative, assieme ai festival, contribuiscono a tracciare una mappa di un preciso “paesaggio artistico”. Anzi, sono in grado di renderlo visibile. Festival e residenze sono i centri stanziali che uno sciame di artisti con la vocazione al nomadismo attraversa in maniera costante di stagione in stagione. Sono gli snodi necessari di un percorso, come le città di sosta lungo la Via della Seta: non esauriscono il viaggio ma permettono che esso si compia. Continua a leggere Il teatro come ecosistema

Estate romana: lo sgombero del Rialto

Rialto front

Il 28 luglio scorso il teatro del RialtoSantambrogio, storico luogo della sperimentazione culturale a Roma, è stato chiuso dalla polizia. Il provvedimento – che arriva giusto un paio di giorni prima dell’esodo estivo, quando la capitale si svuota dei suoi cittadini ma anche dei suoi referenti politici – è l’estensione del sequestro preventivo degli spazi avvenuto quattro mesi prima, a marzo, quando è stato chiuso quasi tutto il primo piano del centro. Oggi, di fatto, non è più possibile per il Rialto programmare concerti, spettacoli teatrali, mostre.
La storia degli sgomberi di spazi sociali insegna che la pausa estiva è il momento migliore per forzature di questo genere, ma c’è un aspetto che va sottolineato: il Rialto non è un luogo occupato, ma uno spazio pubblico assegnato dal Comune all’associazione che lo gestisce. E per di più, scegliendo di dedicare completamente il proprio spazio e le proprie energie al teatro, alla musica, all’arte istallativa e visiva, il Rialto è stato per dieci anni un’anomalia in pieno centro di Roma, sia per il contesto geografico in cui si trova – l’ex ghetto ebraico, tra il teatro Argentina e piazza Venezia – sia rispetto al panorama degli spazi sociali romani. Ma proprio per questo, attraverso la sua vicenda, è possibile leggere cosa sta succedendo alla cultura a Roma, come viene gestita e considerata dalla politica e dalla pubblica amministrazione.
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Visioni Extra-vaganti alla Festa del Cinema di Roma

Giovedì 18 ottobre, assieme ai tappeti rossi dell’Auditorium, si dispiegherà per la capitale anche un’altra concezione dell’arte contemporanea, che indaga il cinema senza dimenticare tutte le altre forme d’arte, che contesta il meccanismo del copyright, il cui unico effetto sicuro è quello di tarpare sul nascere la creatività autoprodotta e dal basso, che, anziché stare chiusa nei grandi templi della cultura, irrompe nel panorama urbano, contaminandolo e lasciandosi contaminare. È «Extra Large», progetto all’interno della sezione «Extra» della Festa del Cinema, interamente ideato e gestito dagli spazi sociali romani.
«Si tratta di una sperimentazione che non vuole tracciare alcun tipo di linea. È un tentativo che, pur con tutte le contraddizioni che può portarsi dietro lavorare con un soggetto come la Festa del Cinema, abbiamo voluto portare avanti, perché siamo convinti che su questo terreno passerà un nuovo riassetto politico e culturale della città». A parlare è Serena di Esc atelier, uno dei “luoghi sociali” che hanno preso parte al progetto, assieme a Angelo Mai, Corto Circuito, Kollatino Underground, Le Sirene, Margine Operativo, Rialtoccupato, Santasangre, Stalker, Spartaco, Spazio Sociale 32, StalkAngency e Urban Pressure. Sette centri sociali e sei gruppi di produzione indipendenti che hanno organizzato cinque eventi a ingresso gratuito in tutta la città: dalla San Lorenzo degli spazi sociali e delle palestre popolari alla Trastevere dell’ex Gil, dal Verano alla Fiera di Roma, dalle zone periferiche come il quartiere Collatino fino ai capolinea delle metropolitane. Continua a leggere Visioni Extra-vaganti alla Festa del Cinema di Roma

Tanti artisti ma pochi luoghi. Intervista a Giorgio Barberio Corsetti

corsetti-2Giorgio Barberio Corsetti, regista teatrale, lavora a Roma da trent’anni nonostante una fama internazionale che avrebbe potuto aprirgli le porte ovunque. Una città, Roma, che Corsetti ci racconta anche attraverso il suo rapporto con le grandi istituzioni come l’Auditorium, con il mutato clima culturale e con ciò che, secondo lui, ancora manca per non restare imprigionati nella logica delle “vetrine” e dei grandi eventi.
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«Cuentos para un invierno largo» di Intimoteatroitinerante

intimoteatro-inviernolargoLa compagnia argentina Intimoteatroitinerante ha appena concluso la settimana di repliche del suo ultimo spettacolo – «Cuentos para un invierno largo» – presso il Rialto Santambrogio di Roma. L’ultima replica italiana della performance c’è stata oggi all’aperto, sul Ponte Sisto, storico ponte pedonale che collega la zona di Trastevere a quella di Campo de’ Fiori. Chi passava poteva chiedere di assistere ad una storia. In tanti hanno chiesto di farlo, nonostante i racconti fossero in spagnolo.
Questi “Racconti per un lungo inverno”, che compongono lo spettacolo, sono cinque storie differenti che narrano di differenti situazioni e personaggi. Scritte da Fernando Rubio – che è anche il regista e l’interprete di uno dei racconti – queste storie hanno in comune il fatto di partire dall’intimità del personaggio per arrivare, come un dardo, dritte all’interiorità di chi le ascolta.
Cinque storie per cinque diversi attori, per cinque diversi spettatori. Raccontate all’interno di una cabina dalle pareti bianche, candide, in grado appena di ospitare un attore e uno spettatore. Cinque cabine identiche per ospitare cinque diversi tipi di intimità, una sensazione che sgorga spontaneamente tra chi racconta la storia e chi la scolta. Continua a leggere «Cuentos para un invierno largo» di Intimoteatroitinerante