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Il teatro come ecosistema

riciclo simboloQuesto scritto riassume l’intervento elaborato per il convegno «Nobiltà e Miseria – presente e futuro delle residenze creative in Italia», che si è tenuto a Prato, organizzato dal festival Contemporanea e dal teatro-dimora di Mondaino, L’Arboreto.

 1. Un paesaggio artistico

Qualche anno fa il paesaggista francese Gilles Clément incontrò un notevole successo con un piccolo libro intitolato «Manifesto del Terzo Paesaggio», dove cercava di descrivere una parte trascurata ma feconda dei territori che viviamo, che non fa parte del paesaggio antropizzato e nemmeno di quello completamente naturale. Clément li chiama “paesaggi indecisi”, che non hanno ancora una forma, e per questo rispetto al sistema paesaggio sono elementi “residuali”.

Mi piacerebbe partire rubando questo concetto evocativo coniato da Clément per parlare di residenze creative attraverso l’idea di paesaggio. Perché le residenze creative, assieme ai festival, contribuiscono a tracciare una mappa di un preciso “paesaggio artistico”. Anzi, sono in grado di renderlo visibile. Festival e residenze sono i centri stanziali che uno sciame di artisti con la vocazione al nomadismo attraversa in maniera costante di stagione in stagione. Sono gli snodi necessari di un percorso, come le città di sosta lungo la Via della Seta: non esauriscono il viaggio ma permettono che esso si compia. Continua a leggere Il teatro come ecosistema

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Il tempo della creazione. Residenze e «diritto allo spreco»

attrezziLe residenze creative possono essere osservate secondo due logiche in antitesi tra loro: quella “economicista” e quella “anti-economicista”. Seguiamo per prima la logica economicista. Il teatro è un universo plurimo, di cui fanno parte molti sottoinsiemi. Le residenze fanno riferimento al sottoinsieme della Ricerca. È un sottoinsieme atipico, perché comprende sia delle linee estetiche (il contemporaneo, il teatro popolare d’arte) sia delle linee di sperimentazione e di innovazione dei linguaggi. Gli altri due principali sottoinsiemi, la Prosa e il Teatro Commerciale, seguono dinamiche produttive standard perché devono realizzare prodotti standard, la prima seguendo i parametri ministeriali, la seconda le logiche del botteghino. In entrambi i casi, i processi produttivi hanno delle proporzioni “matematiche” che all’incirca sono già date. La Ricerca, invece, si basa su dei processi produttivi che vanno inventati di volta in volta. Qui il “tempo per la creazione” diventa un momento strategico: esso è composto di studio e di sperimentazioni non immediatamente finalizzati alla realizzazione di un oggetto scenico.
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