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Che fine ha fatto la realtà?

Questo testo è uscito come editoriale di Nero su Bianco n°3/2010, la fanzine dell’osservatorio critico di Santarcangelo 40.

illustrazione di Valeria Prosperi

Il rapporto con la realtà è stato da sempre al centro della riflessione del teatro. Di volta in volta gli artisti hanno concentrato la loro attenzione sull’aspetto funzionale di questa arte, oppure ne hanno rivendicato e ricercato i margini di realtà e unicità, o altrimenti hanno inventato visioni sconnesse da qualunque referenza per poter rivendicare la creazione di un piano ulteriore di realtà. Non è un cruccio esclusivo della ricerca che trova interessante riflettere su se stessa e sui limiti semantici del mezzo, perché anche la drammaturgia, e da tempo, si è abbandonata volentieri a giochi metateatrali. E il perché di questa insistenza, che dura ben oltre la stagione pittorica delle pipe di Magritte, è facile da intuire: il teatro e la performance sono arti che si danno quasi sempre in presenza di un corpo vivo, e sono gli esseri viventi, in definitiva, con la loro capacità di interpretazione che crea senso, a costituire il vettore della realtà. È in questo senso che il teatro è da sempre lo specchio della realtà e della società. Continua a leggere Che fine ha fatto la realtà?

Le lune di Cosentino

«La notte del 20 luglio del ’69 in tutto il mondo interplanetario non c’è stato un furto, un omicidio, una rapina, uno scappellotto. Erano tutti lì davanti a Neil Armstrong. E questo cosa vuol dire? Vuol dire che se tutti guardassimo di più la televisione il nostro sarebbe un mondo migliore». Andrea Cosentino torna a sondare i meccanismi del linguaggio televisivo, il rapporto tra realtà e verità nell’epoca della rappresentazione, attraverso un mito celebrato proprio lo scorso anno in occasione del suo quarantesimo anniversario: lo sbarco sulla luna. Ma lo fa dipanando le sue storie non storie fatte di fili che si incrociano e finali che si susseguono senza chiudersi mai. Così procede «Primi passi sulla luna» – in scena al teatro Argot di Roma fino al 24 gennaio – dove la luna diventa un pretesto per guardare alla fantascienza, al Kubrik di «2001 Odissea nello spazio» (di cui nel 2009 ricorrono i dieci anni della scomparsa), al complottismo internauta di chi crede che sulla luna non ci siamo mai stati davvero, ma anche per raccontare la favola di «Pimpa e le due lune», un libro illustrato di Altan che Cosentino, da papà, utilizza per addormentare sua figlia Daria. Continua a leggere Le lune di Cosentino