Archivi tag: Rafael Spregelburd

Il work in progress di Lucia Calamaro e il destino dell’editoria teatrale

calamaro - vita ferma

Di cosa parliamo quando parliamo di scrittura per il teatro? Negli ultimi decenni del secolo scorso una certa predominanza del teatro di regia, a cui ha fatto da contraltare una ricerca particolarmente “visionaria”, ha messo in un cono d’ombra la possibilità che ha il teatro di raccontare storie. Almeno in Italia e nell’Europa continentale. Negli U.S.A., invece – dove sono stato di recente per un progetto sulla traduzione di drammaturgie italiane intitolato “Italian Playwright Project” – il re è sempre stato l’autore e continua ad esserlo. Lì prevale un’idea funzionale di teatro – un testo è una storia, e quella storia se funziona può passare da Off Broadway a Broadway, trasformarsi da spettacolo a musical a film e scalare così la catena alimentare delle opere teatrali che vede in fondo il loro valore artistico e in cima il loro potenziale economico in qualità di “intrattenimento”.

Nella vecchia Europa del teatro pubblico (ancora per quanto?) le cose funzionano in modo un po’ diverso. Ma anche qui, con l’alba del nuovo secolo, il teatro ha ripreso a raccontare, o meglio: quella sua particolare forza espressiva sembra finalmente uscire dal cono d’ombra. Continua a leggere Il work in progress di Lucia Calamaro e il destino dell’editoria teatrale

Annunci

Dio (cioè la regia) è morto? Riflessioni a margine degli spettacoli di Ronconi e Magelli

Luca RonconiHuston, we have a problem. Soprattutto per quanto riguarda la recitazione negli allestimenti dei nostri teatri pubblici. E se gli elementi degli spettacoli, presi singolarmente, sembrano risultare di tutto rispetto ma poi la maionese impazzisce ugualmente, c’è un unico responsabile a cui addossare la colpa: la regia. Visti a un giorno di distanza, «La modestia» diretta da Luca Ronconi (al Teatro Argentina di Roma) e «Hotel Belvedere» diretto da Paolo Magelli (al Teatro Metastasio di Prato) danno lo stesso sconsolante verdetto. Pur essendo operazioni diversissime e pur essendo i due registi portatori di due estetiche molto distanti una dall’altra. E allora perché accostarli in una stessa riflessione? Perché si tratta di due operazioni che provano a dinamizzare le ovvietà in cui sprofondano i cartelloni dei nostri teatri principali (e da questo punto di vista sono operazioni encomiabili). Ronconi punta su un nome ormai consolidato della drammaturgia contemporanea internazionale, per quanto appena quarantenne: l’argentino Rafael Spregelburd. Magelli, invece, va a ripescare un testo dell’austriaco Ödön von Horváth di novant’anni fa – e che aveva già messo in scena in croato alla fine degli anni Settanta – che per il suo spirito corrosivo sulla decadenza dell’Europa è in grado di parlare al presente. Ma in entrambi i casi sono le scelte registiche e i registri recitativi a non appartenere a questo tempo. Con un distinguo. Continua a leggere Dio (cioè la regia) è morto? Riflessioni a margine degli spettacoli di Ronconi e Magelli

Il Teatro Valle non va in vacanza. Il nuovo anno ha cinque stagioni

È un programma “debordante” quello che il Teatro Valle Occupato ha realizzato per la prossima stagione e che è stato presentato oggi nello spazio del teatro. Talmente debordante che realizza eventi per cinque stagioni: “Estate, autunno, inverno, primavera… e ancora estate”, questo è il titolo del progetto. In effetti, paragonato alle stagioni ufficiali sempre più compresse, questa del Valle Occupato sembra non avere fine: partirà già il 20 luglio e arriverà fino alla prossima estate, coinvolgendo alcuni degli artisti più interessanti della scena contemporanea e non.

Sono tre le aree tematiche proposte dal valle. “Scritture”, la prima, comprende un laboratorio di scrittura con Fausto Paravidino che parte il 20 luglio, incentrato su un tema piuttosto attuale: la crisi. I Motus proporranno “W. 3 atti pubblici (After the creative residence)”, residenza creativa incentrata sul tema del futuro incerto. Continua anche il progetto Drammaturgie Nascoste, bando aperto per le nuove scritture professionali ed esordienti. Il progetto “Cavie”, invece, si propone di esplorare le potenzialità di un genere che è stato negli anni un po’ svuotato dalle dinamiche commerciali e che invece in Italia vanta una ricca tradizione: la commedia.

Continua a leggere Il Teatro Valle non va in vacanza. Il nuovo anno ha cinque stagioni

Epica, Etica e Pop – manovre di uscite dalla post-modernità tra letteratura e teatro

A fine novembre, al Kollatino di Roma, in occasione dell’ultimo appuntamento di Novo Critico, l’Accademia degli Artefatti ha presentato in lettura alcune scene tratte da «One Day», lo spettacolo di 24 ore che doveva debuttare nel 2008 al festival Romaeuropa ma che, a causa di problemi produttivi, non ha mai visto la luce. Nonostante non sia stato portato a termine, per il regista Fabrizio Arcuri «One Day» resta il miglior pezzo di teatro realizzato dalla sua compagnia, perché era “nato per testimoniare l’assoluta inadeguatezza del sistema” e coerentemente è stato “abortito per mano di questa inadeguatezza”. In effetti «One Day» aleggia come un fantasma sulla attuale situazione di dismissione di spazi e finanziamenti che sta minando il sistema teatrale italiano, perché ne è stato forse il primo concreto campanello d’allarme, e gode per tanto oggi di una luce quasi “mitica”. Continua a leggere Epica, Etica e Pop – manovre di uscite dalla post-modernità tra letteratura e teatro

Bizarra: teatro e telenovela. Intervista a Rafael Spregelburd

Rafael Spegelburd è tra i drammaturghi argentini più interessanti della sua generazione, quella dei quarantenni che hanno vissuto la dittatura solo durante l’infanzia, affacciandosi nell’età adulta quando l’Argentina cominciava a fare i conti con quel suo doloroso recente passato. La sua opera, per altro piuttosto prolifica, è ben conosciuta in paesi come l’Inghilterra e la Germania, mentre solo da qualche anno viene rappresentata in Italia, grazie anche all’opera di traduzione e regia di Manuela Cherubini, che nell’ultima edizione del Napoli Teatro Festival ha realizzato la versione “napoletana” di «Bizarra», una delle opere più particolari di Spregelburd, che verrà riproposta a in versione “romana” tra ottobre e dicembre all’Angelo Mai (produttore dello spettacolo assieme alla regista e a Giorgio Barberio Corsetti). «Bizarra» è una teatronovela in dieci puntate, un lavoro smisurato che si confronta con le regole assurde – ma accettate senza alcuna difficoltà dal pubblico – che caratterizzano il racconto della fiction televisiva, ed è proprio quest’opera il centro di questa conversazione con Rafael Spregelburd. Perché la scrittura di Spregelburd, oltre a mettere in risalto l’assurdità del linguaggio televisivo, con un sicuro effetto comico, coglie i nodi più profondi dove questo influenza e modella il linguaggio della politica e dell’informazione. Continua a leggere Bizarra: teatro e telenovela. Intervista a Rafael Spregelburd

L’arte, una carta senza territorio. L’ultimo libro di Houellebecq

Michel Houellebecq è uno scrittore destinato a suscitare polemiche, ma stavolta probabilmente chi avrà da ridire sul suo ultimo romanzo, «La carta e il territorio», uscito di recente per Bompiani, è una parte dei suoi estimatori, quei lettori che apprezzano la scrittura corrosiva e amara del romanziere francese, il suo sguardo sul mondo impietoso e implacabile nel tratteggiare la decadenza delle società occidentali. Houellebecq in questo nuovo romanzo assume un tono più lieve, ironico, e pur non rinunciando a tratteggiare le miserie del vivere contemporaneo stavolta sceglie di cogliere, nel tragico, la beffa. Jed Martin, il protagonista, è un fotografo e pittore francese, le cui opere nel corso della sua carriera finiscono per essere quotate a cifre astronomiche. Nella sua vita appartata si contano improvvisi successi artisti ed economici accompagnati da una serie di tragedie nei rapporti interpersonali – una madre suicida, un padre con cui non dialoga, una fidanzata russa che lo ama, complice del suo successo, da cui con troppa facilità e naturalezza si separa perché le rispettive carriere esigono strade e luoghi diversi – tutte cose a cui Jed risponde con un sordo mutismo emotivo, come se la vita relazionale tra gli uomini fosse qualcosa di rotto una volta per sempre, che si può solo contemplare con un misto di stupore e dolore. Continua a leggere L’arte, una carta senza territorio. L’ultimo libro di Houellebecq

Chi è più «Bizarra»?

Tra spettacoli di 12 ore (Peter Stein) e passeggiate che per i quartieri spagnoli (ventriglia), l’evento più fuori misura del Napoli Teatro Festival è però certamente un altro: «Bizarra», di Rafael Spregelburd – uno dei maggiori drammaturghi argentini – una teatronovela in 20 puntate tradotta, adattata e diretta da Manuela Cherubini, che per prima ha importanto in Italia le opere dell’autore di Buenos Aires. Un debutto al giorno ancora fino al 27 giugno, ogni giorno una puntata differente con riassunto delle precedenti raccontato da esagitati fan metrosxual, e un adattamento alla realtà napoletana con svirgolate nel dialetto partenopeo e ospiti eccentricamente local come il cantautore demenziale Tony Tammaro, Bizarra è un evento nel vero senso del termine. Continua a leggere Chi è più «Bizarra»?