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Raccontare una rivoluzione. «Pictures from Gihan» dei Muta Imago

muta imago - pictures of gihanCon «Pictures from Gihan», presentato in prima nazionale al Teatro Quarticciolo nell’ambito del Romaeuropa Festival, i Muta Imago trovano un’importante quadratura tra la cifra del loro passato e quella del loro presente. Sul palco troviamo i due fondatori del gruppo, Claudia Sorace e Riccardo Fazi, regista e drammaturgo, nuovamente sulla scena dopo il fortunato «(a+b)3», alle prese con la rivoluzione egiziana del 2011, dalla deposizione di Mubarak a quella di Morsi, nell’estate del 2013. Rivoluzione tradita o rivoluzione salvata dai militari, vista la deriva islamista del presidente eletto? Sono questi gli interrogativi che aleggiano nel corso dello spettacolo, costruito con una serie di pannelli che accolgono le proiezioni di immagini di repertorio, in una scena altrimenti immersa nel nero, e delle sonorizzazioni realizzate in diretta ai microfoni, quasi ci trovassimo negli studi radiofonici degli anni Cinquanta mentre è in corso l’incisione di uno spettacolo sonoro. In effetti, l’imprinting del radiodramma c’è tutto in questo nuovo lavoro che segue «In Tahrir», performance sonora e prima tappa della compagnia attorno alla primavera araba in Egitto, nato in seno al progetto «Wake Up» del Teatro di Roma. Continua a leggere Raccontare una rivoluzione. «Pictures from Gihan» dei Muta Imago

Lampedusa (2): Un dramma invisibile agli occhi del mondo

Il 29 agosto un gruppo di circa centocinquanta tunisini che si trovavano nel “Centro di prima accoglienza” di Lampedusa – la piccola isola italiana a poche ore di nave dalla costa tunisina – ha forzato la recinzione che separa il campo di contrada Imbriacola dal resto del paese e si è riversato per le strade. La maggior parte di questi ragazzi, tutti giovani e giovanissimi, si sono concentrati sul molo di Favaloro, dove hanno dato vita a una protesta gridando “Liberté liberté” e “Roma”, la città che vorrebbero raggiungere.
Nella concitazione della fuga qualche ragazzo ha provato ad allontanarsi, ma è stato subito raggiunto dalla polizia. E così, verso il tramonto, lungo il porto nuovo di Lampedusa era possibile vedere, in mezzo ai turisti di ritorno dalle escursioni in mare, diversi ragazzi tunisini scortati dai carabinieri. Sul molo di Favaloro la protesta è proseguita fino a notte fonda, lontano dagli occhi dei turisti che in un primo momento erano accorsi al molo, qualcuno anche per scattare qualche fotografia. Le forze dell’ordine hanno creato un cordone accessibile solo agli operatori delle Ong presenti sull’isola. Dopo la promessa di un rapido trasferimento in altri campi in Italia, sulla terra ferma, i tunisini sono rientrati nel campo.
Ad accendere la miccia della protesta è la notizia circolata tra i migranti tunisini che trenta di loro, prelevati quella mattina per essere portati in italiana, sono stati invece imbarcati su un aereo per Tunisi (senza passare per Palermo per la convalida dell’espulsione da parte delle autorità, come prevede la procedura). A quel punto la tensione, già alta in questi giorni di agosto, sale e sfocia prima in una rivolta all’interno del centro – con furiosi lanci di sassi e bottiglie – e poi nella fuga in massa e nella manifestazione sul molo. Continua a leggere Lampedusa (2): Un dramma invisibile agli occhi del mondo

Lampedusa (1): Tra primavera araba e autunno europeo

Lampedusa è l’isola più a sud dell’Italia, più vicina alle coste della Tunisia che alla Sicilia, perché il piccolo arcipelago di cui fa parte – le isole Pelagie – da un punto di vista geologico appartiene all’Africa, anche se è da sempre territorio italiano. È questa vicinanza ad aver trasformato Lampedusa nella porta d’Europa, il punto di accesso verso l’Italia per i migranti che sfidano la sorte per mare. Terra di pescatori, Lampedusa ha conosciuto un relativo benessere non molti anni fa, grazie al turismo degli stessi italiani: l’isola è infatti un gioello in mezzo al mediterraneo, con un clima mite che permette di godersi il mare praticamente sei mesi l’anno.
Oggi però Lampedusa è nota in tutto il mondo soprattutto per la questione dell’emigrazione verso l’Europa. Il fenomeno è cominciato negli anni novanta, quando la gente arrivava da sola sulle coste dell’isola ed erano gli stessi lampedusani ad aiutare chi sbarcava. Poi i flussi sono cresciuti sempre di più. È intervenuto il governo italiano, dapprima creando un centro d’appoggio presso l’aeroporto, infine istituendo il CSPA (centro di prima accoglienza e soccorso), che si trova a Contrada Imbriacola, nel centro abitato dell’isola. Nel mezzo c’è stata la fase dei respingimenti a mare, che ha interrotto gli sbarchi, ma è stato condannato dal mondo intero: gli accordi con Gheddafi e gli altri paesi del Nord Africa, che permettevano i repingimenti di massa, erano una palese violazione del diritto internazionale e italiano. Tra le varie cose, era impossibile stabilire chi avesse diritto d’asilo in Europa e chi no, perché non si valutava più caso per caso. Continua a leggere Lampedusa (1): Tra primavera araba e autunno europeo