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La Cina di Mo Yan

Quando ho letto che l’artista cinese Ai Weiwei di recente ha protestato contro il Nobel per la letteratura assegnato al connazionale Mo Yan, a causa del fatto che questi sarebbe colluso con il regime, mi è subito venuto in mente un bel passaggio di Tradimento, racconto dell’autore polacco Adam Zagajewski. Si tratta del monologo di un artista vissuto sotto il regime comunista che incalza il suo intervistatore: davvero crede che esistessero due paesi, il regime di qua e l’opposizione di là?, domanda l’io narrante. Che conclude che gli artisti che avevano fatto carriera sotto il regime non erano mediocri opportunisti (mentre gli artisti veri avrebbero sofferto di solitudine e ostracismo): erano piuttosto i migliori, che per il fatto di voler continuare a fare il loro lavoro – forse per protagonismo, addirittura per narcisismo, ma anche perché quella era la loro vita – avevano trovato il modo di farlo dentro la realtà che vivevano.

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Segnali dal confine. Viaggio tra Turchia e Armenia

il castello di Kars
il castello di Kars

Kars è la città dove Orhan Pamuk, il premio Nobel turco per la letteratura, ha ambientato «Neve». Delle atmosfere sospese del libro, dove la città è bloccata da una forte nevicata, se ne trovano scarse tracce durante l’estate, ma la brezza notturna lascia immaginare un clima invernale tutt’altro che mite. Per le strade le case, con le verande in stile russo in decadenza, parlano del declino della città da quando, nel 1993, la frontiera tra la Turchia e la vicina Armenia è stata chiusa. È così che Kars, un tempo crocevia di commerci internazionali, ha cominciato a sprofondare nel torpore descritto da «Neve». Per contrasto alcune vetrine del centro sono ricolme di televisori al plasma, e raccontano di un divario enorme tra ricchi e poveri della città.
Ihsan Karayazı ci accoglie con estrema gentilezza. La sua casa, dipinta di un verde mela acceso, potrebbe sembrare quella di un qualunque studente di Roma o di Londra. Pelin, la ragazza con cui viaggio e che mi fa da interprete, lo ha contattato per un progetto che lei, operatrice culturale di Istanbul, deve sviluppare in questa città. Non è un caso se si parte da questa casa: per quanto ancora molto giovane, Ihsan lo conoscono e lo stimano tutti, è il punto di raccordo tra l’occidente ricco del paese e questa città dell’estremo est. Chi vuole realizzare un progetto pubblico o internazionale in questa regione remota della Turchia passa per lui. Ihsan ci fa accomodare, ci offre del the e comincia a preparare un helva, un dolce tipico della Turchia. Gli piace cucinare, e mentre lo fa ha un sorriso particolare. Continua a leggere Segnali dal confine. Viaggio tra Turchia e Armenia

Memorie d’elefante

saramago_elefanteLa lunga marcia di un elefante indiano dalle sponde del Tejo alle rive del Danubio è la storia bizzarra ma assolutamente vera al centro dell’ultimo libro del premio nobel portoghese José Saramago. Più racconto lungo che romanzo, come lo stesso autore ha precisato, «Il viaggio dell’elefante» [Einaudi, 202 pagine, 19 euro] è la storia dell’elefante Salomone, giunto a Lisbona dalle colonie portoghesi in India per il diletto di João III e di sua moglie Caterina. L’animale, dopo aver suscitato la curiosità della corte e del popolino, è da tempo dimenticato in una tenuta nei pressi di Belem, non lontano dalla capitale. L’occasione di sbarazzarsene arriva con l’idea del re di regalare qualcosa di significativo al cugino arciduca d’Austria, Massimiliano, che ha sposato la figlia di Carlo V e si trova a Valladolid in qualità di reggente. Inizia così il viaggio di Salomone e del suo cornac Subhro (il suo conduttore indiano) attraverso il Portogallo, la Spagna, l’Italia e l’Austria, lungo deserti, mari e valichi montuosi, per soddisfare la logica della politica imperiale. Una logica fatta di matrimoni, cortesie e regali che non valgono come tali, ma come atti politici, e come atti politici vengono considerati. È così che a queste normali “relazioni tra parenti” – come sono quelle tra i regnanti di Spagna, Portogallo e Austria nel XVI secolo – corrisponde la naturale diffidenza dei rispettivi eserciti, pronti (in una delle pagine più divertenti del libro) a darsi battaglia per stabilire chi dovrà scortare l’elefante e fino a dove, allo scopo di dare lustro ai propri regnanti, ovviamente a discapito di quelli altrui. Continua a leggere Memorie d’elefante