Archivi tag: Patrizia Romeo

DDB 41 – Giorno 17: “Estremistan – cartoline 2 e 3”

testata DDB India 41

33. Estremistan 2 e 3

Le ultime due “cartoline” di Psicopompo Teatro ripropongono rivisitandoli due lavori brevi già sondati dalla compagnia. Il primo ha a che vedere con un gustoso testo di Julio Cortázar, “Istruzioni per salire le scale”, che fa parte di quella geniale raccolta di istruzioni che apre l’ancor più geniale “Storie di cronopios e famas”, libro in cui l’umorismo e lo sperimentalismo dello scrittore argentino si presero lo spazio necessario al proprio estro. E così ci ritroviamo davanti a due hostess (qui c’è la regia di Manuela Cherubini) che spiegano, dall’alto della gradinata dell’India – il pubblico è stato fatto accomodare sul palco – con una dovizia di particolari talmente ossessiva da far risultare ridicola un’azione quotidiana come salire le scale. E occorre, ad esempio, far attenzione a non confondere il “piede” con il “piede”, poiché entrambi si chiamano così, e all’alzarli entrambi contemporaneamente senza aver precedentemente messo a posto l’altro chissà cosa potrebbe succedere… Continua a leggere DDB 41 – Giorno 17: “Estremistan – cartoline 2 e 3”

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DDB 26 – Giorno 3: Deflorian-Tagliarini con Monica Piseddu e “Estremistan – cartolina 1”

testata DDB India 26

5. Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni (Daria Deflorian, Antonio Tagliarini, Monica Piseddu)

Quattro anziane signore greche che, in modo composto e dignitoso, si tolgono la vita. Si sono viste dimezzare la pensione, la mutua non paga più le loro medicine e loro decidono di farla finita e, in questo modo, di lasciare quel poco destinato a loro a chi ne ha bisogno. È da questa immagine che parte «Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni», il nuovo lavoro di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini in collaborazione qui con Monica Piseddu. Anzi, che “non parte”, perché la mezz’ora di studio presentata a perdutamente inizia proprio con l’ammissione di un fallimento: l’impossibilità di mettere in scena questa storia, che pure se si tratta di fiction (è tratta dall’incipit di un romanzo giallo di Petros Markaris) tratteggia in modo incredibilmente preciso il nodo di disperazione che si avvita nelle biografie dei cittadini più poveri dell’Europa erosa dalla crisi economica. Continua a leggere DDB 26 – Giorno 3: Deflorian-Tagliarini con Monica Piseddu e “Estremistan – cartolina 1”

Il potere picaresco. Il Castello di Kafka secondo Corsetti

Il Castello di Kafka è una potente metafora del potere burocatico, divenuta un classico del Novecento proprio per il modo in cui lo scrittore praghese ha tratteggiato il lato angoscioso del rapporto con un’autorità inarrivabile. Anche perché per Kafka questa inarrivabilità è tutt’altro che unidirezionale: non c’è solo il potere che si arrocca nel Castello, ci sono anche i labirinti mentali in cui i sottoposti si perdono immaginando il proprio ruolo rispetto al potere.
Il «Castello» allestito da Giorgio Barberio Corsetti – in scena al Teatro India di Roma fino al 2 ottobre – colpisce invece per la scelta di puntare su toni insoliti. Perché il regista romano ne dà una versione certamente onirica, ma che in certi momenti risulta picaresca e persino scanzonata, grazie anche al ritmo impresso allo spettacolo dalla band Statale 66 che esegue le musiche dal vivo. Una scelta insolita perché, nel corso degli anni, ci siamo abituati ad accostare – da italiani – la metafora kafkiana al nostro modello di italietta polverosa e provinciale, asfittica e conservatrice, simboleggiata dalla pletora di burocrati malvestiti che sono stati il simbolo di quasi mezzo secolo di potere democristiano. Un potere che, tuttavia, conservava per intero la sua aurea di inarrivabilità, di timore, che tracciava con mano ferma una cappa plumbea sulla vita politica italiana che, con il Castello, aveva in comune l’angosciosa immagine del muro di gomma. Tanto che “kafkiano” è da sempra tra gli agettivi più usati nel dibatto pubblico del nostro paese.
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