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L’arte di decostruire. Menoventi, Opera e Andrea Cosentino

“Sonno” di Opera

Durante la prima settimana di Teatri di Vetro – festival romano alla VI edizione, che si svolge in maggio tra il Teatro Palladium e i suggestivi lotti della Garbatella – si sono succeduti tre spettacoli molto diversi tra loro, accomunati però da una tensione comune: la decostruzione. Attenzione, però, non si tratta del gusto per il frammento e per la disintegrazione della forma che ha attraversato molta scena degli anni Novanta. In questi tre lavori – in linea con quanto accade in una fetta significativa della scena degli anni Zero – l’obiettivo è un altro. Smontare la scatola, rompere il giocatolo, far vedere allo spettatore (anzi, vedere assieme allo spettatore) cosa c’è all’interno del meccanismo della comunicazione (in questo caso) teatrale, e delle retoriche del racconto. Continua a leggere L’arte di decostruire. Menoventi, Opera e Andrea Cosentino

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Pane ai circensi. La cultura menomata secondo Andrea Cosentino e Francesco Picciotti

Il ministro Brunetta nel 2009 lo aveva detto chiaro e tondo: gli artisti sono parassiti. Andrea Cosentino lo ha messo in scena senza mezzi termini. In «Pane ai circensi», breve performance realizzata con Francesco Picciotti, torna uno dei suoi più famosi burattini, quello di Artaud, in versione barbone che, seduto in strada fuori dal teatro, chiede al pubblico (borghese?) di dargli dei soldi. È tutta qui la scena del «progetto di accattonaggio teatrale ai margini della cultura sovvenzionata»: un’idea tanto semplice e luminosa da rivelarsi geniale. Perché sarà anche vero che Brunetta tuonava contro gli enti lirici – contro la cui opulenza, di quando in quando, si scaglia volentieri anche il cosiddetto teatro di ricerca. Ma altrettanto vero è che quando si chiudono i rubinetti i primi artisti a restare a secco non sono quelli che bevono a garganella, ma gli altri che tirano a campare succhiando le sparute goccioline che sfuggono dal flusso e schizzano disordinatamente a terra. E allora il senso di essere “accattoni”, di avere o meno il diritto di reclamare denaro – l’elemosina pubblica o quella privata del pubblico – assumono, per la ricerca, un valore più che politico, quasi ontologico. Cosentino e Picciotti snocciolando quest’ontologia in un serie di domande che Artaud – il grande teorico dell’assoluto a teatro, dell’arte senza mezzi termini – rivolge direttamente al pubblico, con la sua voce distorta diffusa da un mangiacassette. Mi dai dei soldi? Ti faccio pena? Mi dai dei soldi perché ti faccio pena? Continua a leggere Pane ai circensi. La cultura menomata secondo Andrea Cosentino e Francesco Picciotti