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Dio (cioè la regia) è morto? Riflessioni a margine degli spettacoli di Ronconi e Magelli

Luca RonconiHuston, we have a problem. Soprattutto per quanto riguarda la recitazione negli allestimenti dei nostri teatri pubblici. E se gli elementi degli spettacoli, presi singolarmente, sembrano risultare di tutto rispetto ma poi la maionese impazzisce ugualmente, c’è un unico responsabile a cui addossare la colpa: la regia. Visti a un giorno di distanza, «La modestia» diretta da Luca Ronconi (al Teatro Argentina di Roma) e «Hotel Belvedere» diretto da Paolo Magelli (al Teatro Metastasio di Prato) danno lo stesso sconsolante verdetto. Pur essendo operazioni diversissime e pur essendo i due registi portatori di due estetiche molto distanti una dall’altra. E allora perché accostarli in una stessa riflessione? Perché si tratta di due operazioni che provano a dinamizzare le ovvietà in cui sprofondano i cartelloni dei nostri teatri principali (e da questo punto di vista sono operazioni encomiabili). Ronconi punta su un nome ormai consolidato della drammaturgia contemporanea internazionale, per quanto appena quarantenne: l’argentino Rafael Spregelburd. Magelli, invece, va a ripescare un testo dell’austriaco Ödön von Horváth di novant’anni fa – e che aveva già messo in scena in croato alla fine degli anni Settanta – che per il suo spirito corrosivo sulla decadenza dell’Europa è in grado di parlare al presente. Ma in entrambi i casi sono le scelte registiche e i registri recitativi a non appartenere a questo tempo. Con un distinguo. Continua a leggere Dio (cioè la regia) è morto? Riflessioni a margine degli spettacoli di Ronconi e Magelli

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