Archivi tag: Occupazione del Valle

Gli “illegali” del Teatro Valle

Teatro-valle facciataParagonando il Teatro della Pergola all’occupazione del Teatro Valle Matteo Renzi ha perso un’occasione per stare zitto. Perché ovviamente le due esperienze non sono equiparabili, non afferiscono agli stessi ambiti, non hanno nemmeno una vocazione comune. Anzi, se è possibile Renzi rischia persino di ottenere l’opposto di ciò che vorrebbe: perché nonostante la Pergola faccia il suo lavoro in modo più che dignitoso, quel teatro rappresenta proprio il modello da superare anche secondo chi non sostiene il Valle ma ha comunque a cuore l’ingresso del nostro paese nel dibattito culturale internazionale.

Nel frattempo la Prefettura si è pronunciata negativamente in merito alla Fondazione Valle Bene Comune. Il che era più che prevedibile, visto che si tratta di un organo tecnico e non politico. Com’è ovvio questa notizia ha scatenato il solito putiferio dei pro e dei contro l’occupazione più famosa d’Italia, evitando così per l’ennesima volta di puntare il ragionamento verso questioni più importanti. Continua a leggere Gli “illegali” del Teatro Valle

Dov’è finito l’occidente? incontri a Short Theatre 7

Dov’è finito l’Occidente? 
breve corso di orientamento per chi ha perso la bussola
nell’ambito di SHORT THEATRE 7 West End
5 > 8 settembre Teatro India
11 > 15 settembre La Pelanda
esterno bar | tutti i giorni ore 21.00 circa

Una domanda a cui risponderanno artisti, filosofi, scrittori, giornalisti, spettatori, in una conversazione in pillole quotidiane, tra spettacolo e spettacolo.

Una serie di brevi incontri di orientamento per chi non sa più ritrovare le coordinate. Piccole indicazioni, racconti, riflessioni, a metà tra grande storia e vicende personali, per ritrovarsi o per continuare a perdersi.

Il ciclo di incontri è coordinato da Graziano Graziani.

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Il Teatro Valle non va in vacanza. Il nuovo anno ha cinque stagioni

È un programma “debordante” quello che il Teatro Valle Occupato ha realizzato per la prossima stagione e che è stato presentato oggi nello spazio del teatro. Talmente debordante che realizza eventi per cinque stagioni: “Estate, autunno, inverno, primavera… e ancora estate”, questo è il titolo del progetto. In effetti, paragonato alle stagioni ufficiali sempre più compresse, questa del Valle Occupato sembra non avere fine: partirà già il 20 luglio e arriverà fino alla prossima estate, coinvolgendo alcuni degli artisti più interessanti della scena contemporanea e non.

Sono tre le aree tematiche proposte dal valle. “Scritture”, la prima, comprende un laboratorio di scrittura con Fausto Paravidino che parte il 20 luglio, incentrato su un tema piuttosto attuale: la crisi. I Motus proporranno “W. 3 atti pubblici (After the creative residence)”, residenza creativa incentrata sul tema del futuro incerto. Continua anche il progetto Drammaturgie Nascoste, bando aperto per le nuove scritture professionali ed esordienti. Il progetto “Cavie”, invece, si propone di esplorare le potenzialità di un genere che è stato negli anni un po’ svuotato dalle dinamiche commerciali e che invece in Italia vanta una ricca tradizione: la commedia.

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Valle, un anno di lotta contro la politica delle élite

L’occupazione del Teatro Valle compie un anno. Il 14 giugno del 2011 partiva una protesta di tre giorni che sarebbe diventata permanente, dando vita ad un esperimento anomalo non solo per il mondo dello spettacolo, ma anche per lo stesso mondo delle occupazioni. Nel corso di questi dodici mesi il Valle occupato ha ottenuto riconoscimenti, sostegno, attestati di stima e ha cercato di elaborare due grandi progetti per lo storico teatro romano, entrambi per ora incompiuti: varare un centro nazionale di drammaturgia, istituire una Fondazione Valle Bene Comune per gestire lo spazio secondo formule partecipative ancora tutte da scrivere. Continua a leggere Valle, un anno di lotta contro la politica delle élite

Marinoni va in città

Il teatro può essere uno strumento per abbattere il capitalismo avanzato? La domanda è provocatoria, ma non estemporanea. Perché Fausto Paravidino, intervenuto come volto pubblico di teatro Valle e teatro Marinoni occupati a “Teatro Marinoni dappertutto”, l’iniziativa curata dall’occupazione veneziana nell’ambito della Biennale, ha parlato proprio di sistema economico. Di quanto sia aumentata violentemente la disparità tra ricchi e poveri e di come, a causa dello sfruttamento economico, il pianeta si stia facendo stretto e meno ospitale anche per piante e animali, non solo per gli umani. L’arte, dal Novecento in poi, ha spesso accarezzato l’idea di cambiare il mondo, ma in questo caso il punto è un altro: Paravidino ha proposto di considerare il sistema del teatro come una lente d’ingrandimento, uno sguardo privilegiato sull’individualismo dei singoli e il precariato del sistema, che sono i due cardini su cui poggia l’attuale crisi. È vero, il settore dello spettacolo è stata negli anni la fucina delle odierne politiche, perché in nessun altro settore lavorativo è facile trovare qualcuno disponibile a prendere il tuo posto per la metà del prezzo. Allora, il suggerimento degli occupanti, è di cominciare proprio dal teatro per immaginare nuove forme di coesistenza e di democrazia. Continua a leggere Marinoni va in città

Apre la Biennale teatro: Ostermeier e Rimini Protokoll dedicano i premi al Valle e al Marinoni occupati

Il 41 festival internazionale del teatro della Biennale di Venezia ha aperto i battenti lunedì 10 ottobre con la premiazione di due importanti realtà artistiche. Thomas Ostermeier, direttore del teatro Shaubhüne di Berlino, e il gruppo teatrale Rimini Protokoll (sempre dalla capitale tedesca) sono stati i premiati di questa  edizione, rispettivamente leone d’oro alla carriera e leone d’argento. Tra il parterre, pieno di artisti e operatori italiani, accorsi a vedere la premiazione di uno dei registi più importanti d’Europa, serpeggiava un certo imbarazzo misto a ironia pensando alla situazione italiana: Ostermeier, infatti, è nato nel 1968 e per un italiano vedere un quarantenne che riceve un premio “alla carriera” è qualcosa che suona strano. Una palla al balzo colta dallo stesso Ostermeier, che ha iniziato a dirigere la Shaubhüne a trent’anni. Nel suo discorso il regista tedesco ha bacchettato le istituzioni, in particolare quelle italiane, affermando che devono aprirsi all’esterno e finanziare i giovani talenti, anche se hanno solo vent’anni. “Anche se non sono vecchio la mia carriera di direttore si è protratta per più di un decennio, grazie al fatto che qualcuno ha deciso che potevo dirigere un teatro”. Continua a leggere Apre la Biennale teatro: Ostermeier e Rimini Protokoll dedicano i premi al Valle e al Marinoni occupati

Rodotà al Valle occupato: “Cultura bene comune? Dipende da noi”

Nella seconda parte degli Stati Generali della Cultura indetti dal Teatro Valle Occupato, l’intervento di punta è stato quello di Stefano Rodotà, giurista ed ex presidente dell’Autorità garante per la privacy. La sua riflessione si rivolgeva a uno dei nodi centrali dell’occupazione del Valle, l’idea di cercare di stabilire giuridicamente lo status di “bene comune” per la cultura e per i luoghi dove essa si svolge. Va ricordato, infatti, che l’occupazione del Valle è avvenuta a ridosso del referendum per l’acqua pubblica, i cui promotori avevano invocato questo concetto giuridico – piuttosto recente – per una risorsa primaria come l’acqua. E fin qui la cosa è parsa chiara a tutti, persino ovvia, e il referendum ha vinto con oltre il 95% dei consensi. Ma la cultura? Può davvero essere equiparata a una sostanza primaria come l’acqua? Continua a leggere Rodotà al Valle occupato: “Cultura bene comune? Dipende da noi”

Al Valle gli stati generali della cultura

Non solo arte al Valle Occupato. Questo raccontano gli “stati generali della cultura”, titolo dell’incontro pubblico di questo venerdì 30 settembre, che vede teatranti, cineasti, scrittori, ma anche ricercatori, precari, tecnici e studenti, ragionare insieme sullo stato in cui versa il settore della conoscenza nel nostro paese. Perché la crisi che interessa questo settore è specchio di una più profonda crisi di identità e di governance del nostro paese. Non si è parlato, perciò, di teatri che chiudono, ma di un’economia pubblica ostaggio dei diktat della finanzia mondiale, che rende la sovranità del parlamento in materia economia del tutto velleitaria. E, a ricasco, di una politica culturale che non esiste. Continua a leggere Al Valle gli stati generali della cultura

Valle Occupato e Sale Dox occupano il Teatro Marinoni a Venezia

Dal centro di Roma al cuore di Venezia. Questa mattina gli occupanti del Teatro Valle hanno occupato il Teatro Marinoni, una sala in abbandono da molti anni che si trova in area Ospedale al Mare, nel lido di Venezia. Proprio mentre è in corso la Mostra del Cinema, che vede convergere nella città lagunare artisti da tutto il mondo. Assieme a quelli del Valle c’erano anche i ragazzi del S.a.l.e. Dox, spazio veneziano autogestito da artisti e studenti che si occupa di arte contemporanea e teatro, allestendo una programmazione alternativa a quella patinata e altisonante a cui è abituata Venezia. Insieme hanno dato vita a un’azione che rende davvero “virale” l’esperienza del Valle Occupato. Continua a leggere Valle Occupato e Sale Dox occupano il Teatro Marinoni a Venezia

Visto dal Brasile – Artisti italiani occupano il Teatro Valle contro la privatizzazione

Dal 14 giugno scorso il Teatro Valle di Roma è occupato da un folto gruppo di lavoratori dello spettacolo, attori e tecnici. Un’azione che ha coinvolto un flusso vastissimo di persone che da ormai due mesi partecipano alle assemblee cittadine che si svolgono di giorno e alle maratone artistiche che si tengono la notte, dove si alternano a sostegno del teatro occupato i nomi più importanti dell’arte e della cultura: dallo scrittore Andrea Camilleri al regista Nanni Moretti, dal comico Roberto Benigni a un maestro della canzone d’autore come Franco Battiato e ai cantanti pop come Jovanotti. Artisti più giovani – come Elio Germanio, miglior attore 2010 a Cannes – partecipano attivamente all’occupazione, dormendo nei palchetti del teatro. Assemblee e maratone artistiche, a cui si accede gratuitamente, si riempiono ogni giorno di una grande quantità di gente, e così questa sala teatrale si è trasformata nell’epicentro di una protesta nazionale contro i tagli alla cultura e all’impoverimento culturale dell’Italia, un paese che vanta grandi tradizioni anche recenti, ma che oggi appare fiaccato da venti anni di berlusconismo e da trent’anni di cultura commerciale e televisiva che lo ha accompagnato.
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