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Nuovo direttore Teatro di Roma cercasi?

teatro argentina - ilaria scarpaIl Teatro di Roma non trova pace. Dopo il ritardo nella nomina dei vertici dello Stabile, la sera del 25 marzo il Ministro Franceschini ha comunicato in via definitiva che Ninni Cutaia è incompatibile con la carica di direttore. È il suo ruolo di dirigente al Mibact, dove ha svolto funzioni ispettive e di controllo sui teatri pubblici e dunque anche sul Teatro di Roma, a determinare l’inconciliabilità con il ruolo cui è chiamato. Anche nel caso si dimettesse, sembra che la norma in questione preveda uno stop di almeno due anni dalla carica prima di rendere possibile il passaggio. Quindi tutto da rifare per una nomina che aveva avuto una strada travagliata proprio a causa della difficoltà di trovare una figura che garantisse esperienza nel settore e conoscenza del territorio e allo stesso tempo possedesse adeguate competenze manageriali necessarie per il passaggio alla dimensione Teatro Nazionale – che sarebbe lo sbocco naturale per lo stabile della Capitale – prevista dalla riforma Bray.

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Teatro di Roma, Ninni Cutaia nuovo direttore fino al 2018

ninni-cutaia“La nomina di Ninni Cutaia a direttore del Teatro di Roma conferisce professionalità e autorevolezza a una delle istituzioni culturali più importanti della città”. Con questa nota il sindaco Ignazio Marino ha commentato la nomina dei nuovi vertici dello Stabile capitolino, attesa da diverse settimane. E si può concordare pienamente con lui. Il profilo di Cutaia è certamente in linea con le professionalità richieste dalla riforma voluta da Ministro Bray, che era presente oggi alla conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore. Quel decreto Valore Cultura che prevede la trasformazione dell’oramai vetusto sistema degli stabili, con l’istituzione di quattro teatri nazionali (ma c’è chi dice che il numero aumenterà), di cui Roma dovrebbe essere una delle piazze “naturali”. La scelta di escludere la figura dell’artista-direttore, impedendo a chi ricoprirà la carica di produrre e mettere in scena i suoi spettacoli, va nella direzione di una ristrutturazione profonda delle stabilità, che dovrebbero essere traghettate da un ruolo esclusivo di centralità e vetrina, a uno più al passo coi tempi di motore propulsivo di progetti artistici che interessino l’intero territorio. La figura di Cutaia, che vanta una lunga storia dirigenziale nel mondo del teatro pubblico (Il Mercadante di Napoli, l’Ente Teatrale Italiano e, fino a ieri, il Ministero dei Beni Culturali) sembra calarsi alla perfezione all’interno di questo progetto di ristrutturazione. Continua a leggere Teatro di Roma, Ninni Cutaia nuovo direttore fino al 2018

Il Teatro di Roma è ancora in attesa di nomine

teatro argentina - ilaria scarpa
foto Ilaria Scarpa

Nemmeno le vacanze hanno portato buone nuove sul fronte della nomine al Teatro di Roma. Né Babbo Natale né la Befana hanno regalato alla capitale una direzione per l’istituzione teatrale principale della città. Può sembrare un fatto marginale, ma non lo è affatto. Perché nel frattempo il Ministero dei beni culturali ha avviato una rimodulazione nel sistema dei teatri pubblici che Roma, proprio Roma, rischia di perdere. Dei 17 teatri stabili pubblici ne resteranno solo quattro: quattro Teatri Nazionali, tra i quali di sicuro ci sarà il Piccolo di Milano. Gli altri spazi saranno articolati in una decina di teatri d’interesse pubblico, più una serie di altre rimodulazioni volte a stimolare una circuitazione più sana rispetto ai compartimenti stagni delle politiche dello scambio che hanno afflitto il teatro per decenni. Insomma, potrebbe essere una piccola rivoluzione. Continua a leggere Il Teatro di Roma è ancora in attesa di nomine

«Sopprimere l’Eti? Siamo Allibiti». Intervista a Ninni Cutaia

I tagli previsti dalla manovra finanziaria colpisco nuovamente il mondo culturale, già messo a dura prova dal taglio del Fus, il fondo unico per lo spettacolo (circa il 25% in meno). Nel decreto figurava una lista di 232 enti “inutili”, stralciata all’ultimo momento su consiglio del Quirinale, che ha mandato su tutte le furie persino il ministro Bondi, che si è sentito esautorato. Ora quella lista verrà riconsiderata assieme al ministero. Ma ce n’è un’altra, che conta 24 agenzie pubbliche, tra le quali figura l’Ente Teatrale Italiano, il cui destino non è chiaro. Resterà nel decreto? Sarà revisionata dal ministero anch’essa? Continua a leggere «Sopprimere l’Eti? Siamo Allibiti». Intervista a Ninni Cutaia