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Quel che resta del teatro. «Esecuzione 2» di Cosmesi

«Tu sei l’ennesima istituzione che non ci vuole». Suona lapidaria la frase pronunciata dalla voce di Eva Geatti, della compagnia Cosmesi, che si riversa nella sala vuota del Teatro Quirino di Roma attraverso una cassa amplificata, che troneggia sul proscenio. È tutto qui l’allestimento di «Esecuzione 2 – studio per un luogo abbandonato», ed è davvero “tutto”. Perché la luce, accesa tenuemente in sala mentre sul palco i fari illuminano gli angoli alti della scena, evidenziando quinte e macchinerie, rende evidente che l’oggetto da mostrare è il teatro stesso. Nudo, come sempre più spesso lo ritroviamo in quest’epoca di povertà finanziaria e di ancora maggiori povertà di politiche culturali. E sempre più escludente per una generazione artistica che rischia di “saltare” il proprio ingresso nel mondo produttivo dell’arte proprio mentre esprime forse la sua effervescenza massima e viene riconosciuta da pubblico e critica.
La performance di Cosmesi, dunque, parla sì della crisi del teatro. Ma lo fa dal punto di vista della generazione degli anni Zero – e il riferimento al biglietto del teatro, che può convertirsi un ingresso in discoteca con vodka tonic incluso lo rende più che esplicito. Una generazione magmatica, quella emersa negli ultimi anni, forse più interessata a cucire insieme ambiti artistici differenti che a innovare i linguaggi tout court come i suoi predecessori, ma che rispetto alle stagioni precedenti presenta due caratteristiche piuttosto chiare e inedite: la gran quantità di formazioni che la compongono, e la scelta diffusa – anche se declinata in modi differenti – di tirarsi fuori dai pantani autoreferenziali in cui è finita molta sperimentazione. Continua a leggere Quel che resta del teatro. «Esecuzione 2» di Cosmesi

«Avvisaglie di un cedimento strutturale» di Cosmesi

cosmesi-avvisagliePiù vicino a un’istallazione di arte contemporanea che a uno spettacolo di teatro, questo progetto di Cosmesi [ovvero Eva Geatti e Nicola Toffolini, con la collaborazione di Michele Bazzana per la tecnica e Lorenzo Commisso per le sonorità – in scena al Rialto Santambrogio di Roma] riesce a coinvolgere lo spettatore completamente, pur in assenza di drammaturgia. Colpisce subito il livello tecnico di questa performance, che – senza ricorrere al video – riesce a creare un ambiente asettico e irreale, talmente vivido dal punto di vista dell’immagine – che sembra quasi una creazione digitale.
La scenografia, imponente, ci proietta in una stanza bianca, con un pavimento di maiolica, in cui gli unici elementi aggiunti sono due lettori cd appesi al muro, e un podio/sedia/tavolo (anch’esso in maiolica) dal quale saltano fuori di volta in volta, coma dalla borsa di Mary Poppins, una serie di oggetti con cui l’attrice interagisce per ricreare situazioni più o meno stilizzate di vita quotidiana. I cd del lettore sono rossi, come gli abiti di Eva e parte degli oggetti, un cromatismo sanguigno che rompe la candida immobilità della stanza, che assomiglia per forma alla parte finale di una bara – elemento che tornerà più volte nel corso della performance. Continua a leggere «Avvisaglie di un cedimento strutturale» di Cosmesi