Archivi tag: Napoli

Il teatro è vocazione. Conversazione con Danio Manfredini

ilaria-scarpa_ danio manfrediniDanio Manfredini è considerato un punto di riferimento per almeno un paio di generazioni di teatranti “senza padri”, che hanno trovato una sorta di fratello maggiore, di punta avanzata a cui riferirsi, nella sua arte dell’attore e nel percorso difforme e personalissimo che Danio ha intrapreso, tra spazi occupati, laboratori con i disabili psichici e radicalità creativa. Oggi che questa sua capacità maieutica viene riconosciuta, con l’affidamento della direzione dell’Accademia d’arte drammatica del Teatro Bellini di Napoli per il triennio 2013-2016, lo abbiamo incontrato per parlare con lui del suo teatro e di cosa vuol dire trasmettere i saperi della recitazione.

Che impronta darai alla tua direzione dell’Accademia?

Che impronta darò? Per me l’approccio è sempre “poco canonico”. Ci saranno le materie tecniche che si studiano in accademia e io nell’insegnamento mi rifarò comunque alla consapevolezza delle convenzioni del teatro. Ma il teatro resta un’arte incerta, anche per me che la pratico. C’è una base di conoscenza, ma quella non risolve i problemi creativi. La conoscenza è un bagaglio necessario per avere gli strumenti adatti, ma è solo il punto di partenza. Il teatro è una forma di apprendimento. E per me è una forma di apprendimento anche l’insegnare. Continua a leggere Il teatro è vocazione. Conversazione con Danio Manfredini

Dostoevskij re di Napoli

Solitamente esistono due modi per fare Dostoevskij a teatro: sceneggiare le sue storie, oppure trasfigurarlo secondo un qualche gusto contemporaneo. Entrambi evitano il confronto con la sua lingua, optando per la trasposizione dei suoi contenuti. Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino – di recente in scena al Napoli Teatro Festival con «Delitto e castigo» – scelgono invece una terza via, che non elude questo confronto. Anzi, lo mette al centro di uno spettacolo monumentale (sei ore divise in due episodi) che si snoda itinerante per i Quartieri Spagnoli, una delle zone più complesse e rappresentative della città. Una scelta dalla connotazione forte, perché questo spettacolo che si affida tutto all’arte dell’attore, dove i personaggi sono evocati da una certa voce o dal fatto di indossare un cappello, andando a smuovere quel nodo essenziale del teatro che è il rapporto con l’invisibile, può così calarsi in una scenografia naturale: le vie di Napoli. Continua a leggere Dostoevskij re di Napoli

Palazzi d’inverno e festival d’estate

Ma che vuol dire davvero “indipendente”? La domanda serpeggiava quasi beffarda tra i convenuti a «Indipendenz Dei 2», secondo incontro della nascente rete di spazi e festival della penisola dedicati alla scena indipendente (appunto…), che si è svolto lo scorso 15 dicembre al Palladium di Roma. Come la prima volta a Napoli – “riunione d’ottobre” su impulso del DAMM – l’incontro si è verificato in concomitanza con un evento istituzionale: il Festival Teatro Italia prima, il progetto Scenari Indipendenti della Provincia di Roma poi. Ecco, allora indipendente non vuol dire necessariamente “antagonista”, visto che in questo ventaglio di realtà da Milano a Catania ce ne sono diverse che campano a vario titolo grazie ai finanziamenti pubblici. Di cosa stiamo parlando, allora? Magari delle nuove avanguardie della scena che, armi in pugno, si preparano alla presa del palazzo d’Inverno? Continua a leggere Palazzi d’inverno e festival d’estate

Passioni mediterranee

foto-biennaleCompie vent’anni e lo fa sbarcando a Napoli, una delle città simbolo del Mediterraneo, tra le più rappresentative dei suoi odori, sapori e colori. Stiamo parlando della Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, giunta alla sua dodicesima edizione [le prime quattro sono state a cadenza annuale] che si svolgerà per la quarta volta in Italia – dopo Bologna nell’88, che vide dei giovanissimi Madredeus esibirsi per la prima volta in ambito internazionale, e poi Torino e Roma.
La prima Biennale si svolse del 1985 a Barcellona, con l’intento di dare spazio alla creatività dei giovani artisti tra i 18 e i 30 anni in vari campi artistici, accantonando divisioni [il più delle volte pretestuose e inadatte a leggere i linguaggi della contemporaneità] tra arti maggiori e arti cosiddette minori. Ma lo spirito della Biennale va certamente al di là del suo ruolo di vetrina, per altro di alto livello e non solo per il suo carattere di prestigio, visto che negli anni sono molti i «giovani artisti» che, dopo essersi esibiti sui palchi della Biennale si sono poi affermati, a partire da un certo Giovanni Lindo Ferretti con i suoi CCCP, passando da Litfiba, Diaframma, Bisca e Avion Travel [tutti selezionati a Barcellona ’85] fino a Roy Paci, Zimmerfrei, Teatrino Clandestino e La Gaia Scienza [da cui sarebbe uscito Giorgio Barberio Corsetti]. La Biennale, infatti, stimolando il confronto tra giovani artisti dell’Europa [del sud] e del Mediterraneo, punta soprattutto ad essere un momento di incontro tra i popoli che essi rappresentano e che, al di là del fatto di affacciarsi sullo stesso mare, condividono anche suoni, sapori, tradizioni e usanze, pur declinate diversamente. Continua a leggere Passioni mediterranee