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Raccontare una rivoluzione. «Pictures from Gihan» dei Muta Imago

muta imago - pictures of gihanCon «Pictures from Gihan», presentato in prima nazionale al Teatro Quarticciolo nell’ambito del Romaeuropa Festival, i Muta Imago trovano un’importante quadratura tra la cifra del loro passato e quella del loro presente. Sul palco troviamo i due fondatori del gruppo, Claudia Sorace e Riccardo Fazi, regista e drammaturgo, nuovamente sulla scena dopo il fortunato «(a+b)3», alle prese con la rivoluzione egiziana del 2011, dalla deposizione di Mubarak a quella di Morsi, nell’estate del 2013. Rivoluzione tradita o rivoluzione salvata dai militari, vista la deriva islamista del presidente eletto? Sono questi gli interrogativi che aleggiano nel corso dello spettacolo, costruito con una serie di pannelli che accolgono le proiezioni di immagini di repertorio, in una scena altrimenti immersa nel nero, e delle sonorizzazioni realizzate in diretta ai microfoni, quasi ci trovassimo negli studi radiofonici degli anni Cinquanta mentre è in corso l’incisione di uno spettacolo sonoro. In effetti, l’imprinting del radiodramma c’è tutto in questo nuovo lavoro che segue «In Tahrir», performance sonora e prima tappa della compagnia attorno alla primavera araba in Egitto, nato in seno al progetto «Wake Up» del Teatro di Roma. Continua a leggere Raccontare una rivoluzione. «Pictures from Gihan» dei Muta Imago

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DDB 35 – Giorno 11 bis: “La perdita della persona amata” e “Due donne che ballano”

testata DDB India 35

20. La perdita della persona amata

La seconda delle conferenze organizzate da Veronica Cruciani e Christian Raimo – «Non raccontate mai niente a nessuno» è il titolo del progetto – è dedicata alla perdita della persona amata. L’amore visto nella sua accezione ossessiva e la difficoltà del distacco è stato il tema su cui si sono confrontati gli scrittori Nicola Lagioia e Sandro Veronesi, con il sottofondo del lavoro visivo dei Santasangre e dei Muta Imago. Ma è la stessa Veronica Cruciani ad aprire la conferenza con un monologo che racconta la sostanziale equivalenza fisica tra il sentimento della paura e quello del dolore per la perdita della persona amata. Veronesi esordisce citando Freud e la sua concezione della libido, che noi indirizziamo prima verso noi stessi e poi verso oggetti fuori di noi. Ma il dolore che provoca il distaccarsi della libido dall’oggetto resta, tuttavia, un mistero anche per lo psicanalista. È quello che chiamiamo “lutto”. Tuttavia spesso la libido si sposta da un oggetto all’altro, e dunque il perché un distacco possa risultare doloroso – anche quando esiste già un valido sostituto per la nostra libido – resta un mistero dal punto di vista clinico (anche se, ovviamente, comprendiamo tutti il senso del lutto). È proprio quel dolore che ci fa temere l’attaccamento a una persona, ad esempio, perché sappiamo in fase di distacco di poter soffrire. La sofferenza è il vero tema dell’amore romantico: libri, film, opere d’arte raffigurano l’amore soprattutto nell’ambito della sofferenza per la perdita. Continua a leggere DDB 35 – Giorno 11 bis: “La perdita della persona amata” e “Due donne che ballano”

Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°3)

PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India

Puntata n°03 – Progetti (prima parte)

Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico.  Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°3)

Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°4)

RITRATTI DAL TEATRO INDIA

Puntata n°04 – VISIONI
Santasangre – Opera – Muta Imago – Teatro delle Apparizioni

Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale.  Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°4)

DDB 12 – Perdersi, ritrovarsi e perdersi

«Art you lost?». Ti sei perso? Ma anche, allungando lo spettro semantico, l’arte che hai perso. Volgendo il verbo essere dell’inglese nel suo corrispettivo antico, l’ensamble di artisti che sta preparando questa singolare performance interattiva, riescono a concentrare in un unico interrogativo il tema della commissione – la perdita – e il tema del ruolo dell’arte, così centrale nella riflessione di tutti gli artisti coinvolti, che nella loro (relativa) marginalità rispetto al sistema ufficiale vedono le criticità di una temperie culturale che avvolge l’intero Paese. Continua a leggere DDB 12 – Perdersi, ritrovarsi e perdersi

Perdutamente. Diciotto compagnie disperse nel Teatro India

Un cantiere nel cantiere. Così è stato definito da Gabriele Lavia il progetto «Perdutamente», che riunisce diciotto compagnie romane all’interno del Teatro India di Roma, da ottobre a Natale. Una “factory” che produrrà seminari, laboratori, incontri – ma anche “atti, distrazioni, incidenti”, come recita il sottotitolo – e una parte spettacolare aperta al pubblico tutta concentrata nel mese di dicembre. Non si tratta dunque di nuove produzioni da creare e presentare – nonostante la commissione ci sia, ed è attorno al tema della “perdita” – ma di una residenza aperta, il cui obiettivo principale è quello di far abitare lo spazio di India (il più bel teatro romano dedicato al contemporaneo) da quelle compagnie del territorio che sono diretta espressione di questo segmento artistico – ricerca, nuove generazioni e nuovi linguaggi – che il più delle volte non solo non arrivano nei cartelloni degli stabili, ma non arrivano nemmeno ad avere un’interlocuzione coi direttori artistici.
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Pantagruel – Radio 3 :: Silenzio

Graziano Graziani conduce «Pantagruel – dizionario dei mondi possibili, impossibili e immaginari» dal 5 agosto al 2 settembre 2012, in onda ogni sabato e domenica su Radio 3 Rai dalle 15,00 alle 17,45 [frequenze su Roma 93.7 oppure 98.4 in FM]. Ogni trasmissione propone un viaggio attraverso una parola, riascoltando radiodrammi, film, interviste dell’archivio di Radio 3 e attraverso collegamenti e servizi.

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Puntata n°7 – 26 agosto 2012

SILENZIO

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Il teatro sradicato. Muta Imago presenta Displace

Lo spettro della fine aleggia sul teatro italiano. Sembra un commento apocalittico e invece è solo una constatazione di un convergere di poetiche diverse su un tema costante: il crollo del presente. La nuova scena, dal Teatro Sotterraneo ai Santasangre fino a Babilonia Teatri sembra affascinata da questo crollo e allo stesso tempo impossibilitata a distogliere le sguardo. Ora tocca ai Muta Imago, da circa un anno alle prese con il progetto «Displace» che ha debuttato nella sua seconda tappa a novembre al Teatro Vascello per il Romaeuropa festival. E il fatto che tutti questi nomi appartengano alla generazione dei trenta-quarantenni, quella che si è affacciata alla vita adulta mentre ogni cosa che sembrava inamovibile – istituzioni, realzioni umane, sistemi economici – sembrano sfarinarsi al primo tocco, non può certo essere un caso.
«Displace» si apre con una visione impattante, di crollo, accompagnata dal canto del soprano Ilaria Gargani, e con un’altra visione di impatto si chiude: il pavimento della scena che, sollevandosi e ripiegandosi, si trasforma nell’ipotetica prua di un’immensa nave pronta a salpare allontanandosi dal disastro. Nel centro una coreografia di luci e polvere agita da quattro performer – Anna Basti, Chiara Caimmi, Valia La Rocca, Cristina Rocchetti – che si muovono per una scena grigia e scura, una pesaggio lunare e allo stesso tempo antico, che sembra uscita dall’immaginario fantascentifico di George Lucas. Lo spettacolo è carico di momenti che chiedono emozione e forse, dopo la scena del crollo, quello che ci riesce maggiormente è quando una scacchiera di luce si disegna tra la polvere e le “rovine” (titolo di questa seconda tappa del progetto) e su di essa i quattro personaggi senza storia si muovono in modo geometrico ma allo stesso tempo privo di un senso pratico, una scena carica di un’eco beckettiana senza però ricalcare i toni del grande drammaturgo. Continua a leggere Il teatro sradicato. Muta Imago presenta Displace

Digestione all’italiana. Una riflessione sulla vetrina giovani alla Biennale Teatro

L’accostamento tra i grandi maestri europei e la vetrina di giovani compagnie italiane Young Italian Brunch, proposto dalla Biennale Teatro, è uno spunto ineludibile per riflettere su quello che accade nel nostro paese a livello produttivo, dove l’etichetta “giovane” è allo stesso tempo una chiave d’accesso al circuito distributivo e una gabbia dalla quale si esce a fatica, magari solo per essere dimenticati. Basti pensare che una delle compagnie in programma, Ricci/Forte, è composta da due persone coetanee di Ostermeier e maggiori d’età del leone d’argento Kaegi. O che una compagnia di trentenni come i Santasangre ha alle spalle una carriera ultradecennale.
Non è per fare polemica: la vetrina per gli operatori internazionali è uno strumento utilissimo e le compagnie in programma non hanno certo la visibilità dei maestri. Ma più che una ricognizione, Young Italian Brunch sembra la consacrazione di un movimento teatrale. Che, in buona parte, è già accolto nella piazze d’Europa, ognuno secondo un percorso diverso: da chi ha il sostegno di istituzioni e festival a chi si è costruito una strada autonoma in modo ostinato. Insistere sull’aggettivo “giovane” comporta dunque un doppio rischio, di ghettizzazione e di poca chiarezza – a meno che con “giovane” non si voglia sancire un dato oggettivo, che è il differente trattamento economico che normalmente è riservato a queste realtà. Continua a leggere Digestione all’italiana. Una riflessione sulla vetrina giovani alla Biennale Teatro

L’attore performativo degli anni Duemila

Per Thomas Ostermeier Shakespeare è più vicino alla cultura pop dei nostri giorni rispetto a quella polverosa della tradizione romantica che lo ha a suo tempo consacrato a livello mondiale. Perché il drammaturgo inglese cercava, pur toccando temi universali, di creare spettacoli che fossero anche entertainment (altrimenti non avrebbero potuto girare). La risposta del regista tedesco è di affrontare i suoi testi in chiave performativa, forte del fatto che a quattro secoli di distanza personaggi come Amleto sono ormai degli archetipi del teatro.
Ma che vuol dire, oggi, performativo? Durante la stagione degli anni sessanta, che contrastava il concetto di ‘rappresentazione’ come replica fedele e naturalista di un mondo irrelato – come quello dei personaggi di un libro per intenderci –, ‘performance’ indicava qualcosa che andava oltre, che abbatteva la quarta parete e rivendicava il fatto di accadere qui e ora, l’hic et nunc che, nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, resta un fatto intrinseco della sola disciplina teatrale. Un antropologo e regista come Richard Schecher sintetizzò questa visione affermando che gli elementi dello spettacolo andavano concepiti come una serie di cerchi concentrici dove il successivo comprende ed espande i precedenti: l’ordine era script, drama, theatre e ovviamente performance, che tutto comprende. Continua a leggere L’attore performativo degli anni Duemila