Archivi tag: Murakami Haruki

La corsa di Murakami

Sembra che Bruce Chatwin ritenesse che camminare contribuisca a rendere migliore il mondo. Murakami, scrittore apprezzatissimo in buona parte del pianeta, ha invece una passione del tutto particolare per la corsa. Particolare perché è strettamente connessa col mestiere di scrittore. Siamo nel 1981 e Murakami ha appena chiuso il jazz bar che gli ha dato da mangiare per sette anni, perché vuole dedicarsi completamente alla scrittura. Ma scrivere è un’attività sedentaria, così per mantenere un equilibrio Murakami decide di dedicarsi giornalmente alla corsa. Giusto un diversivo per tenersi in forma? Niente affatto, perché «scrivere è pericoloso», osserva lo scrittore, perché mette a contatto con la parte più oscura di sé: la corsa permette di scaricare le tossine accumulate, scorie tanto fisiche quanto spirituali, che la corsa al pari di un mantra è in grado di dissolvere. Continua a leggere La corsa di Murakami

Tra le pieghe della notte

afterdarkNonostante l’avvento dell’elettricità, e il ritmo ossessivo della produzione che si è esteso alla vita privata, trasformando l’esistenza stessa nei paesi industrializzati in un diffuso mega-store twentyfour hours, la notte continua ad essere una linea di demarcazione, meglio, un confine attraversato il quale la percezione cambia radicalmente, lo scorrere del tempo acquista modalità impreviste e luoghi e oggetti conosciuti, solitamente innocui, cambiano radicalmente di segno.
Non a caso la sfera notturna, caratterizzata da un’insondabilità che la ammanta di mistero e fa sentire l’uomo più vulnerabile, è considerata il momento del dì in cui si manifesta il non-umano, l’ora dei fantasmi, per intenderci, quelli spaventosi e immaginari di tante tradizioni e culture, e quelli non meno angosciosi ma reali, per quanto impalpabili, che scaturiscono dalla mente e dalle sue paure. Quando cala il buio la difficoltà a vedere con gli occhi stimola un diverso tipo di sguardo, apre impreviste strade alla percezione, in grado di materializzare un differente tipo di realtà – se non proprio secondo le leggi della fisica, almeno secondo quelle ancora non del tutto conosciute della psiche. L’ora del sonno è in grado di giocare con immagini e simboli in modo assai più immediato, e non mentale, di quanto ciò accada durante il giorno – proprio come avviene nel sogno (e non a caso i due termini, sogno e sonno, in diverse lingue coincidono). Continua a leggere Tra le pieghe della notte

Il paradosso di Murakami

Kafka in lingua ceca significa corvo. Ma se la parola non rimandasse immediatamente allo scrittore praghese, potrebbe suonare come un nome proprio piuttosto singolare. Soprattutto in Giappone, dove è ambientato l’ultimo romanzo di Murakami Haruki, e dove non è raro che i nomi maschili finiscano in “ka”. È così che il giovane protagonista di «Kafka sulla spiaggia», quindicenne in fuga dal padre e dall’oscura profezia che egli gli ha rivelato, assume questo nome. Tamura Kafka. Tamura il corvo. Come il ragazzo chiamato corvo, alter ego di Tamura che lo accompagna nel suo viaggio, esortandolo a trovare la forza che occorre per arrivare in fondo al proprio cammino. Proiezione della coscienza che, meglio dello stesso Tamura, è in grado di trovare le parole giuste per descrivere i sentimenti. Continua a leggere Il paradosso di Murakami

La danza che nasce dalle parole. Murakami secondo Caterina Inesi

Da venerdì 7 a domenica 9 marzo va in scena, al Teatro Furio Camillo di Roma lo spettacolo «Tutto di Prima», della compagnia Immobile Paziente. La compagnia romana, nata dall’incontro tra la regista e coreografa Caterina Inesi – già attiva con Travirovesce, formazione di danza tra quelle che più hanno caratterizzato la scena capitolina degli anni novanta – e un gruppo di artisti della scena contemporanea della capitale. Tra questi, l’attore e danzatore Francesco Villano, protagonista dello spettacolo ispirato al racconto «Tutti i figli di Dio danzano» dello scrittore giapponese Murakami Haruki. Il confronto con la letteratura non è puramente astratto, come a volte accade negli spettacoli della scena contemporanea, ma instaura un vero e proprio dialogo con il testo originale, con le suggestioni della storia ovviamente, ma anche con i meccanismi della narrazione. Continua a leggere La danza che nasce dalle parole. Murakami secondo Caterina Inesi

Senza parole. Topografia teatrale sulle pagine dei giornali

Quando sfoglio le pagine dei quotidiani non guardo quasi mai i tamburini dei teatri. Un po’ perché le informazioni sulle stagioni che mi interessano le reperisco altrove (soprattutto via mail) e un po’ perché – almeno nella capitale – il colpo d’occhio è deprimente. Assommate l’una all’altra, il groviglio di commedie brillanti, produzioni di teatri stabili, amatorialità, musical e sale in affitto sembra non lasciare speranze di orientamento.
Costringersi a questo colpo d’occhio, però, è un esercizio interessante, che non si limita a dare conto di quanto grande sia la confusione sotto il cielo del teatro. Solitamente, ci s’imbatte da un lato in una serie di titoli trash, accanto alla triade degli evergreen della scena Shakespeare-Pirandello-Tragedie classiche. (Pesco a caso, sulle pagine romane del Corriere della Sera di sabato, un «Sono diventato etero!» e un «Non si sa come» del drammaturgo siciliano). Per quanto agli antipodi possano trovarsi questi spettacoli, hanno però in comune il fatto di basarsi su testi scritti per la scena. Continua a leggere Senza parole. Topografia teatrale sulle pagine dei giornali