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BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.8]

TRE SOLDI – RAI RADIO 3

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OTTAVA TAPPA – da La MaMa a Ellis Island

La Mama Theatre è uno dei più importanti e longevi teatri sperimentali di New York. Nato attorno alla figura carismatica di Ellen Stewart, che riuscì a creare un luogo dal nulla nonostante fosse donna e nera in anni in cui entrambe le caratteristiche erano discriminate, ha visto passare negli anni tutti i grandi della sperimentazione teatrale, come Peter Brook e Bob Wilson, ma anche artisti popolari come Al Pacino. Il legame della Mama con l’Italia è molto forte, sia per la sua sede in Umbria, sia perché a New York sono tanti gli artisti italiani che trovano supporto qui: da Marco Calvani ai Motus. Da La MaMa parte anche lo spunto per arrivare alla conclusione della mia deriva urbana, a Battery Park, dove finisce Brodway e l’Isola di Manhattan, e da dove si può scorgere in lontananza Ellis Island, su cui si concentra un progetto di Maurizio Igor Meta. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.8]

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I Motus e la tragedia di Alexis

«Alexis. Una tragedia greca» è l’ultima tappa del lavoro che i Motus hanno intrapreso sul mito di Antigone, una virata verso la classicità che la compagnia romagnola ha portato avanti secondo il suo stile, ovvero caricandola di una forte valenza politica che guarda al presente. Già il titolo, difatti, fa riferimento ad Alexis Grigoropoulos, il ragazzo di 15 anni ucciso dalla polizia greca il 6 dicembre del 2008 – e lo spettacolo stesso è il risultato di una residenza che i Motus hanno condotto ad Exarchia, il quartiere anarchico dove è questa assurda morte si è verificata (il progetto si chiama «Syrma Antigonés», sulle tracce di Antigone). Come nelle tappe precedenti, anche qui l’indagine sul mito rifiuta qualunque tipo di simbolismo e di sottinteso, alternando alle scene interpretate delle riflessioni in cui gli attori, fuori dai personaggi, danno conto del senso che ha per loro la storia di Antigone. Continua a leggere I Motus e la tragedia di Alexis

40 anni in rosso: parte Santarcagelo. Intervista a Enrico Casagrande

Il Festival di Santarcangelo compie quarant’anni e lo fa ritrovando la sua dimensione di festival di piazza: una vocazione che è anche un segno politico, perché recupera l’arte alla pratica del confronto, che smonta l’idea di un pubblico consumatore e recupera il teatro – l’arte della polis per antonomasia – al suo senso più profondo: il ripensare, collettivamente, cosa avviene nel mondo e dentro di noi. Dopo la direzione di Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, quest’anno il testimone passa a Enrico Casagrande dei Motus, nell’ambito del progetto triennale che affida alle compagnie del territorio romagnolo il compito di imprimere il proprio segno al festival (nel 2011 sarà la volta di Ermanna Montanari). Tra le compagnie di punta degli anni Novanta, i Motus hanno coniugato una forte sperimentazione tecnologica ad un gesto sempre volutamente politico. Questa impostazione si riflette nel festival voluto da Casagrande, a partire dal manifesto di questa edizione che si svolge tra il 9 e il 18 di luglio: un rosso a tutto campo. Continua a leggere 40 anni in rosso: parte Santarcagelo. Intervista a Enrico Casagrande

Musica in scena. Intervista a Chiara Guidi

chiara guidiDopo un’edizione anomala, caratterizzata dall’abbandono del direttore artistico a poche settimane dal festival, Santarcangelo dei Teatri riparte quest’anno – dal 3 al 12 luglio – con un progetto triennale affidato a tre artisti che sono allo stesso tempo grandi nomi della scena contemporanea ed espressione del territorio romagnolo. L’esordio del nuovo corso – che deve fare i conti con una crisi interna che ha messo in dubbio la tenuta stessa della manifestazione che compie quest’anno 39 anni – è affidato a Chiara Guidi (Socìetas Raffaello Sanzio), a cui faranno seguito Enrico Casagrande (Motus) nel 2010 ed Ermanna Montanari (Teatro delle Albe) nel 2011. Un progetto che va in controtendenza rispetto alla politiche delle vetrine degli ultimi anni, e lo fa in un momento di profonda incertezza per il panorama culturale italiano, che cerca di intravedere il proprio futuro al di là della mannaia dei tagli, dettata dalla crisi e da una classe politica miope nei confronti della desertificazione culturale che sta rischiando il nostro paese. Per la sua direzione Chiara Guidi ha puntato su due concetti chiave, che si riferiscono a un ambito estetico e a un ambito politico, intrecciandosi tra di loro: la musica e il territorio.
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