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Fahrenheit – Radio 3 :: «Madre dignità» di Moni Ovadia

Faccia a Faccia con MONI OVADIA
autore di «MADRE DIGNITA’» (Einaudi Stile Libero, 2012)

Moni Ovadia - Madre dignità

(Dal libro) – La dignità umana è inviolabile ed è un valore che non ha prezzo. Non può esistere dignità sociale o collettiva senza dignità individuale della persona, cosí come non può esistere dignità della persona senza dignità sociale. La cosiddetta rivoluzione liberale, nel grembo delle sue derive mercantili, ha generato il piú efficace e terrificante dei totalitarismi, e cioè il totalitarismo del denaro e del profitto, responsabile dei due piú vasti e perduranti crimini della storia: il colonialismo e l’imperialismo. La micidiale deriva ideologica del sedicente liberismo ha fatto carne di porco della dignità della persona, nel suo aspetto individuale come in quello sociale, e i suoi sacerdoti si ingegnano cinicamente a persistere, giorno dopo giorno, in quest’opera nefasta. Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Madre dignità» di Moni Ovadia

La lingua del potere. Intervista a Moni Ovadia

Moni Ovadia è in giro con il suo spettacolo «Senza Confini – Ebrei e Zingari», che racconta i razzismi di ieri e di oggi. Lo abbiamo incontrato al festival Metamorfosi di Cascina, dedicato al teatro politico. Di certo il teatro di Moni è un teatro che prende di petto i temi della nostra società e li racconta, svelando le ipocrisie e le assurdità dei luoghi comuni del linguaggio della politica, come avviene nel suo ultimo recital. L’arte, però, sa essere politica anche quando non tratta esplicitamente di temi sociali, e il taglio indiscriminato alla cultura che sta mettendo in ginocchio le istituzioni culturali di questo paese lo testimonia. Ma la cultura è davvero uno “spreco”? E fare arte è sempre e comunque un atto politico? Abbiamo chiesto a Moni Ovadia il suo parere. Continua a leggere La lingua del potere. Intervista a Moni Ovadia

Quale memoria? Intervista a Moni Ovadia

moni-ovadia-2jpgIl 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, istituito per ricordare le vittime dell’olocausto. Nei giorni scorsi, sull’onda dell’emozione e dello sdegno suscitato dal bombardamento israeliano a Gaza, c’è chi si è interrogato sul ruolo che dovrebbe avere quella memoria nel contesto del conflitto israelo-palestinese. In un articolo su Carta del 15 gennaio, Franco Berardi “Bifo” si domandava “Cosa dirò ai miei studenti quel giorno?”, chiedendosi se non fosse il caso di ricordare le vittime di ogni razzismo, quelle di ieri e quelle di oggi. Moni Ovadia, da sempre fortemente critico con la politica di Israele, pensa invece che mischiare le due memorie sia un errore, che potrebbe avere conseguenze molto gravi. Lo abbiamo raggiunto per chiedergli cosa ne pensa.
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Kavanah, canto libero. Intervista a Moni Ovadia

«Ci sono due cose interessanti in questo bruttissimo inizio di secolo: la tecnologia – al di là degli usi che se ne fanno – e l’ingresso delle donne nella cultura. Il resto…» ci dice Moni Ovadia spalancando le braccia in un gesto di quasi rassegnazione. Ma è una rassegnazione solo apparente, quello che Gramsci chiamava il pessimismo della ragione, giacché l’entusiasmo e la grande forza umana e artistica di Moni – l’“ottimismo della volontà” – torna a scorrere con irruenza nelle sue parole, che ci raccontano del suo ultimo lavoro, «Kavanah» [Egea], un dvd che raccoglie uno spettacolo di brani tratti dalla cantoralità ebraica. Un modo, in un mondo dove le religioni stanno diventando l’alibi dei fucili, di recuperare la dimensione individuale del rapporto con il sacro, quello più vero, che non si presta a strumentalizzazioni. Continua a leggere Kavanah, canto libero. Intervista a Moni Ovadia

La lunga strada di «Avanti pop». Intervista a Andrea Satta

Le targhe assegnate dal Premio Tenco, quest’anno, hanno premiato sicuramente i lavori più incisivi della musica d’autore italiana. Gian Maria Testa, autore di un album particolarmente intenso come «Da questa parte del mare», è stato premiato per il miglior disco; «Rosa resolza», di Andrea Parodi e Elena  Ledda, è stato giudicato miglior album in dialetto, e «Chimera», degli Ardecore, miglior opera prima. Nella sezione interpreti, a vincere è stato «Avanti Pop», dei Têtes de Bois. Un disco importante, oltre che bello, perché fa parte di un progetto che attraversa e fa “parlare” i luoghi del lavoro, le fabbriche, la dimensione umana degli operai che ci hanno lavorato, ciò che molti credono appartenga al passato, e che invece è più presente che mai. Continua a leggere La lunga strada di «Avanti pop». Intervista a Andrea Satta

L’ebreo migrante. Intervista a Moni Ovadia

moniovadiaMoni Ovadia cantastorie, è direttore artistico del Mittelfest [dal 16 al 24 luglio a Cividale del Friuli], festival dedicato alla creatività mitteleuropea. Abbiamo parlato con lui di confini, di identità e del suo ultimo spettacolo “Es iz Amerike”, sull’influenza che la musica ebraica ha esercitato nel Novecento su quella americana: verrà presentato domenica 24.

Il tema del festival è l’identità di confine…

È qualcosa che mi appartiene. Vengo da una famiglia di profughi, che a sua volta affonda le sue radici in un esilio durato 2000 anni. Il mio è un nome biblico: Ovadia vuol dire “servo di Dio” in ebraico, il corrispondente dell’arabo Abdallhà. So che vengo da altrove, da un popolo di schiavi che ha attuato il primo processo di liberazione rivoluzionaria, perlomeno della storia dell’occidente. Questa consapevolezza mi rende molto agevole stare nelle zone di confine. Zone di travaglio, perché la Mitteleuropa è stata terra di spaventosi nazionalismi. Ma anche di grandi sognatori: ci hanno fatto capire che anche stando nella tua città – e la Mitteleuropa è una condizione dello spirito – puoi vivere il mondo-universo, se hai la mente aperta e un’anima disposta all’esilio. Sennò umìli te stesso in una condizione di evirazione dello spirito della conoscenza che è il nazionalismo.
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