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«Robinson», la nuova produzione di MK

MK - robinsonIl debutto di “Robinson” ha felicemente spiazzato il pubblico dell’Argentina, composto una volta tanto in modo indistinto da amanti della danza, abbonati e affezionati della scena contemporanea. Il «naufragio nell’attraversamento del mondo» pensato dal coreografo Michele Di Stefano parla di “angosce” e “dell’incontro con l’altro” – come dichiarato nel programma – non solo come predicato poetico, ma anche come pratica artistica. MK propone quindi una composizione di raro rigore, tutta tesa a far abitare il vasto spazio dell’Argentina da una fisicità a un tempo elegante e nervosa, dai codici non melodici della danza contemporanea, asciugando quei tratti ironici e più facilmente comunicativi che pure appartengono al repertorio della formazione romana degli ultimi anni. Lo spettacolo si articola in tre momenti: l’incipit, squarciato dall’immagine lunare di un materassino gonfiabile argentato che, sospeso ricurvo in aria e inondato di luce, si staglia sopra i danzatori come un’apparizione; un lungo momento centrale di gesto e danza, dove incontri e non incontri dei corpi tracciano le traiettorie dell’inquietudine evocata da Di Stefano, riferimento al turista come archetipo definitivo dell’Occidente colonizzatore; un finale invaso da una pioggia di fiori in una macchineria scenica che è forse quanto di più classico il teatro possa offrire eppure si sposa alla perfezione coi codici più astratti della danza, scegliendo definitivamente l’emozione montata nel corso dello spettacolo. Magnetica la performance di Laura Scarpini, di grande fascino i movimenti di Biagio Caravano e insostituibile la presenza di un Philippe Barbut quasi immobile e col corpo interamente dipinto di nero e giallo, presenza allo stesso tempo selvaggia e totemica. Continua a leggere «Robinson», la nuova produzione di MK

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DDB 40 – Giorno 16: “Bangalore 4-6” e “Seppure voleste colpire 2”

testata DDB India 40

31. Bangalore 4-6

Gli ultimi due contest di Bangalore chiudono i cinque appuntamenti performativi – anche se andrebbe contaggiato anche un sesto, lo speciale all’interno di “Benares”. Nelle sue sessioni si sono sperimentano sonorità ancora più minimali e inserti di letture, soprattutto per quei teatranti che hanno la parola come mezzo espressivo e allora scelgono di inserire quella sonorità nella stratificazione di onde sonore che investe il pubblico nello stretto corridoio dell’India dove si svolge la performance. Nel quarto Bangalore troviamo la coppia Federica Santoro – Luca Tilli, dove la prima interagisce con dei rantoli “effettati” da una pedaliera, mentre il secondo si batte le mani sul corpo come se avesse freddo (entrambi le gestualità, con le loro sonorità, fanno parte del ventaglio espressivo dei loro personaggi di “Divertimento”). Nell’ultimo contest, invece, troviamo Manuela Cherubini (Psicopompo) che si lancia in un vero dialogo con Michele Di Stefano, non solo udibile ma comprensibile, mentre Biagio Caravano e Riccardo Fazi di Muta Imago si sfidano alle consolle. E mentre le sonorità si fanno via via più scoppiettanti, il dialogo si rivela essere un frullato di pop e assurdo, tratto dalla raccolta di racconti “Mio cugino, il mio gastroenterologo” di Mark Leyner, salutato come giovane rivelazione letteraria in America agli inizi degli anni Novanta. Continua a leggere DDB 40 – Giorno 16: “Bangalore 4-6” e “Seppure voleste colpire 2”

DDB 28 – Giorno 5: “Nollywood, io non sono così” (puntate 1-5)

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9. Nollywood – io non sono così (in privato)

L’arte di “ritrattare” non è necessariamente quella di cambiare versione dei fatti. Ma può avere anche che fare con quella di tracciare le identità – identità plurali, magari, stratificate come lo sono tutte, ma forse ancor più complesse se, come in questo caso, si tratta delle identità degli artisti. Una distorsione del termine “ritrarre”. Così sembra averla intesa l’Accademia degli Artefatti con il progetto Nollywood, che tutti i giorni di Perdutamente propone una perfomance di durata variabile che “ritratta” di volta in volta un artista della Factory.

Fabrizio Arcuri e Matteo Angius hanno fatto una scelta complessa nel declinare la loro presenza al Teatro India. Coerentemente con l’idea di collaborazione con le altre compagnie il più allargata possibile, hanno proposto ai loro colleghi di essere gli protagonisti delle loro performance, intervistandoli e chiedendo loro di regalargli una parola importante per loro, una canzone e un’urgenza. Tutti materiali attorno ai quali vengono costruiti i 16 appuntamenti di Nollywood (con la geniale complicità di Magdalena Barile, che a partire da questi materiali immagina e scrive le drammaturgie). Gli ignari protagonisti, catapultati nel mezzo di una scena che non conoscono, non sanno nulla di quello che accadrà. Sembrerebbe un meccanismo autoreferenziale – le compagnie di Perdutamente che parlano della compagnie di Perdutamente – se non fosse che Arcuri, nel trattare i materiali delle interviste, li ha inseriti in un dispositivo che ne fa oggetti a sé, leggibili anche da chi non conosce da vicini le compagnie di India. Continua a leggere DDB 28 – Giorno 5: “Nollywood, io non sono così” (puntate 1-5)

DDB 25 – Giorno 2: Eco (Opera) e Clima (MK)

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3. Eco

Anche un fantasma o un ricordo possono essere considerati un’eco dell’esistenza, una forma visibile ma immateriale che può materializzarsi e svanire senza una ragione apparente, o seguendo le vie incerte e buie dell’inconscio. Non è detto che Vincenzo Schino abbia fatto questo stesso ragionamento nel costruire le due istallazioni visive e performative che compongono «Eco» – quello che è certo, però, è la maestria con cui sa dosare l’intensità delle immagini che crea, dando loro una sorta di vita, un’onda che le attraversa, come un riverbero che è in grado di entrare in risonanza col riverbero interiore di chi guarda. Questo accade, visibilmente, agli spettatori che osservano in silenzio la “pozza” nera dove appaiono come fantasmi i volti di tanti “perduti” (non le anime dantesche, bensì gli artisti della Factory di India). Continua a leggere DDB 25 – Giorno 2: Eco (Opera) e Clima (MK)

Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°4)

PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India

Puntata n°04 – Progetti (seconda parte)

Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico.  Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°4)

DDB 15 – Sottrarre, perdere e poi fare

La perdita alle volte è sottrazione. Sicuramente lo è quando c’è di mezzo un furto, come quello che è avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 novembre al Teatro India. Amplificazioni, impianti, proiettori e altri dispositivi tecnici sia del teatro che delle compagnie sono stati sottratti da ignoti. Stamattina alla Factory di India il morale era visibilmente basso, le facce scure, la tensione palpabile. Non tanto e non solo per il danno in sé (che sarà presumibilmente coperto dall’assicurazione e non dovrebbe ostacolare l’apertura del 3 dicembre), quanto perché si avvertiva come un senso di profanazione in un luogo che è stato abitato da decine, a volte centinaia di persone nell’arco di diverse settimane. Non un luogo vuoto, distante, istituzionale, ma una casa. E il senso di smarrimento e di perdita, quando qualcuno ti entra in casa, è sempre un sentimento ingombrante con cui fare i conti. Continua a leggere DDB 15 – Sottrarre, perdere e poi fare

Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°5)

RITRATTI DAL TEATRO INDIA

Puntata n°05 – PERFORMANCE e POSTDRAMMATICO
Tony Clifton Circus – MK – Daria Deflorian e Antonio Tagliarini – Monica Piseddu

Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale.  Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°5)

DDB 07 – Breve carrellata lungo un corridoio lynchano

In questi giorni il Teatro India comincia a sembrare più popolato. Si alternano i gruppi delle scuole venuti per i laboratorio di Biancofango a quelli di studenti delle medie che si confrontano con il Moby Dick del Teatro delle Apparizioni. Altri laboratori, per artisti stavolta, si affastellano nel calendario e riempiono e svuotano le sale con una regolarità che non ha più nulla a che vedere con l’atmosfera dilatata e sonnacchiosa dei primi giorni della Factory. Anche altre compagnie che finora era state meno presenti, per impegni che le tenevano altrove, cominciano ad affacciarsi alle riunioni. Continua a leggere DDB 07 – Breve carrellata lungo un corridoio lynchano

Perdutamente. Diciotto compagnie disperse nel Teatro India

Un cantiere nel cantiere. Così è stato definito da Gabriele Lavia il progetto «Perdutamente», che riunisce diciotto compagnie romane all’interno del Teatro India di Roma, da ottobre a Natale. Una “factory” che produrrà seminari, laboratori, incontri – ma anche “atti, distrazioni, incidenti”, come recita il sottotitolo – e una parte spettacolare aperta al pubblico tutta concentrata nel mese di dicembre. Non si tratta dunque di nuove produzioni da creare e presentare – nonostante la commissione ci sia, ed è attorno al tema della “perdita” – ma di una residenza aperta, il cui obiettivo principale è quello di far abitare lo spazio di India (il più bel teatro romano dedicato al contemporaneo) da quelle compagnie del territorio che sono diretta espressione di questo segmento artistico – ricerca, nuove generazioni e nuovi linguaggi – che il più delle volte non solo non arrivano nei cartelloni degli stabili, ma non arrivano nemmeno ad avere un’interlocuzione coi direttori artistici.
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Nasce “ScuolaRoma”, rete didattica del teatro capitolino

Più che un progetto, è panorama artistico-culturale. Questa definizione lucida che ne ha dato l’attrice Daria Deflorian durante la presentazione sintetizza meglio di mille parole «ScuolaRoma», la rete didattica per le arti performative contemporanee presentata nell’ambito di Short Theatre. Ovvero? La decisione di far confluire in un blog, con un sistema comunicativo unitario, l’attività didattica e di formazione dei principali nomi della scena contemporanea capitoline in ambito di teatro, danza, scenotecnica. Il blog – www.scuolaroma.tumblr.com – raccoglierà il calendario di workshop, seminari, incontri, laboratori realizzati da questa rete di venti realtà che raccoglie gli artisti più fecondi della nuova scena. Continua a leggere Nasce “ScuolaRoma”, rete didattica del teatro capitolino