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Il work in progress di Lucia Calamaro e il destino dell’editoria teatrale

calamaro - vita ferma

Di cosa parliamo quando parliamo di scrittura per il teatro? Negli ultimi decenni del secolo scorso una certa predominanza del teatro di regia, a cui ha fatto da contraltare una ricerca particolarmente “visionaria”, ha messo in un cono d’ombra la possibilità che ha il teatro di raccontare storie. Almeno in Italia e nell’Europa continentale. Negli U.S.A., invece – dove sono stato di recente per un progetto sulla traduzione di drammaturgie italiane intitolato “Italian Playwright Project” – il re è sempre stato l’autore e continua ad esserlo. Lì prevale un’idea funzionale di teatro – un testo è una storia, e quella storia se funziona può passare da Off Broadway a Broadway, trasformarsi da spettacolo a musical a film e scalare così la catena alimentare delle opere teatrali che vede in fondo il loro valore artistico e in cima il loro potenziale economico in qualità di “intrattenimento”.

Nella vecchia Europa del teatro pubblico (ancora per quanto?) le cose funzionano in modo un po’ diverso. Ma anche qui, con l’alba del nuovo secolo, il teatro ha ripreso a raccontare, o meglio: quella sua particolare forza espressiva sembra finalmente uscire dal cono d’ombra. Continua a leggere Il work in progress di Lucia Calamaro e il destino dell’editoria teatrale

«Il Guaritore» di Santeramo con uno straordinario Sinisi

Michele Sinisi – Il Guaritore (santeramo)Al Teatro Valle occupato si è tenuta la prima romana di uno spettacolo molto atteso, «Il guaritore», testo vincitore del Premio Riccione 2011 e messo in scena da Teatro Minimo con la regia di Leo Muscato (in scena fino al 19 gennaio). Il personaggio inventato dalla penna di Michele Santeramo non è un “santone”, un truffatore. È anzi un uomo stanco, malato a sua volta, che nonostante sia attaccato a una flebo continua a scolarsi una grappa di cui no riesce nemmeno a sentire il sapore. Con l’aiuto di suo fratello (Gianluca delle Fontane), mette in scena il momento della “guarigione”, dove attraverso una particolarissima formula cerca di “curare” le vite malate della gente. Come? Incrociando le loro storie. Come dicevamo, il guaritore (Michele Santeramo) non è un mago né un medico, ma sa ascoltare le storie, coglierne le storture e – evocando lo spirito della guarigione, che sembra essere più uno “spirito della parola” – finalmente scioglierle. Già il coraggio di pronunciare la propria malattia, che è sempre una malattia esistenziale, è un passo verso la guarigione. Che si scioglie, nel caso raccontato sulla scena, nel modo più semplice possibile: mettendo in relazione due dolori opposti. Sono i dolori di due donne (Simonetta Damato e Paola Fresa), una incinta che non vuole quel bambino che le cresce in pancia e che “la mangia dall’interno”, e un’altra che non può avere figli. Non sa che non può averli per via di un infortunio, tenutole nascosto, del marito boxer – un divertente e bravissimo Vittorio Continelli, che saltando come un grillo da una parte all’altra della panca dà vita al personaggio più surreale e “un po’ suonato dello spettacolo. La soluzione è semplice: il bambino passi dall’una all’altra. Continua a leggere «Il Guaritore» di Santeramo con uno straordinario Sinisi

DDB 27 – Giorno 4: “Alzheimer mon amour”, Veronica Cruciani tra conferenza e spettacolo

testata DDB India 27

7. Perdita della memoria

Anche i silenzi possono parlare e anche l’oblio può essere un meccanismo del ricordo. È una visione dinamica, a tratti performativa, quella che Sandro Portelli, grande studioso delle storie orali, ha disegnato dell’arco della conferenza che lo ha visto colloquiare con lo scrittore Lorenzo Pavolini. Si tratta della prima delle tre conferenze organizzate da Veronica Cruciani con Christian Raimo, con l’obiettivo di far dialogare la letteratura contemporanea con il teatro contemporaneo raccolto nella Factory di India. Il tema dell’incontro era la «Perdita della memoria». E proprio sui blocchi della memoria e sui loro significati si è concentrata la riflessione di Pavolini, autore di un libro, «Accanto alla Tigre», dove racconta il suo rapporto con la figura del nonno, gerarca fascista ucciso a Dongo e poi appeso a Piazzale Loreto. Lorenzo, a 12 anni, lo apprende dai libri di scuola, perché in casa circolava una generica versione del “morto in guerra”. La rimozione, il blocco, la reticenza, sono strumenti di alcune generazioni per non parlare di un evento doloroso, luttuoso, vergognoso, impossibile da raccontare, che sconvolgerebbe la realtà così come è stata disegnata. Per la generazione successiva (quella di Lorenzo), invece la possibilità di fare i conti con quella storia, e così definitivamente archiviarla, risiede nel meccanismo della narrazione, del racconto, del renderla esplicita nell’atto della sua ricostruzione, dopo il blocco e la reticenza. Una vicenda simile la affronta anche lo scrittore Emmanuel Carrere – racconta Pavolini – che aveva un nonno che aveva collaborato coi nazisti e di cui la madre, finché era viva, gli impedì di scrivere. Continua a leggere DDB 27 – Giorno 4: “Alzheimer mon amour”, Veronica Cruciani tra conferenza e spettacolo

Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°4)

PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India

Puntata n°04 – Progetti (seconda parte)

Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico.  Continua a leggere Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°4)

DDB 11 – Punto di fuga tra Sciascia e Beckett

Oggi, nella sala A del teatro, si poteva assistere a un’intervista piuttosto strana. Un uomo, seduto da solo in mezzo alla scena, circondato da una schiera di persone disposte ad arco lungo il proscenio. Lui è sofferente, con una gamba allungata perché non riesce a piegarla, e si offre con ritrosia alle domande. Al centro del proscenio c’è una donna che fa delle domande. L’uomo, che risponde con un accento ipoteticamente siciliano, potrebbe essere un capo mafia, potrebbe essere persino Bernardo Provenzano. Il dialogo si svolge all’incirca così:

– Buona sera.

– Buona sera. Continua a leggere DDB 11 – Punto di fuga tra Sciascia e Beckett

Ambigue realtà all’italiana

L’ultimo lavoro di Teatro Minimo, «Sequestro all’italiana» (in scena al Teatro Orologio di Roma fino al 20 dicembre) parte da una drammaturgia originale di Michele Santeramo, arrivata finalista all’ultima edizione del Premio Riccione. La ricetta che mescola atmosfere meridionali con una scrittura dal sapore vagamente pinteriano, ossatura di diversi lavori del drammaturgo pugliese, restituisce un’idea di dilatazione della realtà, del tempo, che lungi dall’esiliarsi nell’astrazione ci racconta molto dei tempi in cui viviamo, delle relazioni tra le persone e dell’attitudine tutta italica a grattare sempre il fondo delle tragedie fino a rovesciarle in farsa.
Andriano e Ottavio (Michele Sinisi e Vittorio Continelli) sequestrano una classe di bambini. Sono costretti a farlo, a causa della situazione (imprecisata) in cui si trovano, poiché questo è l’unico modo – secondo loro – di conferire con il sindaco. Continua a leggere Ambigue realtà all’italiana

Il teatro senza corpo

senzacorpoSenza corpo. È così che si presentano sulla pagina gli otto testi teatrali raccolti da Debora Pietrobono per Minimum Fax nel volume omonimo [272 pp, 12,50 euro], in una particolare tappa del Best Off che la casa editrice propone ogni gennaio (raccogliendo il meglio della narrativa off), tutto dedicato all’autoralità della scena contemporanea. Senza corpo, perché chi ha avuto la fortuna di vedere gli spettacoli da cui sono tratte le parole del volume – alcune delle perle di queste ultime stagioni – sa quanto contino i corpi e le voci degli attori che le hanno interpretate oltre (nella metà dei casi) a scriverle. Corpi che giustamente Pietrobono descrive come “eccentrici, ammalati, squilibrati”, che riescono così bene a comunicarci senza ansia di mimesis, ma con lo slancio dell’illuminazione poetica, il disagio profondamente “corporeo” dei nostri giorni. Continua a leggere Il teatro senza corpo