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«Museum» e la trilogia Noosfera di Fortebraccio Teatro

Noosfera Museum - Roberto Latini
foto di Ilaria Scarpa

Terza tappa per il progetto «Noosfera» di Fortebraccio Teatro, la formazione composta da Roberto Latini, Gianluca Misiti e Max Mugnai, che proprio in questo formato trova la sua espressione più distillata, ovvero nella cifra dei monologhi di Latini – uno dei migliori attori della nostra scena – che restano tuttavia “quadri viventi” costruiti a tre sguardi.

«Museum» è il quadro più allucinato dei tre, e forse quello che mette in scena il paesaggio più desolato. Parlo di “paesaggio” perché l’ambizione di Noosfera sembrerebbe essere quella di tracciare un panorama della condizione umana odierna, dove pure quando i riferimenti sono legati alla letteratura, al cinema, ai classici del teatro, è facile leggere in controluce l’Italia di oggi e la sua geografia di macerie umane e morali. Se «Lucignolo» è un chiaro riferimento al paese dei balocchi, un orizzonte di disimpegno che luccica ma nasconde un destino di schiavitù, «Titanic» porta con sé la metafora del viaggio verso il nulla dove ancora e nonostante tutto si continua a ballare. Il punto di contatto tra i due è la voglia di fuga, quella radicale in Lucignolo – che è forse la sua pulsione più positiva – e la direzione del Titanic verso un’America ipotetica e irraggiungibile.

«Museum» invece mette in scena il racconto più freddo, l’arrestarsi della corsa, la cristallizzazione. Riferimento a una società musealizzata dove non c’è più spazio nemmeno per la fuga. Come i colori dominanti nei primi due lavori erano rispettivamente il bianco e il rosso, qui ci troviamo immersi nel blu – colore della malinconia secondo la lingua inglese, colore del raffreddamento che prelude la perdita definitiva di calore. In questa cornice Roberto Latini veste maschere dolorose: la prima indossa un cappotto cosparso di chiavi e possiede una faccia metallica; la seconda porta una semplice maglietta bianca che si macchia di sangue, ultima traccia di una vitalità irredenta che pure sembra tendere all’esaurimento. Non a caso queste maschere, nonostante il panorama di desolazione, continuano a mormorare invocazioni all’amore, quasi assistessimo – attraverso citazioni shakespeariane – al rantolo dell’ultimo dei romantici. Continua a leggere «Museum» e la trilogia Noosfera di Fortebraccio Teatro

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Il paese dei balocchi allo sfascio. Il Lucignolo di Roberto Latini

È una metafora stringente e potente quella colta da Roberto Latini con il suo «Noosfera Lucignolo», di recente in scena al Teatro Argot di Roma per poi replicare il 21 novembre a Castiglioncello, nella giornata di chiusura dell’ultimo festival firmato da Massimo Paganelli. Potente perché centra un nodo attualissimo andando a toccare un episodio di una delle narrazioni fondanti per la cultura dell’Italia unita che, allo stesso tempo, ha assunto una portata universale. Il «Pinocchio» di Collodi data 1881, ma l’intuizione del suo autore che in assenza di cultura vedeva le persone come burattini manovrati dall’alto è un’immagine che anticipa molti temi delle società a venire, quella dei regimi totalitari ma anche delle società di massa. La trasformazione in “ciuco” che tocca in sorte a Lucignolo, invece, probabilmente riecheggia nella forma le metamorfosi di Apuleio, ma nella sostanza ha certamente a che vedere con il noto moto di dire, che fa dell’asino il sinonimo di ignorante. Continua a leggere Il paese dei balocchi allo sfascio. Il Lucignolo di Roberto Latini