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Tutto quello che ci lascia Luca Ronconi (e una riflessione su Lehman Trilogy)

Ronconi

La notizia della morte di Ronconi è arrivata la sera del 21 febbraio mentre molte delle persone del mondo del teatro erano in scena o seduti in una qualche platea; e poi è rimbalzata al solito sui telefonini e i social network. Ma per chi fa teatro, in quel messaggio c’era un senso differente: gli attori, i registi, gli appassionati, sono spesso in viaggio: “Ciao, maestro”, o anche “È morto il teatro”, era un modo per dichiararsi una famiglia d’elezione.

Poi, certo, il teatro non è morto: semplicemente piange quello che è stato forse il più grande regista italiano del novecento e oltre. Il teatro è vivo ed è composto da sguardi molto diversi: c’è chi Ronconi lo ha venerato come un oracolo, e chi ha odiato i suoi spettacoli, ma soprattutto chi avendo una poetica opposta non poteva non prenderlo come asse di riferimento.

E questo sì, è qualcosa che è andato perduto. Un’idea di cardine, a cui accostarsi o da cui prendere le distanze.

Quel cosiddetto teatro di regia che faceva sì che il nome stesso di Ronconi fosse sinonimo di regia, se non di teatro; e che lui fosse il regista, per antonomasia.

Un certo teatro, dunque, è sicuramente finito; e con questo lutto (dopo quello di Giorgio Strehler, di Massimo Castri) cala il sipario su un secolo lungo, e irripetibile, della cultura italiana. Continua a leggere Tutto quello che ci lascia Luca Ronconi (e una riflessione su Lehman Trilogy)

Dio (cioè la regia) è morto? Riflessioni a margine degli spettacoli di Ronconi e Magelli

Luca RonconiHuston, we have a problem. Soprattutto per quanto riguarda la recitazione negli allestimenti dei nostri teatri pubblici. E se gli elementi degli spettacoli, presi singolarmente, sembrano risultare di tutto rispetto ma poi la maionese impazzisce ugualmente, c’è un unico responsabile a cui addossare la colpa: la regia. Visti a un giorno di distanza, «La modestia» diretta da Luca Ronconi (al Teatro Argentina di Roma) e «Hotel Belvedere» diretto da Paolo Magelli (al Teatro Metastasio di Prato) danno lo stesso sconsolante verdetto. Pur essendo operazioni diversissime e pur essendo i due registi portatori di due estetiche molto distanti una dall’altra. E allora perché accostarli in una stessa riflessione? Perché si tratta di due operazioni che provano a dinamizzare le ovvietà in cui sprofondano i cartelloni dei nostri teatri principali (e da questo punto di vista sono operazioni encomiabili). Ronconi punta su un nome ormai consolidato della drammaturgia contemporanea internazionale, per quanto appena quarantenne: l’argentino Rafael Spregelburd. Magelli, invece, va a ripescare un testo dell’austriaco Ödön von Horváth di novant’anni fa – e che aveva già messo in scena in croato alla fine degli anni Settanta – che per il suo spirito corrosivo sulla decadenza dell’Europa è in grado di parlare al presente. Ma in entrambi i casi sono le scelte registiche e i registri recitativi a non appartenere a questo tempo. Con un distinguo. Continua a leggere Dio (cioè la regia) è morto? Riflessioni a margine degli spettacoli di Ronconi e Magelli

Il Teatro Valle non va in vacanza. Il nuovo anno ha cinque stagioni

È un programma “debordante” quello che il Teatro Valle Occupato ha realizzato per la prossima stagione e che è stato presentato oggi nello spazio del teatro. Talmente debordante che realizza eventi per cinque stagioni: “Estate, autunno, inverno, primavera… e ancora estate”, questo è il titolo del progetto. In effetti, paragonato alle stagioni ufficiali sempre più compresse, questa del Valle Occupato sembra non avere fine: partirà già il 20 luglio e arriverà fino alla prossima estate, coinvolgendo alcuni degli artisti più interessanti della scena contemporanea e non.

Sono tre le aree tematiche proposte dal valle. “Scritture”, la prima, comprende un laboratorio di scrittura con Fausto Paravidino che parte il 20 luglio, incentrato su un tema piuttosto attuale: la crisi. I Motus proporranno “W. 3 atti pubblici (After the creative residence)”, residenza creativa incentrata sul tema del futuro incerto. Continua anche il progetto Drammaturgie Nascoste, bando aperto per le nuove scritture professionali ed esordienti. Il progetto “Cavie”, invece, si propone di esplorare le potenzialità di un genere che è stato negli anni un po’ svuotato dalle dinamiche commerciali e che invece in Italia vanta una ricca tradizione: la commedia.

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