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Lourdes: Andrea Cosentino porta in teatro il romanzo di Rosa Matteucci

Se c’è un posto che evoca non solo la fede, ma anche la speranza che la fede possa incidere fisicamente sulle nostre esistenze terrene, quel posto è Lourdes. Ma allo stesso tempo il santuario francese si porta dietro tutta la miseria terrena, fatta di corpi laceri, superstizioni, e dell’inquietante meccanismo “turistico” che inevitabilmente si innesca nei luoghi di culto più conosciuti.

Sarà per questo che il pellegrinaggio surreale di Maria Angulema, al centro del romanzo di esordio di Rosa Matteucci, uscito nel 1999, ha suscitato da subito un entusiasmo trasversale. Perché nella sua scrittura potentemente comica, ma allo stesso tempo attenta alle inquietudini mai risolte dell’animo umano, confluiscono tutto il grottesco e tutto il tragico di cui abbonda un luogo dove i confini della religione toccano la sfera delle credenze popolari. Continua a leggere Lourdes: Andrea Cosentino porta in teatro il romanzo di Rosa Matteucci

Il Virus che è dentro di noi. L’ultimo lavoro di Capotrave

In un luogo perennemente in penombra, quando non in piena oscurità, fatto di ambienti delimitati da tubi e carrucole, si muovono due figure, presumibilmente due operai o due addetti alla manutenzione di questo inquietante sottosuolo in cui è ambientato «Virus», l’ultima produzione di Capotrave, di recente al Teatro Furio Camillo di Roma. Di colpo, con ritmi e suspance da thriller cinematografico, irrompe sulla scena il vero motivo della loro presenza in quell’ambiente claustrofobico: cadaveri di topi. Sono loro, presumibilmente, la fonte dell’improvvisa epidemia che ha colpito la città in superficie, sulla quale le autorità tendono a minimizzare per bocca di uno speaker radiofonico la cui voce, disturbata da un segnale poco ricevibile in quell’ambiente sotterraneo, gracchia comunicati ufficiali e note di previsione sull’ottima stagione turistica in arrivo. Racconto “solare” in aperto contrasto con la scena soffocante di Virus, la voce disturbata della radio è anche l’unica voce di uno spettacolo muto, e suo tappeto sonoro costante (come accadeva nel film «Una giornata particolare» di Ettore Scola). I due operai, o forse disinfestatori – Pietro Naglieri e Simone Faloppa, sostituito nelle repliche romane da Emilio Vacca – si trovano invischiati in una situazione senza uscita alla quale uno dei due si abbandona, mentre l’altro cerca disperatamente di lottare per mantenere una lucidità e una non contaminazione che sembrano ormai impossibili.
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I padri e i figli

pieveInternet può avere un ruolo nella costruzione di una memoria e, attraverso di essa, di un’identità? Per quanto possa apparire una provocazione parlare di memoria e identità all’interno di un media che trova il suo specifico proprio nella fluidità, nella magmaticità e nella continua evoluzione delle informazioni, questa domanda si connette a una delle funzioni che la rete sta assumendo e sviluppando, proprio negli ultimi anni, grazie ai social network: quello di archivio di immagini, documenti, filmati. Un archivio per di più caratterizzato dall’immediatezza e dalla orizzontalità della rete. Continua a leggere I padri e i figli

L’isola dei rifiuti. Il Crusoe contemporaneo di CapoTrave

Cosa sarebbe accaduto se Robinson Crusoe avesse fatto naufragio su un’isola fatta di sacchetti di plastica, spazzatura, rifiuti, anziché approdare nella natura incontaminata descritta da Defoe? È la visione inquietante e significativa che ci propone «Robinsonade», la nuova produzione della compagnia CapoTrave, presentata questa estate al festival di Castiglioncello e a Sansepolcro nell’ambito di Kilowatt. Scritto e ideato da Lucia Franchi e Luca Ricci, che ne cura anche la regia, «Robinsonade» ci mette davanti un altrove letterario tra i più famosi tramutato dalla mano dell’uomo in un ammasso di rifiuti. Il rapporto con la natura e l’ambiente è mutato di segno, ma resta ostile: prima una natura selvaggia da domare, ora un ambiente compromesso in cui a stento si trovado gli elementi per sopravvivere – l’acqua, che Robinson [Pietro Naglieri] beve da involucri di plastica sigillati, e il cibo, mele che cadono dal cielo e vanno a mischiarsi al mare di plastica e gommapiuma. Continua a leggere L’isola dei rifiuti. Il Crusoe contemporaneo di CapoTrave