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Donogoo, un paese che non c’è (forse)

Donogoo è una città che non esiste. Eppure, alla fine dell’omonima piecè scritta da Jules Romains nel 1930, questa città immaginaria trova la sua collocazione nella realtà. Come mai? Frutto di un errore di geografia, Donogoo è un luogo promettente per gli investimenti, una delle tante terre d’oltremare (per l’esattezza in Sud America) dove investire e speculare. Un affare in cui tutti sono pronti a mettere denaro, peccato però che la città non esista. E allora perché non tirarla su davvero, riparando così ad un errore fortuito quanto propizio? Per quanto surreale possa sembrare la vicenda inscenata da Romains, essa è presumibilmente un calco di una storia vera accaduta nell’Ottocento, quando un avventuriero scozzese riuscì a ottenere milioni di sterline emettendo buoni del tesoro di un paese inesistente. Un meccanismo che a tutt’oggi è considerato la madre di tutte le truffe alla Madoff (sia quello americano che quello dei Parioli). Per questo Donogoo, oltre a farci sorridere, ci racconta in chiave iperbolica un tratto del capitalismo, soprattutto di quello odierno, caratterizzato da una voracità illimitata. Continua a leggere Donogoo, un paese che non c’è (forse)

La sponda dell’editoria

Il teatro contemporaneo produce delle storie? Possiede, cioè, una narrazione sul presente che può andare oltre se stesso, oltre il momento impermanente della messa in scena? La questione è vecchia ed è connessa al ruolo della drammaturgia, che in un paese come l’Italia, polarizzato per anni da una tradizione orientata ai classici e una ricerca che ha rifiutato il testo in quanto tale, ha vissuto una costante ridefinizione. Eppure nell’ultimo periodo sembra che l’interesse verso gli autori di teatro si sia moltiplicato, e a sancire questo fenomeno è intervenuta anche l’editoria. Nonostante nel settore teatrale c’è chi lamenta un radicato disinteresse per gli autori, sembra invece che fuori dalle sale teatrali un certo interesse per il modo con cui si guarda al mondo dalle assi del palcoscenico sussista ancora. Forse l’operazione più visibile è quella di un grande editore come Einaudi che pubblica Ascanio Celestini, ma se in questo caso si può sollevare il dubbio sul fatto che oramai Celestini a una sua identità pubblica consolidata, che viaggia da sola, a confermare questo interesse ci sono i romanzi pubblicati da Fandango e Baldini Castoldi Dalai di autori meno visibili come Davide Enia, Emma Dante e Mattia Torre (ma sembra ci siano in cantiere altri lavori con autori come Saverio Laruina, Lucia Calamaro ed Enrico Castellani di Babilonia Teatri). Oppure la casa editrice romana Minimum Fax che pubblica un’antologia con i testi di Giuliana Musso, Tino Caspanello, Daniele Timpano, ma che dà anche alle stampe un lavoro di Eleonora Danco. C’è perfino una rinnovata attenzione al copione come oggetto di lettura, con operazioni come quella di Selleria, che dà alle stampe «La sponda dell’utopia» di Tom Stoppard, o la scelta di un piccolo ma molto interessante editore di Macerata che riporta alla luce un testo dimenticato di Jules Romains del 1930. Continua a leggere La sponda dell’editoria