Archivi tag: Lavoratori dello spettacolo

Al Valle gli stati generali della cultura

Non solo arte al Valle Occupato. Questo raccontano gli “stati generali della cultura”, titolo dell’incontro pubblico di questo venerdì 30 settembre, che vede teatranti, cineasti, scrittori, ma anche ricercatori, precari, tecnici e studenti, ragionare insieme sullo stato in cui versa il settore della conoscenza nel nostro paese. Perché la crisi che interessa questo settore è specchio di una più profonda crisi di identità e di governance del nostro paese. Non si è parlato, perciò, di teatri che chiudono, ma di un’economia pubblica ostaggio dei diktat della finanzia mondiale, che rende la sovranità del parlamento in materia economia del tutto velleitaria. E, a ricasco, di una politica culturale che non esiste. Continua a leggere Al Valle gli stati generali della cultura

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Visto dal Brasile – Artisti italiani occupano il Teatro Valle contro la privatizzazione

Dal 14 giugno scorso il Teatro Valle di Roma è occupato da un folto gruppo di lavoratori dello spettacolo, attori e tecnici. Un’azione che ha coinvolto un flusso vastissimo di persone che da ormai due mesi partecipano alle assemblee cittadine che si svolgono di giorno e alle maratone artistiche che si tengono la notte, dove si alternano a sostegno del teatro occupato i nomi più importanti dell’arte e della cultura: dallo scrittore Andrea Camilleri al regista Nanni Moretti, dal comico Roberto Benigni a un maestro della canzone d’autore come Franco Battiato e ai cantanti pop come Jovanotti. Artisti più giovani – come Elio Germanio, miglior attore 2010 a Cannes – partecipano attivamente all’occupazione, dormendo nei palchetti del teatro. Assemblee e maratone artistiche, a cui si accede gratuitamente, si riempiono ogni giorno di una grande quantità di gente, e così questa sala teatrale si è trasformata nell’epicentro di una protesta nazionale contro i tagli alla cultura e all’impoverimento culturale dell’Italia, un paese che vanta grandi tradizioni anche recenti, ma che oggi appare fiaccato da venti anni di berlusconismo e da trent’anni di cultura commerciale e televisiva che lo ha accompagnato.
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Teatro Valle, cronaca di un’occupazione

The place to be. A pochi giorni dall’occupazione del Teatro Valle, avvenuta il 14 giugno allo scoccare dell’ultima stagione firmata dal soppresso Ente Teatrale Italiano, lo storico teatro romano è diventato immediatamente “il posto dove andare”. Almeno per una sera. Artisti di ogni caratura e fama hanno prestato voce, parole, indignazione per quella che a molti di loro sembra la fatidica goccia che fa traboccare il vaso dei tagli alla cultura. Ne è nata così una grande baraonda dove sono passati Andrea Camilleri e Franca Valeri, Ettore Scola e Fabrizio Gifuni, Nanni Moretti e Moni Ovadia, Isabella Ferrari e Alessandro Bergonzoni, mentre Franco Battiato e Bernardo Bertolucci hanno parlato in collegamento telefonico. Questo per citare solo alcuni dei tantissimi nomi che hanno aderito all’iniziativa delle Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo. Una girandola che ha portato la protesta del Valle sotto gli occhi dei media, fino a farla rimbalzare addirittura sul New York Times, ma ha prodotto anche una grande confusione di piani. Continua a leggere Teatro Valle, cronaca di un’occupazione

Lotte spettacolari. Il Teatro Valle occupato e gli artisti disoccupati

Possibile che abbiano occupato il Valle, un teatro all’italiana pieno di velluti, una sala del Settecento, la più antica di Roma? La notizia dell’occupazione dello scorso 14 giugno ha colto di sorpresa molti, ma non tutti. Chi conosce il mondo degli artisti di teatro – e non solo – sa che ormai la misura è colma. Quello che si temeva accadesse è accaduto: i soldi non ci sono più, i festival e gli spazi indipendenti chiudono i battenti, i teatri pubblici e i grandi teatri privati restano un luogo inaccessibile per i nuovi linguaggi a meno che non si tratti di un nome famoso. Di conseguenza anche la professionalità va in crisi: o sei dentro un circuito e segui le sue logiche, oppure ti devi arrangiare. Magari facendo un altro lavoro. Una battuta frequente tra gli artisti recita così: “Quando ti chiedono che lavoro fai e tu dici l’attore, ti rispondono: sì, ma cosa fai per vivere?”. Ecco, la dignità del lavoro artistico in Italia non esiste. L’artista è uno che segue una passione, un hobby. Se ha i soldi per mantenersi bene, sennò deve fare altro. Continua a leggere Lotte spettacolari. Il Teatro Valle occupato e gli artisti disoccupati

Il Valle diventi un centro per la nuova drammaturgia. La proposta degli occupanti

Un centro dedicato alla drammaturgia italiana contemporanea. È questa la proposta che gli occupanti del Teatro Valle hanno avanzato per il destino della storica sala romana. Pochi giorni fa il sottosegretario dei Beni Culturali Francesco Giro aveva sottolineato che la soluzione per il Valle era stata trovata dalla politica senza che gli occupanti avanzassero una proposta, cosa che rendeva ai suoi occhi ancora meno legittimo il prolungarsi dell’occupazione. Ora la proposta è arrivata e suona come una deflagrazione. Non tanto o non solo per il contenuto, quanto per la sua gittata.
Guardiamo ai fatti: dal 1° luglio il Teatro Valle è passato dal ministero dei Beni culturali al Comune di Roma, che ha chiesto al teatro di Roma di gestirlo per la stagione 2011/12, in rete con altre istituzioni culturali della città (si dice Romaeuropa Festival e Teatro dell’Opera su tutte). Dopo un periodo di incertezza, il Comune ha reperito anche un milione e 200mila euro per la gestione del teatro. Questa la soluzione della giunta Alemanno. Ma a ben vedere, nulla è risolto davvero. Certo, il teatro resta pubblico, ma solo per un anno, in attesa di un bando che – senza la prospettiva di un fondo pubblico per la gestione – è necessariamente destinato ai privati. È vero, è stato stanziato oltre un milione di euro, ma da quello che si sa quella cifra è in grado di coprire solo il costo della macchina Valle – cioè le utenze, gli stipendi dei dipendenti, la gestione – mentre di soldi destinati alla programmazione non si è ancora parlato. Continua a leggere Il Valle diventi un centro per la nuova drammaturgia. La proposta degli occupanti

Montezemolo e il Valle Occupato. Due Italie a confronto

Chi è di scena a Roma? Due Italie diverse, che parlano di cultura.
Ieri, al Teatro Argentina il convegno «Cultura, orgoglio italiano», organizzato dalla fondazione di Luca Cordero di Montezemolo, Italia Futura, cercava di tracciare un’idea di impegno sociale delle imprese che levasse d’impaccio il settore pubblico – impoverito, farraginoso a causa della burocrazie, svuotato di idee e linfa vitale – passando la gestione del patrimonio storico-artistico-cultural-paesaggistico nelle mani dei privati, più dinamici, in cambio della visibilità che ne consegue, attraverso il meccanismo degli sgravi fiscali che in Europa funziona già da tempo. Insomma il modello Della Valle al Colosseo. Pochi metri più in là, al Teatro Valle occupato si parlava di cultura come bene comune, e come tale intangibile rispetto agli interessi privati.
Le due Italie, quella del Valle e quella dell’Argentina, parlano linguaggi differenti, hanno forme di discussioni differenti, vestono in modo differente. All’Argentina gente elegante, in giacca nonostante il caldo, partecipa a un convegno a inviti, con un moderatore e un maxischermo che riprende ogni cosa, e le parole d’ordine sono “imprenditori” e “investitori” al posto del mecenatismo, pubblico o privato che sia, che non comprenderebbe l’ipotesi di una messa a sistema (economico) del patrimonio culturale italiano. Al Valle la gente veste casual, in maglietta e pantalocini perché fa caldo, la forma di discussione è l’assemblea pubblica, e le parole d’ordine sono “accesso libero alla cultura”, “beni comuni”, “reddito di cittadinanza” declinato nell’accezione di “reddito di resistenza”, destinato cioè a tutti quelli che fanno esistere con il loro fare un’alternativa alla logica del profitto; dunque anche agli artisti. Al posto di Montezemolo, qui c’è un docente di diritto, il professor Ugo Mattei, che ha elaborato i quesiti referendari sull’acqua pubblica.
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Lavia contestato al Valle occupato

Ieri sera al Teatro Valle occupato c’era anche Gabriele Lavia, direttore artistico del Teatro di Roma. Una presenza che ha suscitato diverse reazioni tra i presenti in sala. Invitato a parlare, Lavia è stato contestato per non essersi fatto vivo prima dell’ottavo giorno di occupazione. Il regista, che fino al giorno prima si trovava a Milano per un debutto alla Scala, ha esordito dicendo che l’occupazione del Valle è tra le cose più importanti che stanno accadendo oggi nel teatro, ma dopo la contestazione il dialogo con la platea del Valle occupato ha preso un’altra piega. O meglio, un vicolo cieco, che si è in parte risolto con la richiesta di un incontro per approfondire le questioni sollevate dagli occupanti – disponibilità al dialogo da parte dei direttori artistici degli stabili pubblici, trasparenza, il tema degli scambi, solo per citarne alcuni – richiesta a cui il direttore del Teatro di Roma dovrà rispondere nei prossimi giorni. Continua a leggere Lavia contestato al Valle occupato

Il Valle resta occupato. E risponde alla proposta di Galan

Il Teatro Valle resta occupato. Dopo tre giorni di assemblee e dibatti, e nonostante la notizia del passaggio dello stabile al Comune di Roma e il conseguente affidamento della sala allo Stabile capitolino. Ieri Franca Valeri, nel suo intervento, ha detto che trasformare il Valle nella seconda sala del Teatro di Roma è comunque una soluzione al ribasso: da Pirandello in poi il Valle ha una vocazione di ricerca e innovazione, che nemmeno uno stabile pubblico, coi vincoli a cui è sottoposto, potrebbe garantire. La platea è esplosa in un applauso e gli occupanti si sono detti d’accordo. “Il problema non è capire chi gestirà il Valle, ma con quali criteri lo farà” è stato detto in assemblea. E qui in effetti sta in nodo centrale. I limiti di una gestione privata sono evidenti: mandare in attivo una sala di soli 600 posti è quasi impossibile anche facendo il tutto esaurito ogni sera, e i prezzi dei biglietti sarebbero comunque molto elevati. Continua a leggere Il Valle resta occupato. E risponde alla proposta di Galan

«Il Valle al Comune? Non ci fidiamo». Le reazioni degli occupanti e il commento di Camilleri

“Spero che la vostra mobilitazione sia contagiosa”. Con questo augurio Andrea Camilleri ha salutato il pubblico del Teatro Valle occupato, accolto da applausi scroscianti. Intervistato da Elio Germano, lo scrittore ha raccontato molti aneddoti della storia del teatro italiano, che ha avuto proprio sulle assi del Valle uno dei suoi crocevia più significativi. Qui nel 1921, ricorda Camilleri, è andata in scena un’opera che ha rivoluzionato la scena mondiale, i “Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. “In un paese civile questo teatro sarebbe diventato un monumento”, conclude Camilleri. E la notizia, annunciata dall’assessore Gasperini, che l’intesa tra Ministero dei Beni culturali e Comune di Roma è stata raggiunta e che il valle il prossimo anno sarà affidato al Teatro di Roma non ha rassicurato la platea del Valle Occupato. “Non ci fidiamo” è stato il commento di alcuni degli occupanti. D’altronde la soluzione del Teatro di Roma era già da tempo l’unica via percorribile nell’immediato, ma tanto il Comune di Roma quanto il Ministero – che per bocca del sottosegretario Giro ha definito l’occupazione “un bivacco” – si sono guardati bene dall’assicurare che non si tratta di una semplice transizione per la prossima stagione. Giusto il tempo, cioè, di elaborare un bando (“di respiro europeo” si è detto) che potrebbe di nuovo ribaltare la situazione tra dodici mesi, tirando dentro cordate private.
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Valle, Polverini: “Vada al Teatro di Roma”. Gli occupanti: serve trasparenza

La presidente della Regione Lazio Renata Polverini è intervenuta stamattina sul futuro del Teatro Valle, lo storico teatro della capitale che ieri è stato occupato da un centinaio di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo. A margine dell’inaugurazione del santuario di Ercole a Tivoli, Polverini ha dichiarato: “Il Teatro Valle deve entrare nel Teatro di Roma e diventarne la seconda sala”. La presidente auspica un chiarimento tra il Ministero dei Beni Culturali e Roma Capitale in questo senso. Mentre ieri, al Valle occupato, nel corso dell’assemblea pubblica Franco Ricordi, uno dei consiglieri del Teatro di Roma, ha riportato l’interesse del direttore artistico Gabriele Lavia a prendersi cura della gestione del teatro.
Prende quota, dunque, una delle ipotesi che garantirebbe una gestione del teatro da parte del pubblico, ma nessuno si è ancora pronunciato su come questo progetto possa sostenersi. Il Teatro di Roma, come molti altri stabili italiani, afferma di avere già difficoltà a gestire i suoi spazi attuali, l’Argentina e l’India. Per quest’ultimo – spazio destinato alla produzione contemporanea – fino a poco tempo fa si paventava l’ipotesi di una chiusura parziale. Con quali fondi, allora, sarà possibile gestire una macchina come il Teatro Valle? Roma Capitale si impegnerà economicamente per sostenere questa soluzione?
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