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Lampedusa (1): Tra primavera araba e autunno europeo

Lampedusa è l’isola più a sud dell’Italia, più vicina alle coste della Tunisia che alla Sicilia, perché il piccolo arcipelago di cui fa parte – le isole Pelagie – da un punto di vista geologico appartiene all’Africa, anche se è da sempre territorio italiano. È questa vicinanza ad aver trasformato Lampedusa nella porta d’Europa, il punto di accesso verso l’Italia per i migranti che sfidano la sorte per mare. Terra di pescatori, Lampedusa ha conosciuto un relativo benessere non molti anni fa, grazie al turismo degli stessi italiani: l’isola è infatti un gioello in mezzo al mediterraneo, con un clima mite che permette di godersi il mare praticamente sei mesi l’anno.
Oggi però Lampedusa è nota in tutto il mondo soprattutto per la questione dell’emigrazione verso l’Europa. Il fenomeno è cominciato negli anni novanta, quando la gente arrivava da sola sulle coste dell’isola ed erano gli stessi lampedusani ad aiutare chi sbarcava. Poi i flussi sono cresciuti sempre di più. È intervenuto il governo italiano, dapprima creando un centro d’appoggio presso l’aeroporto, infine istituendo il CSPA (centro di prima accoglienza e soccorso), che si trova a Contrada Imbriacola, nel centro abitato dell’isola. Nel mezzo c’è stata la fase dei respingimenti a mare, che ha interrotto gli sbarchi, ma è stato condannato dal mondo intero: gli accordi con Gheddafi e gli altri paesi del Nord Africa, che permettevano i repingimenti di massa, erano una palese violazione del diritto internazionale e italiano. Tra le varie cose, era impossibile stabilire chi avesse diritto d’asilo in Europa e chi no, perché non si valutava più caso per caso. Continua a leggere Lampedusa (1): Tra primavera araba e autunno europeo

UNHCR: l’Italia ha bisogno di un piano per l’esodo tunisino

Sono oltre 2000 le persone che si trovano nel centro di accoglienza di Lampedusa, una struttura che potrebbe accogliere al massimo 800 persone. La fuga dalla Tunisia dopo il crollo del regime di Ben Alì sta mettendo in allarme le autorità italiane ed europee, ma per il momento si tratta di un flusso migratorio che ha interessato circa 5000 persone in tutto. Secondo Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR – l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – l’Italia è in grado di affrontare la situazione, se si decide ad affrontare una politica adeguata. “Per ora la situazione è tranquilla, abbiamo parlato con i migranti e tutti si stanno comportando al meglio – racconta per telefono da Lampedusa – Ma l’isola va decongestionata, perché ci sono troppe persone e la situazione potrebbe diventare esplosiva. Lo abbiamo ribadito al ministro dell’interno Maroni, che ci aveva dato la sua assicurazione; e invece la notizia di oggi è che i trasferimenti si sono bloccati”. Continua a leggere UNHCR: l’Italia ha bisogno di un piano per l’esodo tunisino