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Arturo Ui. Ascesa di un criminale politico secondo Brecht

Feyerabend, geniale filosofo della scienza e appassionato di teatro, nel 1948 ebbe l’occasione di diventare assistente alla produzione di Brecht, ma declinò l’offerta. Nella sua autobiografia spiega che nonostante fosse affascinato dall’idea di imparare di più sul teatro da un uomo così fuori dal comune, in realtà Feyerabend detestava l’epica brechtiana, perché “trasforma il teatro, l’ultima roccaforte della magia, in un laboratorio sociologico”.
Brecht è un autore complesso non soltanto per la sua importanza capitale nel teatro del Novecento, ma anche per il fatto di essere stato ben presto storicizzato. Impossibile non tenere conto di quanto il teatro nel secondo Novecento abbia preso in modo netto le distanze dalla forma didascalica e pedagogica tanto cara a Brecht. Per questo è difficile non farsi risuonare nella testa questo commento di Feyerabend, quando ci si accorge che nel 2011 il nome di Bertolt Brecht torna ad affacciarsi dai cartelloni dei teatri con una certa insistenza. Dalla cosiddetta ricerca – a Roma, al Teatro India, andrà in scena «Gli Orazi e i Curiazi» dell’Accademia degli Artefatti – alle produzioni degli stabili, come è il caso di «La resistibile ascesa di Arturo Ui», per la regia di Claudio Longhi, che ha debuttato al Teatro Argentina in prima assoluta il 29 marzo e resterà in scena per un mese. Eppure se Brecht torna a parlare alla contemporaneità, se le sue drammaturgie tornano ad essere un detonatore di pensiero per molta scena italiana, un nesso deve esserci. Continua a leggere Arturo Ui. Ascesa di un criminale politico secondo Brecht

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