Archivi tag: Kollatino Underground

Angelo mai, ultimo atto di una desertificazione culturale

La chiusura del bar dell’Angelo Mai, e la conseguente sospensione delle attività da parte del collettivo che lo gestisce, è l’ultimo atto di un processo che ha cambiato profondamente la geografia culturale di Roma. E che la rende oggi, di fatto, una città desertificata. I centri culturali scaturiti dall’esperienza dei centri sociali hanno avuto alterne fortune, ma di fatto sono stati l’unica polarità per la sperimentazione, i nuovi linguaggi, le nuove generazioni e – cosa non secondaria – dei punti di incontro e discussione. E garantendo un certa, per quanto precaria, continuità. Tutto quello che le istituzioni culturali di questa città – ricca di eventi, ma solo da “consumare” – riescono a fornire poco e male.

Non è un caso. Le istituzioni culturali in Italia, per come sono pensate, devono principalmente garantire una vetrina dell’eccellenza. Non sono mai luoghi “vissuti”. C’è una difficoltà burocratica notevole nel far “sostare” le persone nei luoghi della cultura, semplicemente per incontrarsi e parlare, figuriamoci nel dare spazi agli artisti per creare. Per una pluralità di motivi: una generale diffidenza verso il pubblico, che nella mentalità delle istituzioni italiane è sempre un potenziale vandalo più che un curioso flâneur; personale che fa questo lavoro in modo stanco, senza cura nell’accoglienza, e con la fretta di fuggire alla fine dell’orario di lavoro; un’idea di cultura che sta sempre più spostandosi verso l’asse “evento-consumo”, il cui certificato di qualità sta nei numeri che muove più che nelle possibilità che apre.

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Una geografia allo sfascio. Cosa resta del teatro contemporaneo

Zion, l’ultima città umana attaccata dalle macchine (Matrix Revolution)

Benedetta la città che fonda un teatro, recita il sottotitolo di questa rivista riprendendo una frase del drammaturgo inglese Edward Bond. E quella che lo chiude? La domanda se l’è posta Azzurra d’Agostino, poetessa che da anni compie volentieri incursioni nel mondo del teatro e vi lavora come operatrice, all’indomani della chiusura del Teatro San Martino di Bologna, uno dei pochi spazi del capoluogo emiliano dedicati alla scena contemporanea con entusiasmo e raziocinio, seguendo il filo di un progetto preciso. Persino in una delle ragioni storicamente più attente alle sorti della scena, dunque, si arranca sotto il segno di una crisi che una volta di più si delinea come culturale, prima ancora che economica. I luoghi non sono neutri, soprattutto quando si parla di arte. Essi vivono quando li abita una comunità, e prosperano quando questa comunità produce qualcosa di sensato. Non qualcosa di tangibile, mercificabile come un oggetto; e neppure semplicemente quando aggrega un gran numero di persone pronto subito dopo a disperdersi, secondo la logica dei grandi eventi tanto cara alle nostre amministrazioni. Quel “senso” a cui si fa riferimento è il modo di vivere e far vivere quei luoghi, l’atto di “abitarli” e trasformare attraverso questa pura azione la faccia della città. Perché un luogo vivo dà sostanza ad una città, ne delinea l’identità. Il Teatro San Martino è stato diretto da un artista del calibro di Roberto Latini e dalla sua compagnia Fortebraccio Teatro, che lo ha abitato con la potenza del suo gesto artistico e della sua visione del teatro. Per i bolognesi che seguono la scena contemporanea, l’assenza di questo progetto cambierà radicalmente il volto della loro città. Continua a leggere Una geografia allo sfascio. Cosa resta del teatro contemporaneo

Visioni Extra-vaganti alla Festa del Cinema di Roma

Giovedì 18 ottobre, assieme ai tappeti rossi dell’Auditorium, si dispiegherà per la capitale anche un’altra concezione dell’arte contemporanea, che indaga il cinema senza dimenticare tutte le altre forme d’arte, che contesta il meccanismo del copyright, il cui unico effetto sicuro è quello di tarpare sul nascere la creatività autoprodotta e dal basso, che, anziché stare chiusa nei grandi templi della cultura, irrompe nel panorama urbano, contaminandolo e lasciandosi contaminare. È «Extra Large», progetto all’interno della sezione «Extra» della Festa del Cinema, interamente ideato e gestito dagli spazi sociali romani.
«Si tratta di una sperimentazione che non vuole tracciare alcun tipo di linea. È un tentativo che, pur con tutte le contraddizioni che può portarsi dietro lavorare con un soggetto come la Festa del Cinema, abbiamo voluto portare avanti, perché siamo convinti che su questo terreno passerà un nuovo riassetto politico e culturale della città». A parlare è Serena di Esc atelier, uno dei “luoghi sociali” che hanno preso parte al progetto, assieme a Angelo Mai, Corto Circuito, Kollatino Underground, Le Sirene, Margine Operativo, Rialtoccupato, Santasangre, Stalker, Spartaco, Spazio Sociale 32, StalkAngency e Urban Pressure. Sette centri sociali e sei gruppi di produzione indipendenti che hanno organizzato cinque eventi a ingresso gratuito in tutta la città: dalla San Lorenzo degli spazi sociali e delle palestre popolari alla Trastevere dell’ex Gil, dal Verano alla Fiera di Roma, dalle zone periferiche come il quartiere Collatino fino ai capolinea delle metropolitane. Continua a leggere Visioni Extra-vaganti alla Festa del Cinema di Roma

Dove nasce Ipercorpo. Kollatino Underground e Santasangre nel nodo romano

Circa due anni fa, nel 2005, comincia a spargersi per Roma la voce dell’apertura di un nuovo spazio teatrale al quartiere Collatino, all’interno di un’occupazione abitativa che va avanti da qualche tempo. C’è subito curiosità per l’iniziativa, anche perché quell’anno segna l’apice di una ibridazione feconda tra movimenti e operatori culturali indipendenti, che ha prodotto una moltiplicazione dei luoghi per l’arte. Sempre interstiziali, abusivi, difesi coi denti.
Si tratta dell’esito visibile di un percorso assai più lungo. E anche il lavoro dei Santasangre viene da lontano. Per due anni la compagnia romana – una delle realtà dalla cifra più riconoscibile e matura nel panorama capitolino – lavora alla bonifica dello spazio, alternando questa attività di recupero al lavoro della compagnia. Quando finalmente lo spazio viene inaugurato, in occasione della Notte Bianca, è subito chiaro a tutti che si tratta di un posto non solo aperto alla sperimentazione e alle pratiche artistiche fuori dalle ottiche istituzionali e di mercato. Lo spazio scenico a “grado zero” del Kollatino, a cui si accede lungo un percorso di “cunicoli” che sembrano usciti da un film di fantascienza (e in effetti nel recupero dello spazio il cinema ci ha messo uno zampino), regala emozioni da subito, prima ancora di sedersi a vedere gli spettacoli, perché è un posto con un’anima. Trasuda dell’immaginario artistico (che è anche un orizzonte etico) di chi lo ha restituito alla città. Continua a leggere Dove nasce Ipercorpo. Kollatino Underground e Santasangre nel nodo romano

La scena del corpo

ipercorpo-festival«L’idea di fare una rassegna nasce dall’esigenza di trasformare il Kollatino Underground, spazio occupato nella periferia romana, in uno spazio pubblico per gli artisti contemporanei, che faticano a trovare un luogo di espressione». A parlare è Luca Brinchi della compagnia Santasangre, tra le più interessanti dell’ultima generazione di ricerca teatrale.
Ma Ipercorpo – questo il titolo – è diventata qualcosa di più. Un appuntamento mensile multidisciplinare, una panoramica inedita sui linguaggi contemporanei. Dopo lo spettacolo della compagnia sarda Off.ouro che ha aperto la rassegna, dal 15 al 17 marzo i ravennati Nanou presentano «Namoro», mentre ad aprile sarà la volta di Cosmesi con «Avvisaglie di un cedimento strutturale» [dal 19 al 21 aprile]. A lato degli spettacoli presentazioni di libri, incontri, liveset. Continua a leggere La scena del corpo