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Il «Porcile» di Pier Paolo Pasolini. Intervista a Valerio Binasco

porcile - binasco

In un racconto intitolato «Calvino contro Pasolini», Christian Raimo immagina un destino alternativo dei due grandi scrittori del secondo Novecento italiano, in cui il primo è un autore “scomparso” che dopo il successo del primo libro si è rifugiato a Cuba scomparendo dai riflettori, mentre il secondo è diventato il boss un po’ mafioso della letteratura italiana. Proprio lui, PPP, autore contro per definizione. Si tratta ovviamente di un’operazione ironica e un po’ irriverente, che serve a prendere le distanze non tanto dal vero Pasolini, quanto dal momento a lui eretto dalla cultura italiana.

Seguendo una vena drammatica anziché comica, Valerio Binasco – che affronta il teatro di Pasolini a partire da «Porcile» – sembra muoversi lungo una necessità analoga di fare i conti con lui, con la sua opera, senza restare invischiato in tutto ciò che di Pasolini è stato già detto e scritto. E un fare i conti anche con l’immagine che Pasolini stesso amava dare di sé. Continua a leggere Il «Porcile» di Pier Paolo Pasolini. Intervista a Valerio Binasco

«Le città invisibili» del Teatro delle Apparizioni

tda-cittaUn viaggio lungo, appassionante, conduce lo spettatore attraverso le città di Eufemia ed Armilla. Un viaggio ai confini di territori inesplorati, che rievocano echi letterari, ma allo stesso tempo aprono mondi inediti tutti da esplorare. Un viaggio in cui i confini si flettono e lasciano passare forme e visioni che prendono forza direttamente dall’inconscio. Un viaggio, dunque, come diceva Pessoa, in cui il viaggio è il viaggiatore stesso.
Questo è l’itinerario dei sensi che ci propone il Teatro delle Apparizioni nelle sue “Città invisibili”, ispirate all’opera di Italo Calvino (in questa versione in scena al Rialto di Roma le città sono soltanto due, Armilla ed Eufemia, ma lo spettacolo ne prevede sei). Come ci riesce? Riducendo al silenzio il più dittatoriale dei cinque sensi che posside l’odierno homo videns, la vista appunto. E facendo perdere così lo spettatore nell’intricato percorso che gli altri quattro sensi gli propongono. Sta a lui trovare la via, che non può che essere radicalmente personale. Continua a leggere «Le città invisibili» del Teatro delle Apparizioni