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Conversazione con Ascanio Celestini al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Ascanio Celestini - Graziano Graziani

Conversazione con Ascanio Celestini attorno al suo teatro e alla sua scrittura, presso il Teatro Biblioteca del Quarticciolo di Roma. Occasione dell’incontro è la tappa dello spettacolo «Discorsi alla nazione» al Teatro Quarticciolo, diretto da Veronica Cruciani. Si è parlato di linguaggi teatrali e politici, delle derive di intransigenza che partono dall’esperienza quotidiana di ognuno di noi (anche di chi non si ritiene intransigente, razzista, omofobo, etc…), e di “fantasmi messi in agibilità Enpals”… Continua a leggere Conversazione con Ascanio Celestini al Teatro Biblioteca Quarticciolo

La goccia di Celestini: «Io cammino in fila indiana»

In un piccolo paese, guidato dal partito dei mafiosi che si allea col partito dei corrotti – con una minuscola opposizione che trova più chic starsene al bar della mafia a bere martini – ogni aspetto della vita pubblica sembra così sovvertito che una normale vita democratica appare una cosa impossibile e distante. Eppure non c’è tragedia in questo affresco grottesco, perché quando tutto è sovvertito anche la normalità si asserve alla logica imperante, e allora quello che noi chiamiamo “democrazia” appare come un retaggio lontano, come qualcosa di esotico. È questo il paradosso che Ascanio Celestini disegna, racconto dopo racconto, nel suo ultimo libro «Io cammino in fila indiana», da poco uscito per Einaudi. Con queste prose in versi fulminee e ironiche, Celestini ci restituisce in forma di fiaba contemporanea tutta l’assurda normalità dell’Italia di oggi, il pantano morale in cui è immersa e dal quale sembra incapace di uscire. Perché, a fare da cornice alla sfacciata e volgare parabola dei suoi governati, c’è la piccineria degli abitanti del piccolo paese che non riescono a guardare oltre il proprio naso e le proprie immediate necessità – un atteggiamento che Celestini tratteggia superbamente nella parabola (è il caso di chiamarla così) del rubinetto che goccia: l’uomo che lo guarda pensa, qualcuno lo chiuderà al posto mio; poi immagina le gocce sommarsi a miliardi di gocce e sfondare il pavimento; ma poi si dice “è impossibile” e si gira dall’altra parte.
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